Venere nera. Un film di Abdellatif Kechiche

abdellatif_kechiche-venera_neraNel 1976 Joseph Losey girava il suo capolavoro Mr. Klein. Il film si apriva con una sequenza sconvolgente. Un delirante medico nazista, assistito da una gelida suora, sottoponeva una donna (completamente nuda) a misurazioni corporee per determinare se appartenesse alla “razza semitica” oppure no. Si tratta di un passaggio cinematografico in cui il grande regista americano riuscì con assoluta precisione a evidenziare la lucida e abominevole follia del razzismo antisemita nazionalsocialista nonché  l’orrore della discriminazione e della violenza praticata da un essere umano su un altro essere umano.
2010. Il regista tunisino Abdellatif Kechiche porta a termine un corposo lavoro filmico intitolato Venere nera. A un certo punto dell’opera si vede un’equipe di naturalisti francesi (siamo nella prima metà del XIX secolo) effettuare misurazioni sul cranio e sul corpo di una donna africana. Questi pseudo scienziati studiano la ragazza infilando uno dietro l’altro tutti gli stereotipi più vergognosi e indegni del razzismo su base fisica.
Mr. Klein e Venere nera, due lungometraggi accomunati non solo dalle sequenze che abbiamo appena descritto, ma anche dallo spirito creativo che ha guidato i due autori, ovvero stigmatizzare con nettezza assoluta l’assurdità del razzismo e raccontare una vicenda che facesse emergere la squallida capacità da parte del genere umano di provocare dolore, nonché di manifestarsi attraverso l’orrore dell’umiliazione, della sopraffazione, dello sfruttamento.
Kechiche fa tutto ciò raccontando la storia di Saartjie Baartman, una ragazza sudafricana, schiava nel suo paese, costretta a esibirsi come fenomeno da baraccone in Inghilterra e a fare la prostituta in Francia.

Il percorso della giovane e disgraziata donna è scandito da vicende terribili, angosciose, devastanti. La sua fisicità è violata continuamente, ma anche la sua mente appare sconvolta, distrutta dagli abusi subiti. E anche quando Saartjie incontra sulla sua strada dei luminari (si fa per dire) della scienza, la questione non cambia. Rimane solo un fenomeno da analizzare, un corpo da sezionare e da esporre.
Il ritratto che Kechiche compone di questa donna è realmente toccante, dolente. Il regista non spinge l’acceleratore sulle facili emozioni e sul patetismo. Tutt’altro. Adotta come suo solito uno stile costruito su un rigore formale che rappresenta la vera e propria firma del cineasta. Inquadrature sempre molto strette, macchina da presa mobile, nervosa, scattante. Primissimi piani sul volto della protagonista, a cercare la sua sofferenza, la sua pena esistenziale.
Attraverso questo meccanismo compositivo Kechiche realizza un mosaico attento e fedele alla tragedia del personaggio, individuo che diviene simbolo angoscioso dell’afflizione e dello strazio di tutti gli africani che nei secoli passati furono privati della loro identità e ridotti in schiavitù.
Già, di questa tragedia, cioè dell’orrore dell’oppressione delle popolazioni africane da parte dei bianchi non se ne parla quasi più. Eppure, è stata una delle immani catastrofi
della storia dell’umanità.
Ci voleva un regista serio e rigoroso come Abdellatif Kechiche per far riemergere dal quasi oblio questo spaventoso fenomeno della storia. Per farci riflettere sui razzismi dei nostri giorni, sui mali della nostra epoca.

© CultFrame 09/2010 – 06/2011


TRAMA

Saartjie Baartman è una donna sudafricana che viene portata dal suo “datore di lavoro” a Londra per esibirsi come fenomeno d baraccone. Rinchiusa in una gabbia e poi portata in giro con un collare, la ragazza deve fare, davanti a un pubblico pagante, la parte della “selvaggia addomesticata”. La vita già atroce di Saartjie peggiorerà ancor di più quando sarà venduta a un francese privo di scrupoli che la porterà prima a fare degli settacolo osceni nei bordelli e poi la costringerà a prostituirsi. Nel frattempo anche degli pseudo scienziati/naturalisti vogliono studiare il corpo di Saartjie per dimostrare le loro orride e vergognose teorie razziste.


CREDITI

Titolo: Venere nera / Titolo originale: Venus noire / Regia: Abdellatif Kechiche / Sceneggiatura: Abdellatif Kechiche / Fotografia: Lubomir Bakchev, Sofian El Fani / Montaggio: Camille Toubkis, Ghalya Lacroix, Laurent Rouan, Albertine Lastera / Scenografia: Florian Sanson, Mathieu Menut / Musiche: Slaheddine Kechiche / Interpreti: Yahima Torres, Sndre Jacobs, Olivier Gourmet, Alina Loewensohn / Produzione: Marin Karmitz, Nathanael Karmitz, Charles Gillibert / Distribuzione: Lucky Red / Anno: 2010 / Origine: Francia / Durata: 160 minuti

LINK
CULTFRAME. Cous Cous. Un film di Abdellatif Kechiche
Filmografia di Abdellatif Kechiche
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Lucky Red

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