Giorno della Memoria: il cinema italiano per non dimenticare

Frame dal film La strada di Levi di Davide Ferrario
Frame dal film La strada di Levi di Davide Ferrario

In occasione del Giorno della Memoria, Punto di Svista intende proporre ai suoi lettori, e ai navigatori in genere, un pro memoria cinematografico, attraverso la storia del cinema italiano, che possa essere utile per capire cosa è stata la Shoah, cioè lo sterminio di sei milioni di ebrei e la persecuzione di rom, omosessuali e oppositori politici da parte della folle macchina genocida messa in piedi durante la seconda guerra mondiale dal regime nazista.

Il cinema, in qualità di arte visiva caratterizzata da una forte componente comunicativa, può innescare in maniera positiva il meccanismo dell’attualizzazione del passato che consiste, appunto, non nel riferirsi solo storicamente al ricordo dell’orrore quanto piuttosto nel mettere in atto la riemersione nel presente di fatti terrificanti che sconvolsero il cuore della colta Europa nel XX secolo. Il tutto per evitare che la sacrosanta istituzione per legge dello Stato del Giorno della Memoria non diventi solo una liturgia, tesa esclusivamente alla museizzazione di questa immane tragedia, che serva a lavare le coscienze di chi non sentendo il bisogno di confrontarsi umanamente con questa pagina agghiacciante della nostra storia pensa di risolvere questa sua grave lacuna partecipando in maniera distaccata e automatica a un “evento” che procede per via esclusivamente istituzionale. L’Italia, infatti, è stato il Paese delle leggi razziali fasciste che a partire dal 1938 distrussero l’esistenza di migliaia di ebrei. E questa è una macchia indelebile sulla quale in Italia non si è ancora riflettuto abbastanza e che le generazioni dei giovani del terzo millennio spesso non conoscono.

Frame dal film La tregua di Francesco Rosi
Frame dal film La tregua di Francesco Rosi

Non ci soffermeremo qui su opere come La vita è bella di Roberto Benigni su cui sono stati spesi fiumi di parole e che di fatto non hanno affrontato questo gigantesco tema in modo a nostro avviso appropriato ma segnaleremo alcuni titoli che, senza scendere nel dettaglio critico, hanno contribuito in modo profondo a far germogliare nella nostra società il seme della memoria.

La posizione di Punto di Svista è in ogni caso fortemente vicina a quella del grande cineasta/filosofo francese Claude Lanzmann, autore del film capolavoro Shoah, nel quale in circa nove ore viene evocata l’atroce macchina mortifera del nazismo e lo spaventoso genocidio del popolo ebraico senza utilizzare in senso estetico/linguistico la raffigurazione diretta del dolore e della sofferenza. Rispetto e memoria sono fattori che devono viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, in primo luogo per l’attenzione dovuta nei confronti di chi ha dovuto subire sulla propria pelle (e su quella dei propri familiari) l’intollerabile sciagura delle persecuzioni a sfondo razzistico e antisemita.

I film che segnaliamo sono tutti facilmente rintracciabili in dvd. Si tratta di otto opere di registi noti e meno noti da tramandare di padre in figlio.

Kapò di Gillo Pontecorvo (1959)
L’oro di Roma di Carlo Lizzani ( 1961)
Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica (1970)
Il portiere di notte di Liliana Cavani (1974)
Jona che visse nella balena di Roberto Faenza (1993)
La tregua di Francesco Rosi (1996)
My Father di Egidio Eronico (2006)
La strada di Levi di Davide Ferrario (2006)

© CultFrame – Punto di Svista 01/2011

SU CULTFRAME
A giusta distanza. Immagine e ricordare la Shoah. Un libro di Enrico Donaggio e Diego Guzzi
L’immagine spezzata. Il cinema di Claude Lanzmann. Un libro di Ivelise Perniola
L’immagine della memoria. La Shoah tra cinema e fotografia. Un libro di Maurizio G. De Bonis