Paranormal Activity. Una riflessione sulla finzione cinematografica

di Nikola Roumeliotis

Tutto ebbe inizio nel 2007 con Paranormal Activity. Anzi, se dobbiamo essere sinceri il tutto iniziò con Blair Witch Project ma non vogliamo affrontare il tema del falso documentario dai suoi albori. In fondo la serie di Paranormal Activity è un filone autosufficiente e si distacca nettamente da pellicole come il già citato film di Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez oppure da Cloverfield di Matt Reeves.
Se invece dobbiamo cercare riferimenti per questa saga li troviamo nel rapporto tra i tre Paranormal e una pellicola del 1963 come Gli Invasati di Robert Wise e ovviamente l’archetipico Poltergeist di Tobe Hooper, prodotto da Steven Spielberg. E sicuramente non è un caso che il papà di E.T. fosse interessato a produrre un remake del primo episodio della serie firmato da Oren Pelin, ma mai realizzato.

Un’altra caratteristica originale dei film di Paranormal Activity è il curioso uso del tempo, ora prequel, ore sequel, ed ora quasi remake, che obbliga lo spettatore ad una visione non sempre facile, impedendogli di seguire i capitoli in modo autonomo, cosa più unica che rara nel genere horror degli ultimi decenni, contraddistinto da pellicole di immediata fruizione.
Per il resto siamo davanti ad un horror allo stato puro. In fin dei conti, la paura è l’emozione più pura che esista e questa affermazione da sola basterebbe e spiegherebbe l’apparente esenzialità  della messa in scena.
Il pubblico dei film horror è fatto soprattutto di giovani, che da adolescenti “cercano esperienze forti, mentre gli adulti sono già abbastanza preoccupati e spaventati dalla vita reale”. Paranormal Activity riesce a soddisfare proprio queste caratteristiche. Infine, uno dei temi cardine del cinema horror: quello del rispecchiamento della realtà attraverso la macchina da presa qui diventa elemento centrale per microstorie familiari grazie alla continua presenza di telecamere che evidenziano una “riflessione” sulla finzione cinematografica attraverso un finto cinema del reale.

Non c’è dubbio che la serie di Paranormal Activity sia prevalentemente una macchina per fare soldi ma senza offendere l’intelligenza dello spettatore appassionato di questo genere. E la mancanza di scene truculente e di volgarità nelle sceneggiature ne è la più semplice conferma.

CultFrame 10/2011

 

IMMAGINE
Frame del film Paranormal Activity di Oren Peli

LINK
CULTFRAME. Paranormal Activity. Un film di Oren Peli
CULTFRAME. Paranormal Activity 2. Un film di Tod Williams

 

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