Rabbit Hole. Un film di John Cameron Mitchell

john_cameron_mitchell-rabbit_holeAutore di due precedenti pellicole, Hedwig – La Diva con Qualcosa in Più (2001) e Shortbus – Dove tutto è permesso (2006), ambedue gradevoli e ben fatte, ma certamente non memorabili né fondative di nuove correnti cinematografiche, John Cameron Mitchell ha voluto cimentarsi nel campo del cinema “serio”, quello dall’impronta autorale che, come tutti sanno, non viene certamente riconosciuta alla commedia (ridere è talmente volgare!), ma al contrario è direttamente proporzionale al grado di sfiga e mestizia dei protagonisti (vedi l’insopportabile Iñárritu). Potendo scegliere, dunque, ha puntato al massimo: la dolorosissima perdita del figlio di appena otto anni da parte di una coppia dell’upper-class, tratta da una pièce teatrale premiata con il Pulitzer di David Lindsay – Abaire, qui anche in veste di sceneggiatore. In questo caso, però, una regìa che chiamare impersonale sarebbe ingeneroso, ma direi sommessa nella mise en scéne e generosa con gli attori si è rivelata vincente.

Rabbit Hole affronta un tema non inconsueto per il grande schermo, basti pensare al ben più doloroso La Stanza del Figlio di Moretti, ma lo fa con notevole misura e pudore, evitando facili strazi e lacrime confortevoli, scene madri da attrici sfiorite e psicodrammi: Mitchell riesce a mantenere sotto controllo le note emotive della narrazione, grazie ad una direzione pulita e discreta e ad un’ineccepibile direzione degli attori, ottimi in ogni ruolo. A cominciare dal vero motore dell’operazione, una Kidman professionalmente appannata che ha voluto fortemente questo film, diventandone anche produttrice, e a ragione poiché la sua performance è di straordinaria misura e sensibilità, considerato anche lo svantaggio (?) di una certa fissità botulinica. Bravissimo anche Eckhart e con lui tutti i coprotagonisti, compreso il giovane Miles Teller, assassino colposo, ma  incolpevole. Da segnalare anche l’auspicata presa di distanza dalla moda, molto americana, dei gruppi di sostegno, le sedute di autocoscienza, le esibizioni del dolore in salsa psicanalitica che si rivelano semplici ritrovi di gente rancorosa e disturbata, vissuti come un obbligo ed evitati, giustamente, anche solo per un tiro di canna o per piantare un’aiuola di fiori, ambedue attività di gran lunga preferibili alle lagne di gruppo. Alla fine, la morale del “tirare avanti giorno per giorno” non appare banale, ma semplicemente di buon senso, in perfetta sintonia con l’intera pellicola.

© CultFrame 02/2011


TRAMA

Becca e Howie erano felicemente sposati e avevano un bimbo di quattro anni, Danny, morto a causa di un incidente stradale, provocato dal giovane fumettista Jason. I due coniugi hanno cercato di venire a patti con il dolore immergendosi in realtà differenti, ma il tempo e le vicende personali stanno portando entrambi verso un inevitabile allontanamento. Alcune scelte determinanti e la forza del loro amore riusciranno a dare loro il coraggio per elaborare il lutto e trovare la voglia di ricominciare ad affrontare la vita insieme.


CREDITI

Titolo originale: Rabbit Hole / Regìa: John Cameron Mitchell / Sceneggiatura: David Lindsay – Abaire dalla propria pièce teatrale Rabbit Hole – La Tana del Bianconiglio/ Fotografia: Frank G. DeMarco / Montaggio: Joe Klotz / Scenografia: Kalina Ivanov / Musica: Anton Sanko / Interpreti principali: Nicole Kidman, Aaron Eckhart, Sandra Oh, Dianne Wiest, Jon Tenney, Giancarlo Esposito / Produzione: Blossom Films, Odd Lot Entertainment, Olympus Pictures / Distribuzione: Videa – CDE / Paese: U.S.A., 2010/ Durata: 90 minuti

LINK
Sito ufficiale del film Rabbit Hole di John Cameron Mitchell
Sito italiano del film Rabbit Hole di John Cameron Mitchell
Filmografia di John Cameron Mitchell
Videa – CDE