Reading Dante IV. Mostra di Joan Jonas

joan_jonas-reading_dante1Ci sono artisti che costruiscono mondi. L’ambizione demiurgica che sottende a tutte le pratiche artistiche, in alcune parabole particolarmente significative si compie attraverso la ricerca e l’elaborazione di un linguaggio autonomo che dà vita a universi espressivi completi e singolari. E’ il caso di Joan Jonas, artista americana oggi settantenne, performer, scultrice, videoartista, tra le figure più rilevanti dell’arte americana del Dopoguerra.
Jonas torna in Italia dopo la mostra alla Galleria Bonomo di Roma e a seguito della Biennale del 2009, dove presentò Reading Dante II, seconda fase del work in progress inaugurato a Sidney 2008, incentrato sulla rappresentazione della Divina Commedia dantesca. L’occasione è preziosa per avvicinarsi alla produzione dell’artista, che da anni persegue una ricerca rigorosa all’insegna della multidisciplinarietà, documentata da esposizioni e retrospettive in sedi di prestigio quali lo Stedelijk Museum di Amsterdam, Documenta, il Queens Museum of Art di New York.

Reading Dante IV è un ambiente composto da multi proiezioni video, oggetti, luci, dove tutto è pensato e realizzato dall’artista stessa. Jonas mette in scena, attraverso una rilettura personalissima, alcuni frammenti dei Canti, estrapolati dai tre libri che compongono la Commedia, accostandoli attraverso un’apparente aleatorietà che, nel dispiegarsi del racconto, rivela in seconda istanza uno schema articolato e coerente. Attraverso reminiscenze surrealiste, l’artista associa in maniera libera gli elementi dei Canti, li cala nel racconto del quotidiano, ne ritrova la matrice in un gioco di bambini o in una danza. La ripresa di eventi e personaggi del vivere comune è interpolata da immagini più misteriose, spettri filmici e riprese di performance realizzate in spazi teatrali. Sono riconoscibili alcuni elementi costanti della sua produzione, come l’utilizzo del disegno concepito come atto performativo: si tratta di un segno talvolta esplicativo, che indirizza lo spettatore nella comprensione dei richiami e dei simboli messi in scena, talaltro criptico, un gesto meccanico senza memoria che traccia un segno e lo cancella, in una coazione a ripetere senza scampo.

La pratica della performance per Joan Jonas, elaborata sin dagli anni Settanta, si traduce in una ricerca videoartistica che scompagina le regole intrinseche del gioco. L’artista sottrae la parte spettacolare all’atto performativo, lo raffredda attraverso la ripresa video e lo manipola, installandolo in un luogo e in un tempo determinati. La creazione di uno spazio altro, dedicato a rendere la fruizione dell’opera adeguata e funzionale alle necessità dello spettatore, trova un contraltare nell’apparente caos di frammenti, suoni e immagini dispiegati. Un dialogo tra gli opposti che è un altro dei temi cari all’artista, la quale ritorna ad indagare costantemente l’idea di trasformazione e le dinamiche profonde dell’Io e del subconscio, elementi della poetica surrealista rinvenibili anche nell’opera di Giacometti, uno tra gli artisti che maggiormente hanno influenzato Jonas nella concezione spaziale e nella poetica.

joan_jonas-reading_dante2Nata come scultrice, Joan Jonas si è dedicata successivamente a progetti installativi, performance e video, pratica che si è articolata attraverso l’esperienza del femminismo storico e delle neoavanguardie. Esperienza centrale, questa, che l’ha condotta a produrre i primi esperimenti filmici, esplorando quello che lei stessa considera come un medium “androgino” e perciò non caratterizzato da una storia di genere come i mezzi tradizionali della pittura o della scultura. Imperniata sui temi dell’identità, la sua ricerca è colma di riferimenti dotti (da Aby Warburg alla cultura dei nativi americani, dall’antropologia alla mitologia passando per la favola), rielaborati nel tentativo di individuarne il nucleo sostanziale e riproporlo al pubblico attraverso una riflessione sulla rappresentazione e lo spazio, sullo statuto dell’immagine e sul potere dell’arte.
Vi è in questo slancio una capacità di amalgamare elementi high e low brow affatto contemporanea che, se trova un fondamento nella vicenda sopracitata delle avanguardie e nella performance, presenta, al contempo, un carattere essenzialmente in linea con le espressioni artistiche successive al post-moderno. Jonas Jonas trova ispirazione nella letteratura, nel cinema, nell’arte stessa, raccogliendo come un cercatore di conchiglie pezzi che compongono una collezione destinata a non concludersi mai. Reading Dante è un progetto potenzialmente senza fine, che si sviluppa nel tempo implementando elementi eterogenei, suggestioni, richiami culturali dalla natura svariata. Parte di un tutto più ampio, il progetto riflette la tensione che anima una inesausta ricerca, una sorta di viaggio senza approdo ultimo che attraversa tutta la seconda metà del Novecento e arriva – discorso attualissimo e assolutamente aperto – sino al millennio appena cominciato.

© CultFrame 01/2011


IMMAGINI

Joan Jonas. Reading Dante IV, 2010. Installation view at Galleria Raffaella Cortese, Milano. Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano. Photo Credits: Antonio Maniscalco

INFOMRAZIONI
Joan Jonas – “Reading Dante IV”
dal 25 novembre 2010 al 26 febbraio 2011
Galleria Raffaella Cortese / Via Stradella 7, Milano / Telefono: 022043555 / rcortgal@tiscali.it
Orario: martedì – sabato 15.00 – 19.30 o su appuntamento / Ingresso libero

LINK
CULTFRAME. My Theatre. Mostra di Joan Jonas
Galleria Raffaela Cortese