Il discorso del Re. Un film di Tom Hooper

di Silvia Nugara

tom_hooper-discorso_rePer un’ironica coincidenza, il logopedista che aiutò Giorgio VI a superare la propria balbuzie si chiamava Lionel Logue (si legge “log”) così come il linguista Ivan Fónagy fu un grande studioso di fonetica. Mai come in questi casi si può ben dire: nomen omen.
Il discorso del Re racconta la relazione tra Logue e il futuro sovrano d’Inghilterra e con ben 12 nomination agli Oscar (come spesso capita alle pellicole targate Weinstein) e una presentazione ufficiale fuori concorso alla Berlinale, il film del giovane regista inglese Tom Hooper sta riscuotendo molti consensi in quest’inizio di 2011.
A differenza dei terapeuti tradizionali con cui l’allora Duca di York aveva avuto a che fare, l’incontro con l’australiano Logue lo costringe ad affrontare la soggezione e il senso di inadeguatezza che sin dall’infanzia gli hanno ispirato il padre e il fratello maggiore. Tra esercizi per acquisire confidenza con il proprio corpo e scioglilingua, il duca conquista sempre maggiore fiducia in se stesso e di conseguenza padronanza dell’articolazione chiara ed elastica della parola.
La parola nasce infatti tanto dal corpo quanto dalla mente e le sue disfunzioni possono essere una manifestazione di traumi e conflitti familiari. Su questa interpretazione psicologica si basa il metodo dell’inconsueto Logue e il principale interesse della pellicola.

Il discorso del Re è un lavoro di ottima fattura sia nella ricostruzione storica sia nella regia poco appariscente, e ha nei suoi interpreti un indiscutibile punto di forza. Non solo nel sempre più bravo Colin Firth, ma anche nei duetti tra il suo personaggio e la moglie (Helena Bonham Carter) e soprattutto nella coppia che questi costituisce con l’ineffabile Geoffrey Rush, nella parte di Logue. In diverse scene appare anche uno spassoso Timothy Spall nei panni di un Churchill ruvido e ironico.
A conti fatti, il film punta anche troppo su suoi attori. Non è infatti del tutto trascurabile l’inconveniente, cui un regista meno indulgente avrebbe potuto trovare rimedio, di aver privilegiato gli aspetti di crescita personale e di relazione tra il Re e Logue mettendo quasi in secondo piano la gravità del momento storico: le scene finali ritraggono un Giorgio VI finalmente sicuro di sé che raccoglie complimenti per il suo successo personale ma rischiano di far dimenticare che il discorso del Re sancisce l’entrata in guerra della Gran Bretagna contro la Germania nazista. E che se così non fosse, l’intera storia (vera) raccontata dal film sarebbe molto meno interessante.

© CultFrame 02/2011


TRAMA

Secondogenito di Giorgio V e Duca di York, Albert non aspira a diventare Re, anche a causa di una balbuzie che gli impedisce di sostenere discorsi in pubblico. Eppure, complici le intemperanze del fratello, il padre della futura Elisabetta II e della piccola Margaret è costretto a salire al trono col nome di Giorgio VI e a trovare qualcuno che possa aiutarlo a superare il suo grande problema, anche perchè oramai i reali utilizzano la radio per parlare al loro paese e l’Inghilterra sta per entrare in guerra…


CREDITI

Titolo originale: The King’s Speech / Titolo: Il discorso del re / Regia: Tom Hooper / Sceneggiatura: David Seidler / Fotografia: Danny Cohen / Montaggio: Tariq Anwar / Scenografia: Eve Stewart / Musiche: Alexandre Desplat / Interpreti: Colin Firth, Helena Bonham Carter, Geoffrey Rush, Derek Jacobi, Timothy Spall / Produzione: See-Saw Films, Bedlam / Distribuzione: Eagle Pictures / Paese: Gran Bretagna, Australia / Anno: 2010 / Durata: 111 minuti

LINK
Filmografia di Tom Hooper
Berlinale – Il sito
Eagle Pictures

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