Terraferma. Un film di Emanuele Crialese

emanuele_crialese-terrafermaTerraferma è un film su una partenza ma anche su un ritorno, quello di Emanuele Crialese nella “sua” Lampedusa, quasi dieci anni dopo le riprese di Respiro. La roccia assolata dall’anima selvaggia, che qui si fa luogo quasi mitico di agognati approdi, è, semplicemente, l’Isola: un porto di speranza in cui arrivare, fuggendo dall’inferno e da dove partire per cercare un futuro nuovo. Tutt’intorno acqua, profonda e azzurra, ma anche baratro nero dove si può precipitare.

Crialese lavora sugli opposti e sembra riconciliare i contrasti con un sapiente gioco speculare dei contrari: Giulietta e Sara, Ernesto e Nino, Filippo e Maura. C’è chi vuole lasciare e chi non vorrebbe mai muoversi e in questi desideri agli antipodi alberga un ardente desiderio di vita. In una dimensione che sembra, nel contempo, immaginaria e reale, si muovono personaggi di autentica forza umana che Crialese tratteggia con ampie pennellate di verità. Il dolore e il bisogno, ma anche la tenacia e l’amore, si esprimono attraverso i suoni del dialetto e le sfumature degli accenti, mentre la lingua dello “straniero” si pronuncia negli sguardi più eloquenti delle parole.
In perfetta sintonia con lo spazio che li circonda, gli ottimi attori  (e non) – da Filippo Pucillo (che esordì a nove anni in Respiro) alla intensa Donatella Finocchiaro, fino alla giovane Timnit T. che, qualche anno fa, dopo un terribile viaggio dall’Africa Centrale trovò la salvezza sulle coste siciliane –  si appropriano dell’animo isolano, così attaccato alla roccia di verghiana memoria ma anche irrequieto nel solcare quel mare, alla scoperta di un altro mondo. Nell’Isola, però, qualcos’altro è possibile e, pescando, si può tirar su qualcosa di più pesante di un mucchio di pesci. La coscienza, per esempio, e se la legge impone le sue regole, quelle del mare non si possono, né si devono, infrangere. Crialese si muove, così, in un terreno insidioso e, mettendo in campo argomenti di scottante attualità, riesce sapientemente ad evitare le trappole del mero buonismo e del manifesto solidale.

La dimensione quasi atemporale del film colloca la storia in un “realismo fiabesco” che si fa racconto universale di possibile riconciliazione degli opposti e di emotiva comunanza d’intenti. All’asciutta intensità narrativa di Respiro, Crialese in questo film si concede un palpito emotivo più manifesto che, in alcune scene, sfiora il pericolo della facile commozione. Sfiora, appunto, perché il regista è in grado di equilibrare la suggestione degli eventi con quella, più intima, dei personaggi. Non si ritrova l’afflato del primo film girato a Lampedusa, né l’avvolgente potenza di Nuovomondo, tuttavia Terraferma risulta un’opera convincente e matura; uno sguardo ampio, lucido e partecipe su una realtà che ci appartiene, da qualsiasi “isola” essa provenga.

© CultFrame 09/2011


TRAMA

Ernesto ha 70 anni e fa il pescatore, suo nipote Filippo ne ha 20 e ha perso in mare il padre. Giulietta, vedova e madre, vorrebbe lasciare l’Isola in cerca di un futuro e, intanto, in estate, affitta la casa ai turisti, gli stessi con i quali Nino, figlio di Ernesto, lavora due mesi l’anno grazie al chiosco sulla spiaggia e alle gite in barca. Tra chi vuole partire e chi sogna di arrivare ci sono anche i clandestini, uomini alla deriva in cerca di salvezza. Un giorno Ernesto ne porta in salvo quattro e, tra loro, c’è Sara giovane mamma etiope che il pescatore mette al riparo, sfidando la legge. Maura, invece, spigliata ventenne di città, è arrivata sull’Isola per una vacanza che non riuscirà mai a dimenticare.


CREDITI

Titolo: Terraferma / Regia: Emanuele Crialese / Sceneggiatura: Emanuele Crialese, Vittorio Moroni / Fotografia: Fabio Cianchetti / Montaggio: Simona Paggi / Scenografia: Paolo Bonfini / Musica: Franco Piersanti / Interpreti: Filippo Pucillo, Donatella Finocchiaro, Mimmo Cuticchio, Giuseppe Fiorello, Timnit T. / Produzione: Cattleya / Distribuzione: 01 / Paese: Italia, 2011 / Durata: 88 minuti

LINK
CULTFRAME. Nuovomondo. Un film di Emanuele Crialese
Filmografia di Emanuele Crialese
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
01 Distribution

4 commenti

  1. Ho visto il film solo ieri sera, in un cinema parrocchiale, straordinario. E’ verissimo quanto scritto in questa recensione, che mai si scade nella facile commozione, eppure che forza emotiva, che intensità. Sono rimasta scossa e incantata. Per l’ennesima volta, non riesco a vedere un film di Crialese senza provare nel profondo piacere e turbamento. E’ anche per questo che ho tanto faticato per decidermi a vedere Terraferma, ne avevo quasi paura, così come ne avevo avuta prima di vedere Nuovo Mondo e ne avrò ancora alla sua prossima pellicola.

  2. Eleonora Saracino, non si ritrova l’afflato di Respiro perché terraferma è girato a Linosa.

    Calcarea, bianca, mediorientale la prima; nera, rossa e gialla di vulcano la seconda.

    Una svista non da poco per chi scrive su qualcosa.

    In linea con Crialese con tutte quelle saturazioni e i carabinieri nerovestiti d’estate.

  3. Gentile Piero, con “afflato” si fa riferimento non già ad un luogo fisico ma alla suggestione generata da uno stile registico.
    Quando si scrive una recensione si attinge, certamente, al film in sé ma la si colloca anche nel più ampio contesto della poetica di un autore e delle sue scelte, analizzandone le evoluzioni (o involuzioni) nelle differenti opere. Esistono “geografie di emozioni” che non hanno contorni su una cartina ma esplorano i territori, probabilmente ben più vasti, dell’arte.

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