Step09. Seconda edizione

noemie_goudal-passageNel panorama nazionale, saturo di fiere e kermesse d’arte al limite della bulimia, ritorna per la seconda edizione Step09, una proposta in grado di calamitare l’attenzione del pubblico in maniera sorprendente. Tre giorni di esposizioni, performance, eventi alloggiati in una location d’eccellenza, il Museo della Scienza e della Tecnologia, che è uno dei poli espositivi più qualificati della città.
Incoraggianti i numeri: si parla di oltre 5000 visitatori per i tre giorni di appuntamenti, attratti da una proposta piuttosto innovativa per il panorama nazionale. La scelta degli organizzatori è stata quella di creare una “piattaforma per l’arte contemporanea”, dove trovassero ospitalità gallerie giovani o realtà dalla vocazione sperimentale, ai confini del circuito dell’art business più consolidato. Quaranta gallerie italiane e internazionali hanno aderito con progetti specificamente pensati per la manifestazione, selezionando in totale libertà gli autori e le opere. Ciò ha conferito una connotazione all’esposizione, che ha visto una più consistente presenza di fotografia, video e mezzi ibridi legati ai nuovi media, oltre ad una sezione chiamata KineticStep, dedicata a opere di arte cinetica.
Oltre cento gli artisti invitati, con due selezioni speciali, Berliner Liste e Green Art Fair: la prima in rappresentanza di una delle più rilevanti esposizioni d’arte internazionali, con sede a Berlino, mentre la seconda è un evento promosso dal CAE Media di Pechino, nato nel 2009 e impegnato nella promozione di giovani artisti della scena cinese, con un imprinting decisamente sperimentale.

Step09 è una boccata di aria fresca in un panorama commerciale spesso imbalsamato, nel quale è difficile poter saggiare lo stato della ricerca videoartistica contemporanea o quella fotografica che non faccia riferimento a grossi nomi, già storicizzati, che dominano il mercato – ancora poco solido – del collezionismo fotografico.
Sebbene ormai da tempo riconosciute come media artistici a pieno diritto, la fotografia e la videoarte continuano a subire una spiacevole condizione forzata di “sorelle minori” delle arti tradizionali. Preconcetto nefasto che le relega a produzioni di nicchia e che ne pregiudica inesorabilmente la penetrazione nel mercato, nelle collezioni e, di conseguenza, nel gusto del pubblico.

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Fortunatamente, Step09 ha offerto asilo a opere di vocazione eterogenea; tra le proposte più interessanti, spicca il lavoro di Tal Rosner, già affermato filmaker israeliano scelto da Frank Gehry per l’inaugurazione del nuovo teatro di Miami. Rosner ha esposto “Family tree”, una multiproiezione di otto minuti ispirata ad uno scritto di Rozalie Hirs, poetessa olandese. Partendo da un ricordo familiare, l’artista elabora un collage visivo straniante e per niente sentimentale, lavorando come di consueto con le geometrie e i suoni, in questo caso realizzati da lui stesso. Il risultato è un’opera fortemente dinamica eppure disciplinata, dove emerge un gusto raffinato per la composizione e la sintesi di una nuova forma di linguaggio fatto di immagini, segni e musica.
A fianco di Rosner, colpisce la proposta dell’artista praghese Jakub Nebra, autore di videosculture di notevole impatto. Utilizzando immagini accostate, moltiplicate e animate,  proiettate su superfici specifiche e oggetti, Nebra dà vita a delle forme visive magnetiche, in bilico tra la scultura e il cinema. Una linea di ricerca che ha importanti padri putativi nelle avanguardie storiche e che ha ripreso corpo negli ultimi anni con autori del calibro di Anthony McCall. ll video-collages presentato raccoglie “Cultures”, “Trip” e “Generator”, tre lavori esemplari della complessa ricerca dell’artista, nella quale le immagini di oggetti, luoghi, persone compongono delle masse in movimento, un movimento spesso ipnotico, teso a evocare organismi cellulari e forme naturali.

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Anche l’italiana Eleonora Rossi lavora con il video ma, per l’occasione, ha prodotto degli still fotografici come testimonianza del progetto Forgiveness. I frame, tratti dal video “A human heart looks like a fist wrapped in blood” mantengono parte della forza espressiva del film originale, sebbene l’evidenza low-fi dei pixel e la sgranatura delle foto le renda meno convincenti come oggetti autonomi.

Tra le proposte fotografiche, rilevante la presenza di Noemie Goudal ed Enrico Savi. L’opera di Goudal, che espone scatti della serie “Island”, ha una matrice narrativa evidente, amplificata dalla scelta della dimensione installativa delle opere. Sono racconti aperti, istanti bloccati dove si schiudono infinite possibilità dell’accadere. Enrico Savi, invece, coniuga ad una sapiente organizzazione spaziale della composizione e all’eleganza formale, una formidabile capacità tecnica che gli permette di realizzare le proprie immagini attraverso un processo totalmente analogico, avvalendosi di una Holga, sorta di macchina giocattolo i cui difetti di ripresa vengono sfruttati come piena possibilità espressiva dall’artista.

Tra le gallerie più interessanti, segnaliamo GloriaMaria Gallery, che si attesta come una delle realtà più lungimiranti e coraggiose del panorama milanese: tra le proposte, gli scultori haitiani della Grand Rue e i gli spot fittizi dell’americana Katerina Jebb, caustici e raggelanti.

Un’isola di sana criticità nel mare delle consuete offerte rassicuranti e paludate.

© CultFrame 11/2010


IMMAGINI

1 Noemie Goudal, “Passage” dalla serie “Island”, lambda print, 140 x 111 cm, 2008
2 Tal Rosner, “Family Tree”, multiproiezione sincronizzata, 8 min, 2010
3 Eleonora Rossi, “A human heart look like a fist wapped in blood”, dittico I, lambda print su alluminio, 60×48 e 60×48 cm, 2010

INFORMAZIONI
Step09
Dal 26 al 29 novembre 2010
Museo delle Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci / Via Olona 6, Milano

LINK
Step09 – il sito