Breaking News. Fotografia contemporanea da Africa e Medio Oriente in mostra a Modena

george_osodi-ogony_boyLa Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, dopo aver presentato le acquisizioni dedicate all’Estremo Oriente e quelle dedicate all’Est Europeo, ora espone nella mostra denominata Breaking News 115 nuove opere, selezionate sempre da Filippo Maggia sulla scena artistica di Medio Oriente e Africa, due aree che sono state tante volte soggetto delle notizie dell’ultima ora a causa di avvenimenti tragici che si sono imposti all’attenzione internazionale. Tante volte però l’interesse si è fermato all’avvenimento in se stesso senza proporre ai consumatori di notizie un maggiore approfondimento. Il merito della mostra riguarda il fatto che, oltre a proporci qualche spunto di riflessione in più, riporta anche lo sguardo interno di quelle due aree. A stare dietro l’obiettivo infatti non sono fotoreporter freelance attirati dalle tragedie che riguardano altri, ma artisti che usano la macchina fotografica per raccontare storie che li riguardano da vicino e che spesso sono le loro stesse storie.

Il lavoro dei fotografi africani selezionati dimostra come quel continente, dopo essere stato dominato per oltre un secolo da visioni prodotte dal colonialismo, oggi sia in grado di esprimere una pluralità di voci originali che in primo luogo indagano i retaggi del passato, come fa il camerunense Samuel Fosso con i suoi autoritratti, in cui si traveste secondo modelli che infrangono la rappresentazione maschile voluta dalla dittatura. In secondo luogo appare centrale il rapporto con il mondo occidentale. A volte gli artisti ironizzano in modo gioioso come fanno il ghanese Philip Kwame Apagya, proponendo i ritratti di clienti davanti a fondali dipinti a mano che scimmiottano gli ambienti tipici dello stile di vita occidentale, o il camerunense Goddy Leye che nei suoi video ridicolizza i preconcetti dell’Occidente (in We are the world intona a bocca piena la celebre canzone di solidarietà). Altre volte la critica diventa un atto d’accusa come accade con il camerunense George Osodi che nel fotoreportage Oil Rich Niger Delta denuncia lo sfruttamento cinquantennale della sua terra da parte delle multinazionali.

pieter_hugo-abdullahi_mohammed-with_gumuNella mostra un approfondimento particolare è dedicato al Sudafrica, considerato dal curatore come una delle realtà più autentiche in ambito internazionale per ricchezza, freschezza e capacità di analisi nell’interpretare il sentimento contemporaneo africano fatto tanto di aspettative quanto di disillusioni. Molti testimoniano le ingiustizie perpetrate dall’apartheid: dai momenti di vita quotidiana documentata tramite la “struggle photography” di Cedric Nunn a quelli eccezionali e più difficilmente raggiungibili come fa Bob Gosani quando immortala un giovane Mandela che si allena con un pugile per scaricare la tensione di un processo oppure alcuni prigionieri costretti a danzare nudi per dimostrare di non avere armi. Altri documentano la realizzazione imperfetta della Raimbow Nation: David Goldblatt e Mikhael Subotzky cercano nel paesaggio fra polvere e sogni gli incerti e contradditori segni di una nuova armonia, mentre Jodi Biebier racconta la vita nei quartieri più disagiati di Johannesburg (dai bambini che studiano danza in accademia a quelli ricoverati in centri per sieropositivi). Daniel Naudè e Pieter Hugo, invece, indugiano su specificità territoriali: il primo riprende i cani Africanis (una delle poche razze non manipolate dall’uomo), mentre il secondo ritrae i domatori nigeriani di iene, portatori di una professionalità tramandata di generazione in generazione e che rappresenta un piccolo business.

