Tracey Emin. Love is What You Want. Una retrospettiva a Londra

di Claudia Colia

tracey_emin-running_nakedTracey Emin è un’artista di larga fama, per le sue eccentricità, per il modo in cui si espone attraverso le sue opere, per il suo approccio alla vita e all’arte, secondo cui tutto può essere mostrato. E, finalmente, Londra le dedica una retrospettiva.
Tutti pensano di conoscere quest’artista, emersa dal collettivo Young British Artists, nel 1988. Paradossalmente, una delle opere con cui si era imposta al largo pubblico e aveva fatto parlare di sé, la tenda su cui si stagliavano i nomi di amanti e feti abortiti, («Everybody I ever slept with») è andata bruciata alcuni anni fa. Ma le opere di Tracey, vanno oltre l’ostentazione di una tenda blu e di un letto sfatto, pieno di oggetti e materie organiche, E anche chi crede di conoscerla bene, avventurandosi nelle otto sale della Hayward Gallery, sarà capace di scoprire qualcosa di nuovo, di sentirsi ancora provocato da trionfalismi e pathos.

L’arte di Emin è solipsistica, l’esperienza della vita, nei suoi più basilari aspetti (mangiare, dormire, soffrire, fare l’amore, ridere, avere paura, morire) viene rappresentata in maniera indiscriminata, divenedo, di volta in volta, stendardo, scena di martirio o reliquia. Impressionante la serie di coperte, che l’artista ha ricamato dal 1993. La prima, «Hotel International» è una risposta provocatoria alla richiesta di un curriculum vitae e richiama il nome dell’albergo che si stagliava di fronte alla sua casa di infanzia. Le coperte di Tracey Emin sono un patchwork di dolore e ironia, Gli slogan gridati dalle lettere di soffice stoffa sono delicati e violenti allo stesso tempo, chiedono (e ottengono) attenzione.

tracey_emin_hotel_internationalAltre opere, come i disegni e le incisioni, segni rapidi e semplificati, che trasudano sesso e dolore, sono una provocazione, sfidano lo spettatore a decidere se guardare più attentamente o distogliere lo sguardo. Le emozioni e le esperienze raccontate da Emin sono umane, primitive in senso puro. Tutti le hanno provate, almeno in parte, ad un certo punto della loro esistenza. Ma forse non ne hanno mai parlato, le hanno filtrate attraverso perbenismi e riservatezze. Invece l’arte di Emin, così cruda e sensibile, ci rivela senza mezzi termini ferite emotive e bisogni sessuali. Ricama nomi e ricordi su stoffe che rivestono pareti, sedie, oggetti, intreccia sangue e lacrime a materiali diversi, racconta stralci di autobiografia (l’esperienza dell’aborto, gli abusi subiti in gioventù…) o ironizza sui massimi sistemi (il denaro, il potere, il corpo delle donne…) attraverso video e fotografie, in cui l’artista è artefice, attrice e soggetto della rappresentazione. Una mostra teatrale, ma anche un gigantesco e straordinario diario, nichilistico e infantile, aggressivo e gioioso.  Un diario che è stato spesso congedato come arte-terapia: buono ad esorcizzare paure, mettere a nudo debolezze e autocommiserazioni, demolire le barricate del cuore. Un diario fatto, invece, con la testa e con la pancia, in cui storie e traumi assolutamente familiari, attraverso scrittura e immagini, ci rivelano sfaccettature e particolari spesso ignorati.

© CultFrame 07/2011


IMMAGINI

1 © Tracey Emin. Running Naked, 2000
2 © Tracey Emin. Hotel International, 1993. Appliquéd blanket. 257.2 x 240 cm. Private Collection, courtesy of the artist and Lehmann Maupin Gallery, New York

INFORMAZIONI
Tracey Emin: Love is What You Want
Dal 18 maggio al 25 agosto 2011
Hayward Gallery / Southbank Centre, Belvedere Road, Londra / Telefono: +44(0)20.79604200
Tutti i giorni 10.00 – 18.00
Biglietto: £12

LINK
Il sito di Tracey Emin
Hayward Gallery, Londra

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