Miracolous Beginnings. Mostra di Walid Raad

walid_raad-beirutWalid Raad si è imposto al largo pubblico grazie a fotografie, saggi e video creati a nome di una collettiva fittizia, denominata The Atlas Group, di cui egli era unico produttore. Fuggito dal Libano in guerra, ancora adolescente, e trasferitosi negli Stati Uniti, dove ha studiato fotografia e culture visive, Raad conferisce all’arte il compito di esorcizzare i traumi del conflitto e di documentare la storia contemporanea del suo paese di origine. The Atlas Group è un’isitituzione immaginaria, mediante la quale  prende vita un archivio di fotografie, appunti, video organizzati in maniera sistematica, a partire dal 1989, e raccolti sotto nomi di falsi donatori, come il dottor Fakhouri, o anonimi, ma, nella realtà, tutti prodotti da Raad.
In questo modo fittizio, pseudo giornalistico, in cui le immagini calamitano lo spettatore in un racconto pieno di referenze e allusioni, l’artista riesce a trattare temi delicati e sentiti personalmente, con il necessario distacco, puntando l’attenzione sulle modalità in cui spesso la storia è organizzata e manipolata.

walid_raad-saudi_arabiaIn questi giorni, alla Whitechapel Gallery di Londra, è in mostra una retrospettiva dei lavori di Raad, curata da Achim Borchardt-Hume, che raccoglie la produzione ventennale dell’artista ed è la più esaustiva fino ad oggi.
La prima sezione della mostra è dedicata proprio a The Atlas Group. Un diagramma illustra gli elementi e l’organizzazione dell’archivio, My neck is thinner than a hair: Engines scandisce il corridoio di immagini in bianco e nero, i resti di auto bombe esplose a Beirut. Poliziotti e funzionari si radunano attorno ai rottami, i motori, col loro numero di serie meticolosamente registrato, sono prova del misfatto. Oggetti che non si disintegrano mai, che spesso vengono catapultati a metri di distanza dall’esplosione, e restano sullo sfondo, mentre figure attonite e impotenti si aggirano sul luogo dell’attentato.
Più avanti rinveniamo i taccuini di appunti del dottor Fakhouri: Missing Lebanese Wars. Il volume in mostra raccoglie ritagli del giornale libanese Al-Annahar, con annotazioni meticolose sui trafiletti delle corse di cavalli, Il dottor Fakhouri è uno storico, che perde di vista la guerra, per dedicarsi al suo passatempo preferito, separato [come Raad] dall’arena del conflitto e da quello che veramente accade.
Let’s be honest, the weather helped è una raccolta di fotografie costellate di punti colorati di varie grandezze. Raad rammenta di quando raccoglieva proiettili, estraendoli da macchine, muri, alberi, annotando o fotografando i luoghi del ritrovamento. Su queste foto i cerchi colorati ricoprono i fori, e richiamano i diversi colori con cui i fabbricanti di munizioni usano designare i proiettili, secondo la dimensione e le caratteristiche.

walid_raad-finlandAl piano superiore della galleria, si trova una raccolta di fotografie, dal titolo Sweet Talk: Commissions.
Realizzata da The Atlas Group in collaborazione con Lamia Hilwé, la selezione di immagini  include una foto in bianco e nero di un edificio significativo di Beirut, affiancata da una più grande a colori, dello stesso stabile un decennio dopo. Nella ricostruzione seguita al conflitto c’è la volontà di mantenere l’identità del passato, tuttavia sembra difficile stabilire cosa vada preservato e cosa invece dimenticato.
Il Libano contemporaneo è un’entità astratta, il cui passato viene filtrato da poteri e normalizzazioni, smemorandosi dall’esperienza diretta del conflitto, obliterando la sofferenza.
La stessa amnesia post traumatica si rinviene in Scratching on Things I Could Disavow, in cui si critica la globalizzazione e il conseguente fiorire di  gallerie, biennali, fiere e istituzioni d’arte nel mondo Arabo.
Raad ci ricorda che le storie sono pur sempre costruzioni, che i traumi e le sofferenze rendono a volte difficili e dolorose da attuare. Tuttavia, non ci si può esimere da narrare il passato, perché da esso scaturice il presente e il futuro.

© CultFrame 12/2010

IMMAGINI

1 Walid Raad. Sweet Talk: Commissions (Beirut) (detail), 1987-present. 111.8 x 188 cm. Courtesy Anthony Reynolds Gallery, London; Paula Cooper Gallery, New York; and Galerie Sfeir-Semler, Hamburg and Beirut

2 Walid Raad. Let’s be honest, the weather helped (plate 001_Saudi Arabia), 1998/2006-7. 17 Lightjet prints. Each 46.8 x 72.4 cm. Courtesy Anthony Reynolds Gallery, London. © The artist

3 Walid Raad. Let’s be honest, the weather helped (plate 008_Finland), 1998/2006-7. 17 Lightjet prints. Each 488 x 72.4 cm. Courtesy Anthony Reynolds Gallery, London. © The artist

INFORMAZIONI
Miracolous Beginnings. Mostra di Walid Raad
Walid Raad: Miracolous Beginnings / a cura di Achim Borchardt-Hume
Dal 14 ottobre 2010 al 2 gennaio 2011
Whitechapel Gallery / 77-82 Whitechapel High Street, Londra / Telefono: +44.020. 75227888
Orario: martedì – domenica 11.00 – 18.00 / giovedì 11.00 – 21.00  / Ingresso libero

LINK
The Atlas Group
Whitechapel Gallery, Londra

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