Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni. Un libro di Giovanna Calvenzi

giovanna_calvenzi-letizia_battagliaDa meno di un anno il libro di Giovanna Calvenzi Letizia Battaglia – sulle ferite dei suoi sogni edito da Bruno Mondadori circola nelle librerie italiane con un grande successo di pubblico. I motivi di tale successo sono facili da comprendere. Il nome della Battaglia è conosciuto al vasto pubblico italiano che comprende addetti ai lavori, appassionati di fotogiornalismo e semplici appassionati di fotografia. Ma il suo vasto riscontro è da imputare alla scelta fatta dalla Calvenzi di raccontare la storia professionale e fotografica della Battaglia partendo dalla sua vita personale, dai percorsi umani fatti, in un continuo intreccio tra vita-arte-lavoro. Non poteva essere altrimenti. Per raccontare Letizia Battaglia non si può pubblicare un semplice catalogo di immagini e testi critici, bisogna necessariamente raccontare la sua vita, le sue scelte, gli incontri fatti, con i suoi compagni ad esempio o con Franco Colombo, e che hanno determinato, come picchetti esistenziali, l’itinerario della sua storia fino ad oggi. Interessante è l’aver scelto come inizio non il momento in cui Letizia Battaglia inizia a fotografare ma la sua infanzia, come ad affermare che per comprendere il carattere dell’autrice, la sua dicotomia tra l’eterna curiosità e vivacità che la contraddistingue e la fierezza e forza che la spinge a non abbandonare ciò in cui crede, bisogna scavare fino agli anni di formazione del suo essere persona e donna. È la Battaglia stessa che ci conferma quest’idea. Nell’ultima sezione del libro, in cui si racconta la fase di riflessione concettuale messa in atto sulle immagini scattate nell’arco di trent’anni, la fotografa spiega che considera come migliori le fotografie in cui sono presenti le bambine, ciò perché a livello inconscio la figura della bambina simboleggia la ricerca di se stessa in un periodo particolare per lei quale è stato la pubertà, l’uscita dall’infanzia e l’inizio dell’adolescenza, la perdita della spensieratezza di contro all’acquisizione di una consapevolezza del proprio Io in una realtà chiusa come la Palermo degli anni Cinquanta.

Il libro dunque si caratterizza per essere quasi un dono da parte della Battaglia, giunta oggi all’età di settantasei anni ad un bilancio della sua vita. Una possibile lettura su di sé e sulla sua fotografia, nel tentativo di far comprendere a un pubblico più vasto possibile che Letizia Battaglia non è solo associabile agli anni della guerra di mafia a Palermo, che lei non ha solo scattato ‘quelle’ immagini così dolorose e intense, ma che è stata prima di tutto donna e poi madre, moglie, compagna, giornalista, politico, regista, editrice e promotrice della giustizia e della libertà nella sua città, Palermo. Il libro, lontano dall’essere un saggio dal linguaggio elevato, si divide in varie sezioni create seguendo l’idea di fondo, l’unione tra vita e lavoro della fotografa. Inoltre sono davvero interessanti i vari contributi scritti presenti nel libro dalle persone che hanno conosciuto e amato la Battaglia, da Caleca e Zecchin a LeoLuca Orlando, da Donna Ferrato a MariaChiara Di Trapani, fino ad arrivare alle ultime pagine scritte da Letizia Battaglia, quasi un saluto e una dichiarazione di speranza al di là di tutto.

© CultFrame 04/2011

 

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Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni (Testi e pretesti)

CREDITI
Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni di Giovanna Calvenzi / Testi di: Giovanna Calvenzi, Santi Caleca, Alberto Roveri, Franco Zecchin, Giuseppe Di Piazza, Simona Mafai, Sergio Di Giorgi, Giovanni Sollima, Leoluca Orlando, Giovanni Senzani, Donna Ferrato, Melissa Harris, Anna Winand, MariaChiara Di Trapani, Letizia Battaglia / Bruno Mondadori, 2010 / Collana: Testi e pretesti / 192 Pagine / Euro 17.00 / ISBN: 9788861594678

LINK
CULTFRAME. Passione Giustizia Libertà – Fotografie dalla Sicilia. Mostra di Letizia Battaglia
Bruno Mondadori

1 commenti

  1. Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni. Un libro di Giovanna Calvenzi

    Ho letto il libro che ho trovato piacevole ed interessante, intrecciato com’è sulla complessa personalità della sig.ra Battaglia, del sul suo essere fotografa in una città difficile quale è stata Palermo negli anni della guerra di mafia.
    A tratti, nel libro si può avere il dubbio che il soggetto non sia tanto il personaggio, quanto la fotografia, strumento che ha consentito alla sig.ra Battaglia la vera catarsi, capace di liberare grandi energie che hanno saputo testimoniare le tinte forti di una città, con immagini schiette ed essenziali. Questo, a mio modesto avviso, è il pregio ed il limite al tempo stesso.
    Infatti, sia le immagini note, sia quelle che accompagnano il testo mostrano una composizione formale molto personale, persino ripetitiva ed introspettiva, alternata a quelle fotogiornalistiche sempre di “ pancia”, istintive, probabilmente sia per la non approfondita conoscenza tecnica del mezzo, sia per il contesto di cronaca nera che rappresentano.
    Il mio scrivere tuttavia è motivato dalla necessità di allargare il panorama della fotografia Siciliana, sottolineare che anche in quel contesto drammatico della Palermo insanguinata dalla guerra di mafia, accanto alla sig.ra Battaglia ci sono stati altri personaggi, capaci di raccontare queste ed altre storie. Almeno per non circoscrivere all’aspetto più drammatico questa terra.
    Pertanto mi preme ricordare Nicola Scafidi, che ha rappresentato Palermo, ma soprattutto gran parte della Sicilia nel suo divenire dal dopoguerra ai nostri giorni. L’ha fatto con uno sguardo semplice, ma con la costante ricerca di un rigore formale ed estetico per la composizione dei propri scatti. Autentica e genuina fotografia neorealista che non si è fossilizzata nell’ambito urbano, ma che ha saputo interpretare una terra attraverso la sua gente. Insomma un grandissimo fotografo. Ed io, avendo avuto l’onore della sua conoscenza, ho pensato giusta questa divagazione.
    Con riguardo
    Baldo Graffagnino

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