L’istante e la sua ombra. Un libro di Jean-Christophe Bailly

BAILLY-09.inddJean-Christophe Bailly, scrittore, o meglio pensatore e intellettuale francese, ha al suo attivo diversi saggi che pongono il tempo, o comunque la temporalità, lo scorrere del tempo, che sia lungo di anni o racchiuso in un istante, al centro della propria indagine. Si pensi a L’immagine assoluta. Tempo e fotografia pubblicato in Del contemporaneo. Saggi su arte e tempo (2007) dove, attraverso Benjamin, Barthes e Antonioni, analizza il momento successivo allo scatto fotografico, il ‘secondo sguardo’ che permette di cogliere ciò che per sua stessa natura l’occhio umano è incapace di afferrare all’istante, quei dettagli che aggiungono significato e senso. Anche L’istante e la sua ombra (2010), il saggio oggetto della nostra lettura, tenta un approccio al fotografico, in modo poetico e a tratti molto coinvolgente, partendo da due elementi imprescindibili dello statuto fotografico: il tempo, visto come momento del farsi dell’immagine fotografica o momento interno alla stessa immagine, e l’impronta, cioè la traccia o segno che si deposita diventando immagine.

Bailly utilizza un linguaggio, sì colto, ma senza manierismi accademici, intraprendendo con il lettore quasi un colloquio. Ricordando gli intenti delle passeggiate al campo di Marte, viene da immaginare il lettore conversare amabilmente con l’intellettuale francese, il quale spiega senza troppe affettazioni i suoi ragionamenti.

Come Barthes ne La camera chiara, Bailly viene colto da un’urgenza nata da un’esperienza personale: l’acquisto di una cartolina in cui è raffigurato il calotipo di un covone di fieno su cui è poggiata una scala a pioli. L’immagine in questione è la famosa The Haystack, la tavola X del libro di Henry Fox Talbot The Pencil Of Nature, pubblicato in fascicoli tra il 1844 e il 1846 e considerato il primo libro fotografico della storia. Nella mente di Bailly quest’immagine, staccata dalle altre e resa isolata attraverso l’effetto ‘talismanico’ della cartolina, ha trascinato a sé in maniera inconscia un’altra immagine fotografica che raffigura una parete di una casa di Hiroshima o Nagasaki dopo lo scoppio della bomba atomica. La differenza tra le due è enorme, la prima richiama la bellezza della campagna inglese, la seconda è un documento doloroso di uno dei momenti più sconvolgenti della recente storia umana; la prima realizzata nel 1844, la seconda nel 1945, un arco di tempo lungo quasi un secolo. Bailly si chiede le ragioni della rilevazione di un’immagine attraverso l’altra, si pone delle domande cercando di analizzare la questione, facendoci testimoni partecipi delle sue argomentazioni fino all’ultima pagina.

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Il nesso che lega entrambe è colto dall’autore prima di tutto da un punto di vista formale: entrambe hanno un oggetto, una scala a pioli che, poggiata rispettivamente alla parete del covone e alla parete della casa, proietta un’ombra netta. Ma Bailly vuole capire bene, andare a fondo della questione. Intuisce, così, che le ragioni vanno ricercate nelle caratteristiche delle immagini fotografiche, nel loro statuto di immagini latenti, sospese nell’eternità di un istante colto nel fluire del tempo, come un truciolo che si stacca dal blocco della realtà senza scalfirlo. Questo carattere denotativo, questo essere simile ma non uguale alla realtà, e l’enigmaticità che ne deriva, le fa accomunare ai sogni. In questo modo, può succedere che da una fotografia emerga senza volerlo un’altra, in base al nostro vissuto e alle immagini inconsce celate nei nostri sogni. Da questo punto, si apre una densissima analisi che ci accompagna a scoprire lo ‘statuto di somiglianza autonoma’ della fotografia, la sua mancanza di finitudine, il suo essere iper-immagine con uno spazio-tempo sconvolto, differente da quello reale. Tutto ciò è possibile, secondo Bailly, perché il farsi della fotografia non avviene attraverso una pressione, come nelle impronte vere e proprie, ma attraverso la luce e la sua ombra, qualcosa cioè di evanescente, impalpabile, ciò che l’autore definisce ‘oggettività spettrale’, la quale è ancora più forte in quelle immagini che, pur semplici nella loro composizione, risultano enigmatiche nella lettura.

Per Bailly raccontare delle ombre portate di queste due fotografie equivale ad andare alle origini della fotografia stessa, scavare fino ad accorgersi che è di tutte le immagini esistenti che vuole comprendere il senso perché come dice egli stesso “fotografare ombre è in qualche modo mostrare la matita della natura al lavoro”.
A questo punto la domanda che ci si pone è questa: quanto Henry Fox Talbot fosse cosciente di questa sua grande invenzione, il calotipo, la prima vera fotografia perché riproducibile, a differenza dell’argenteo dagherrotipo. Dalle parole scritte da Talbot nell’introduzione a The Pencil Of Nature, Bailly è per la tesi della non completa consapevolezza. Talbot aveva intuito alcune particolarità del fotografico senza però la compiutezza analitica odierna. Possiamo appoggiare tale posizione anche perché si può considerare Talbot come uno dei primi a non essersi soffermato unicamente sulle fantasmagoriche abilità tecniche dell’immagine fotografica, tipico dell’era pionieristica.

Concludendo, nelle centoquarantuno pagine del libro si sente tutta la passione e l’onestà intellettuale di Bailly, quasi fosse un’offerta, un regalo, che l’autore fa a se stesso e al lettore per una comprensione di un argomento sicuramente non facilissimo.
L’unica nota negativa forse sono le svariate digressioni che spezzano un po’ il discorso a scapito di una discorsività che, nei passi in cui è presente, è davvero piacevole.

© CultFrame 12/2010

TROVI IL LIBRO QUI:
L’istante e la sua ombra. Un libro di Jean-Christophe Bailly (Testi e pretesti)


IMMAGINI

1 Haystack. Dal libro di Henry Fox Talbot The Pencil Of Nature, pubblicato tra il 1844 e il 1846
2 Le ombre lasciate dalla detonazione della bomba atomica. Museo della bomba atomica, Nagasaki

CREDITI
Titolo: L’istante e la sua ombra / Autore: Jean-Christophe Bailly / A cura di Elio Grazioli / Editore: Bruno Mondadori, 2010 / Collana: Testi e pretesti / 152 pagine / Prezzo: 18.00 euro / ISBN: 9788861593626

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Bruno Mondadori

INDICE
Parte prima. Un covone in pieno sole / Parte seconda. L’ombra di una scala / Elenco delle fotografie