One Man’s Floor is Another Man’s Feeling. Sigalit Landau. Padiglione Israele. 54. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia

di Maurizio G. De Bonis

sigalit_landau-4Esiste un modo limpido e lucido per coniugare istanze civili (finanche politiche) ed espressione artistica? È possibile occuparsi di grandi temi sociali e storici senza scadere nell’ovvio, nel descrittivo, e senza attingere al pozzo prosciugato dell’ideologia e della visione di parte? Può essere concepito un discorso filosofico/creativo sulle problematiche che legano, e allo stesso tempo mettono uno contro l’altro, i popoli della Terra?
Certamente, anche se alcune discipline di oggi (o meglio alcuni rappresentanti di queste discipline) vorrebbero farci intendere che non esista altra opportunità se non quella prevista da dispositivi didascalici e informativi che determinano, oltretutto, nel fruitore l’equivoco secondo cui vedere equivale a sapere.

Il Padiglione di Israele della 54° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia(a cura di Jean de Loisy e Ilan Wizgan) viene in tal senso in nostro soccorso. La complessa installazione denominata One Man’s Floor Is Another Man’s Feeling, firmata da Sigalit Landau, è infatti un alto e ispirato esempio di articolazione di un pensiero socio-politico all’interno di un tessuto evocativo che non prevede l’uso sterile dell’elemento didascalico e divulgativo. Sigalit Landau riempie di fattori poetici la sua idea di installazione ambientale e allude attraverso un percorso fatto di diverse componenti alla condizione di popoli vicini che hanno simili esigenze e che sono chiamati a risolvere questioni che li riguardano entrambi. L’opera dell’artista israeliana è un site-specific che occupa l’intera area del Padiglione israeliano e che costringe il visitatore a scrollarsi di dosso idee preconcette per abbandonarsi a un itinerario di inevitabile e lirica speranza.

sigalit_landau-3Il livello di ingresso è occupato da una struttura di grandi tubi bianchi che si intrecciano e che sfondano letteralmente una parete. In un angolo è proiettato un video i cui protagonisti sono tre ragazzi che conducono un gioco, costituito da una continua sfida (su un terreno sabbioso), finalizzato alla “conquista di territorio”. Su una parete altri tubi più sottili (che alludono a un sistema cittadino di diffusione dell’acqua) creano un nuovo labirinto di metallo.
Si sale al piano superiore ed ecco che il fruitore si trova al centro di una doppia proiezione. Da un lato degli scarponi (la cui superficie è cosparsa di sale) sono poggiati sulle lastre ghiacciate di acque del nord Europa, dall’altra un’inquadratura a piombo ci fa vedere tre soggetti femminili che con le dita delle mani delineano sul bagnasciuga delle deboli tracce che poi vengono cancellate dall’azione del mare sulla costa. Infine, delle reti da pesca cristallizzate nel sale; poi un tavolo rotondo sul quale sono posizionati dei pc che propongono un video nel quale si vede una ragazza inginocchiata  sotto un tavolo (appunto) intorno al quale sono seduti degli individui che svolgono un negoziato. La giovane scioglie i lacci delle scarpe e li riannoda unendo idealmente tutti gli interlocutori.

sigalit_landau-2Colpisce nell’opera di Sigalit Landau, la razionale e potente forza nell’uso dello spazio. Tale forza si configura anche nella capacità da parte dell’artista di mantenere degli ampi settori vuoti per consentire al visitatore di svolgere la propria riflessione su ciò che vede. L’autrice si esprime su temi significativi (la convivenza tra i popoli, l’uso delle risorse per la sopravvivenza) con assoluta delicatezza e senza la ricerca, fine a se stessa, del colpo ad effetto. Il suo metodo evocativo è utile per mettere a fuoco la reale sostanza dei problemi, senza scadere nella vacua disputa politica. La sua poesia ci parla della realtà dei conflitti senza mai impartire lezioni stucchevoli sui metodi per risolvere tali problematiche. Sigalit Landau, dunque, mira al nocciolo filosofico di argomenti che proprio gli organi di informazione e i mass-media trattano con estrema superficialità generando nel pubblico di massa l’idea di aver capito tutto su scontri e contrapposizioni politico/sociali.
I negoziatori che sono seduti intorno al tavolo parlano dell’ipotesi della costruzione di un ponte di sale che possa unire la sponda israeliana e quella giordana del Mor Morto. Una  metafora visionaria e piena di sensibilità che fa emergere la possibilità concreta del dialogo e della pace.

© CultFrame 06/2011


IMMAGINI

1 Sigalit Landau. One Man’s Floor is Another Man’s Feeling. Video proiezione primo piano (inquadratura parziale). Fotografia: Orith Youdovich
2 Sigalit Landau. One Man’s Floor is Another Man’s Feeling. Installazione primo piano. Fotografia: Orith Youdovich
3 Sigalit Landau. One Man’s Floor is Another Man’s Feeling. Video proiezione primo piano (inquadratura parziale). Fotografia: Orith Youdovich

INFORMAZIONI
Sigalit Landau. One Man’s Floor Is Another Man’s Feeling. Padiglione Israele / A cura di  Jean de Loisy e Ilan Wizgan
54. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia
Dal 4 giugno al 27 novembre 2011
Giardini / Info: 041.5218828 / promozione@labiennale.org
Orario: tutti i giorni 10.00 – 18.00 / chiuso lunedì (escluso lunedì 6 giugno e lunedì 21 novembre 2011)
Biglietto: intero 20 euro / ridotto 16 euro

LINK
Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia

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