ahlam_shibli-trackersPer quanto riguarda il panorama mediorientale molti artisti si confrontano con il conflitto arabo-israeliano, cercando di raccontare la complessità della loro situazione al di là di facili ideologie, ma non ignorando le molte contraddizioni. Nel suo video A Declaration l’israeliana Yael Bartana mostra un uomo che toglie la bandiera israeliana per piantare al suo posto un albero d’ulivo come metafora della ricerca di pace fra i due popoli; la palestinese Ahlam Shibli dedica una serie fotografica ai beduini che si arruolano volontari nell’esercito israeliano e che quindi vengono considerati dei traditori; il palestinese Taysir Batnij documenta le tensioni che agiscono nella vita quotidiana del suo popolo, tensioni ben esemplificate dalle torri di osservazione israeliane disseminate sul territorio palestinese; il libanese Akram Zaatari crea delle installazioni fotografiche usando le lettere di Nabih Awad incarcerato in una prigione israeliana per la sua lotta di resistenza; infine, l’egiziano Wael Shawky crea con la tecnica del Rotoscope (trasformandola in un cartone animato) una video-intervista a una coppia di profughi palestinesi in Giordania.

philip_gwame_apagya-white_house_picknickerE poi ancora in mostra è possibile vedere, grazie al siriano Hrair Sarkissian, il paesaggio armeno innevato dove emergono elementi reali di un paese che lotta per la sopravvivenza in mezzo alle rovine del sistema sovietico oppure attimi di vita quotidiana a Tangeri o a Casablanca ripresi come fossero visti attraverso un oblò, grazie alla marocchina Yto Barrada, zone in cui si vive nell’attesa di attraversare lo stretto di Gibilterra. L’iraniana Jinoos Taghizadeh crea una serie di elaborati collage usando le pagine di giornali prima o poco dopo la rivoluzione khomeinista per mostrarne le promesse tradite, mentre il marocchino Mounir Fatmi compone il video Bad Connection, in cui molto efficace è la parte in cui scorrono delle immagini di violenza sotto alla scritta “Non c’è spazio per tutti in Paradiso, si dovrà fare a botte”.

La mostra Breaking News propone diversi frammenti di aree geografiche di cui capita di vedere alcune immagini che pensiamo siano sufficienti a farci conoscere quei contesti. A tal proposito si potrebbero citare le parole del fotografo sudafricano Guy Tillim, anch’esso presente in mostra con una serie dedicata alle prime elezioni democratiche in Congo dopo una lunga dittatura, il quale dichiara: “La facilità con cui possiamo creare immagini alla fine ci ha intrappolati. Le icone ripetute all’infinito sono una moneta di scambio qualunque: smettiamo di comprendere ciò che vediamo perché il significato in sé è già sufficiente, rappresentano tutto ma non esprimono nulla”. È uno sforzo che devono fare i fotografi, ma è uno sforzo che dobbiamo fare anche noi. In quanto consumatori di immagini in un mondo saturato dobbiamo imparare a non lasciarci travolgere, ma a districarci e a soffermarci sulle immagini che meritano quando ne vale la pena.

© CultFrame 12/2010


IMMAGINI

1 George Osodi. Ogony Boy, 2007. c-print. Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
2 Pieter Hugo. Abdullahi Mohammed with Gumu, Ogere Remo, Nigeria 2007. c-print. Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
3 Ahlam Shibli. Trackers 54, 2005. digital print. Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
4 Philip Kwame Apagya. White House Picknicker, 1999 / 2002. c-print. Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

INFORMAZIONI
Breaking News. Fotografia contemporanea da Medio Oriente e Africa / A cura di Filippo Maggia
Dal 28 novembre 2010 al 13 marzo 2011
Ex ospedale Sant’Agostino / Largo Porta Sant’Agostino 228, Modena
Orario: martedì – domenica 11.00 – 19.00 / chiuso lunedì / Ingresso libero
Info: Fondazione Fotografia / c/o Fondazione Cassa di Risparmio di Modena / Via Emilia Centro 283 / Tel: 059.239888 / info@mostre.fondazione-crmo.it
Catalogo: Skira Editore, Milano 2010

LINK
CULTFRAME. Ritratti di Albini. Intervista a Pieter Hugo
CULTFRAME. In the Army I was an Outstanding Soldier. Mostra di Yael Bartana
Fondazione CRMO

1 commenti

  1. ci sono stato Martedì, e per la terza volta devo fare i complimenti al lavoro svolto dalla Fondazione. veramente un bel mix di autori e immagini bellissime. consiglio anche l’acquisto del libro relativo, curatissimo.

I commenti sono chiusi.