Mammuth. Un film di Benoît Delépine e Gustave Kervern

benoit_delepine-gustave_kervern-mammuthChe un film diverta e allo stesso tempo faccia commuovere è l’aspirazione di un gran numero di registi, ma si tratta di un’alchimia della quale in pochi conoscono il segreto. Con Mammuth, Benoît Delépine e Gustave Kervern si posizionano in quella schiera illuminata, spolverando uno humour di raro acume, sebbene mai acido, sulla storia toccante di un uomo inetto e affetto da una sorta di disabilità sociale. Si tratta di Serge Pilardosse, operaio addetto alla macellazione delle bestie in un’azienda alimentare; nei suoi panni, un ipertrofico Gérard Depardieu abbrutito nei tratti e nel portamento e reso anche un po’ ridicolo da una lunga cascata di capelli incolti. Al compimento dei sessant’anni, il signor Pilardose viene congedato dal direttore del macello con una farsesca cerimonia in vista della pensione. In concreto, però, tutto quello che riceve è un puzzle da duemila pezzi con cui potrà riempire il tempo: i soldi invece tardano ad arrivare per il mancato versamento dei contributi da parte dei precedenti datori di lavoro. Dopo un iniziale accenno di depressione dovuto all’incapacità di scandire la propria giornata al di là della precedente routine e poi all’impatto negativo con la burocrazia e con i contabili, Pilardose incoraggiato dalla moglie decide di risvegliare dal torpore la vecchia moto modello “Mammuth” –da cui il suo soprannome- e partire alla ricerca delle scartoffie necessarie a ottenere la meritata pensione.

Ha così inizio un insolito road-movie per le campagne francesi in cui il protagonista percorre a ritroso i luoghi della sua giovinezza in un’atmosfera che attinge da un lato all’ironia e al disincanto del Jim Jarmusch di Broken Flowers e dall’altro a certe situazioni oniriche à la Michel Gondry. Il risultato è una regia sospesa nell’equilibrio sottile tra la realtà e la poesia. Una realtà che è quella dura in cui prevalgono il paradosso e l’ingiustizia e una poesia che non spiana la strada all’idealizzazione, ma che al contrario lascia trasudare le emozioni da piccoli gesti anticonvenzionali  o di disperazione. Mammuth è un personaggio che vuole fuggire il reale, ma che di fatto ne è stato già risucchiato. Vive nel presente, ed è una delle tante vittime della brutalità del lavoro. Appare solido e un attimo dopo fragile. Ripugnante, e poi tenero. Si muove goffo proprio come l’animale preistorico che gli dà il nomignolo in mezzo a gente più arguta di lui. Come Ulisse, desidera tornare a casa ma sceglie anche di godersi fino in fondo le avventure che gli si prospettano. Mammuth è l’antieroe attempato di un racconto di formazione scritto per insegnare che non è mai troppo tardi per riscattarsi dai propri atteggiamenti più ridicoli e grotteschi, e Depardieu riesce a incarnarlo con un’interpretazione magistrale.

Oltre a dimostrare di saper maneggiare con rara destrezza, senza scadere mai nel patetico, temi delicati e di grande attualità -le ingiustizie verso i lavoratori, l’amore vissuto quando non si è più giovani, la difficoltà di accettare il nuovo ruolo di pensionato- Delépine e Kervern danno anche prova di grande originalità e abilità nella regia. Le inquadrature fisse alternate a lunghi piano-sequenza denotano una struttura volutamente semplice e pulita; nonostante questo, le immagini riescono a distaccarsi sempre tanto dalla banalità quanto dall’estetismo fine a se stesso grazie alla frequente inclusione di elementi dissonanti, che comportano disorientamento e mistero. I registi riescono a catturare con solerzia ogni attimo di rara intensità che trasparisce dal mondo reale. Molto azzeccata è la scelta della fotografia, che con i colori saturi a effetto super 8 ben riproduce la dimensione in cui la realtà si confonde con il sogno, e inizia a prendere la consistenza –o l’inconsistenza- di un ricordo sbiadito. I pochi dialoghi, comunque brillanti e lapidari, toccano il lirismo estremo nelle apparizioni spiazzanti del fantasma incantevole e catatonico della prima fidanzata del protagonista, morta quando erano giovani in un incidente di moto, e della nipote ritrovata dello stesso, interpretata dall’eccentrica poetessa Miss Ming.

Mammuth è un film in cui sono in primo luogo le immagini, ora realistiche, ora stranianti, o forse profondamente stranianti proprio per l’eccesso di realismo, a veicolare il miscuglio di comicità e commozione che emerge dall’opera nel suo insieme. Le espressioni da bambino impacciato e troppo cresciuto del protagonista che fa il bagno nel fiume, le inquadrature impietose sulle pelli cadenti della moglie Catherine che si rade le ascelle, la crudeltà ai limiti dello splatter del volto sanguinante della giovane amante perduta, si collocano nella dimensione liminare dove la tristezza e la paura riescono a essere esorcizzate da una risata. Una risata tipicamente francese, raffinata e spiazzante, come del tutto inaspettati sono gli orizzonti che si aprono nella vita del protagonista. E la lezione da tenere a mente è che si può fare denuncia sociale anche senza piagnucolare o provocare shock gratuiti se si guarda al mondo con la potenza dell’immaginazione.

© CultFrame 11/2010


TRAMA

Un nerboruto operaio compie sessant’anni e decide di andare in pensione, ma scopre che gli è impossibile poiché molti dei vecchi datori di lavoro non gli hanno versato i contributi. Per recuperarli, rispolvera la sua vecchia moto modello “Mammuth” e parte alla volta dei luoghi della sua giovinezza. Le finalità burocratiche del viaggio verranno meno tappa dopo tappa, annebbiate dall’affacciarsi di vecchi fantasmi e parenti perduti e sostituite da una ricerca che porterà il Nostro ad abbracciare finalmente la vita e ricominciare, anziché avviarsi verso una morte lenta dell’anima.


CREDITI

Titolo: Mammuth / Regia: Benoît Delépine, Gustave Kervern / Sceneggiatura: Benoît Delépine & Gustave Kervern / Fotografia: Hugues Poulain / Montaggio: Stéphane Elmadjian / Musiche originali: Gaetan Roussel / Interpreti: Gérard Depardieu, Yolande Moreau, Isabelle Adjani, Miss Ming / Produzione: GMT Productions, No Money productions / In co-produzione con: DD Productions, Monkey Pack Films, Arte France Cinema / Distribuzione italia: Fandango / Francia, 2010 / Durata: 89 minuti

LINK
CULTFRAME. Louise Michel. Un film di Benoît Delépine e Gustave Kervern
Sito del film Mammuth di Benoît Delépine e Gustave Kervern
Filmografia di Benoît Delépine
Filmografia di Gustave Kervern
Fandango