Chance. Christian Boltanski. Padiglione Francia. 54. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia

di Maurizio G. De Bonis

christian_boltanski-6E’ stato decisamente strano vedere, durante la vernice della 54° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, lunghissime file di visitatori davanti a determinati padiglioni e constatare che vicino all’edificio che ospitava la proposta francese non esisteva mai (o quasi) alcun assembramento. Non sarà che, a volte, durante la Biennale le code vengono create con un po’ di furbizia per generare l’effetto a catena che spinge i fruitori a precipitarsi lì dove c’è confusione, confondendo la quantità di pubblico disposto a vedere qualcosa con la reale qualità dell’offerta?
Questo preambolo ci serviva per introdurre proprio la nostra riflessione sul Padiglione della Francia e sull’esposizione denominata Chance, firmata da Christian Boltanski e curata da Jean-Hubert Martin.

Ebbene, non possiamo fare altro che affermare, in prima istanza, una questione: il padiglione francese è, a nostro parere, uno dei più significativi e toccanti. Per molti motivi. Per la pulizia espressiva che lo contraddistingue, per la nitidezza del pensiero che lo sostiene, per le implicazioni umane che chiama in causa, per la natura filosofica dell’opera, per l’assenza totale di certi elementi modaioli tipici dell’arte contemporanea di successo. Christian Boltanski non si smentisce neanche questa volta e propone un’ulteriore evoluzione del suo percorso, sempre coerente e lucido nella sua profondità concettuale e contenutistica.

Un complesso sistema di tubi innocenti, una sorta di labirinto tridimensionale che occupa tutto lo spazio dell’ambiente centrale del Padiglione francese, incombe sul visitatore. Questa griglia che riempie lo spazio in questione, in verità è una complessa e contorta rotativa che fa viaggiare a folle velocità un lunghissimo rullo formato da immagini molto simili tra loro: primi piani di bambini neonati. Il rullo si ferma all’improvviso e blocca un volto, un’espressione, il viso di un soggetto che si apre alla vita. Nelle sale laterali un display gigante emette vorticosamente numeri, mentre in un altro spazio una videoproezione fa emergere volti tagliati in tre sezioni orizzontali che si susseguono a velocità impressionante. Una postazione è collocata davanti a questa inquadratura sempre cangiante. Il visitatore può avvicinarsi a una colonnina nera e premere il pulsante che è posto sopra. Si compone, così, davanti ai suoi occhi uno sguardo impossibile, costruito su tre elementi: la fronte, gli occhi, la bocca.  Il risultato è caotico, un puzzle irrazionale che non porta a una figura riconoscibile. E se invece si formasse un volto reale? E se si riuscisse a bloccare l’indentità vera di un individuo? Se i tratti di una faccia si palesassero in maniera armoniosa?

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Christian Boltanski continua il suo personale discorso sull’essenza della vita e sui problemi di rappresentazione che tale intento gli pone. Il suo territorio è considerato quello della memoria, del vuoto generato della perdita umana, dell’aggiacciante oblio che caratterizza la scomparsa di individui anonimi cancellati dall’ottusa e delirante follia della storia. Non a caso, la sua poetica è fortemente legata alla questione della Shoah e al lavoro sull’emersione della memoria nel presente, il tutto connesso  alla fine terribile di milioni di persone durante la seconda guerra mondiale. Ma il suo impegno espressivo va oltre e cerca di rintracciare il senso delle esistenze anonime e dimenticate da tutti. Proprio per tale motivo, la questione della morte e della fine di ogni cosa, dell’annientamento del soggetto e della ributtante pratica della sopraffazione dell’uomo sull’uomo sono sempre stati fattori centrali nella sua pratica artistica.

Con Chance, Christian Boltanski sembra allargare il suo orizzonte cercando di analizzare a suo modo il caso, cioè quell’elemento centrale che caratterizza il destino di ognuno di noi. La nascita, l’ambiente in cui cresciamo, la nostra storia individuale, le nostre fattezze e il “corpo” della nostra vita, il senso stesso della nostra apparizione sulla Terra. Ma forse, a ben riflettere, anche con Chance Bontanski finisce per parlare sempre delle sue ossessioni: la morte, il vuoto, la mancanza. Sembra infatti dirci come tali componenti siano, in effetti, le uniche certezze della nostra fragile esistenza che si configura come l’apparizione della fatalità nel mare del nulla insensato all’interno del quale tutti noi siamo contenuti. Un nulla insensato che provoca dolore, angoscia, tragedie piccole e collettive, microscopiche e macroscopiche. Tragedie personali e tragedie della Storia.

© CultFrame 06/2011


IMMAGINI

1 Christian Boltanski. Chance. Padiglione francese. Biennale d’Arte di Venezia 2011. Parte dell’installazione. Fotografia: Orith Youdovich
2, 3, 4, 5, 6 chrstian Boltanski. Chance. Padiglione francese. Biennale d’Arte di Venezia 2011. Combinazioni fronte/occhi-naso/bocca create nella postazione della seconda sala. Fotografie: Orith Youdovich

INFORMAZIONI
Christian Boltanski. Chance. Padiglione Francia / a cura di Jean-Hubert Martin
54. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia
Dal 4 giugno al 27 novembre 2011
Giardini / Info: 041.5218828 / promozione@labiennale.org
Orario: tutti i giorni 10.00 – 18.00 / chiuso lunedì (escluso lunedì 6 giugno e lunedì 21 novembre 2011)
Biglietto: intero 20 euro / ridotto 16 euro
Catalogo: Flammarion

LINK
CULTFRAME. Exit. Mostra di Christian Boltanski
Christian Boltanski – Chance. Il sito
Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia

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2 commenti su “Chance. Christian Boltanski. Padiglione Francia. 54. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia”

  1. Complimenti per l’articolo

  2. Lo ritengo uno dei migliori padiglioni, un opera comprensibile e toccante, che mi ha lasciato il segno in mezzo a tanto non senso delle altre opere della biennale

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