Tomorrow is the question! Mostra di Zimmerfrei

zimmerfrei-what_we_do_and_what_we_areRoma sa regalare visioni di luoghi incantevoli, spesso angoli nei quali si nascondono veri e propri tesori. Uno di questi è la Galleria Monitor, nel cuore di Roma. Ci siamo ritrovati in questa via, davanti a una porta blindata di metallo con su scritto in modo minimal e asciutto MONITOR. A porta dischiusa abbiamo trovato davanti uno spazio espositivo ben organizzato, grazie alla presenza di un team giovane e competente. Ci siamo subito immersi nella visione della mostra in corso dal titolo Tomorrow Is The Question! allestita in concomitanza con l’evento Roma Art 2 Nights, la notte bianca capitolina dell’arte contemporanea, promosso dalla Untitled Association.
L’esposizione è stata realizzata da ZimmerFrei, collettivo nato nel 1999 e composto da Massimo Carozzi, Anna de Manincor e Anna Rispoli, tre giovani artisti accomunati dalla passione per il video e la performance. Il loro sodalizio, giunto al suo decimo anniversario, dopo una crescita artistica di tutto rispetto, porta avanti una ricerca legata in maniera viscerale all’analisi della società contemporanea. Avendo presente come punto di partenza lo studio di uno spazio specifico, il collettivo agisce intraprendendo un rapporto diretto con il luogo e gli abitanti che lo abitano, familiarizzando con loro e facendoli diventare (luogo e persone) protagonisti dell’opera. Il loro approccio può sembrare inizialmente di stile prettamente documentaristico, ma presto ci si accorge della carica concettuale sottesa, testimoniata dalla diversità dei prodotti artistici presentati.

zimmerfrei-the_gardiansPer la sua terza personale nella capitale, ZimmerFrei presenta una serie di opere unite dalla necessità di capire cosa nelle vite di ognuno, nel corso degli anni e attraverso il susseguirsi delle generazioni, rimane o cambia irrimediabilmente. Il tempo è dunque una delle chiavi di lettura di tutto il lavoro che ha come punto di partenza visivo e concettuale il video What We Do And What We Are. La storia indagata è quella di una strada del centro di Bruxelles, rue de Laeken, e dell’umanità che la frequenta fin dagli anni Sessanta, anni del suo massimo splendore economico e che oggi, causa la nascita di una nuova economia fatta di centri commerciali e globalizzazione, è caduta in uno stato di torpore socio-economico. Nel corso dei quaranta minuti di visione, ci si accorge immediatamente che il video è un prodotto che potremmo definire ibrido: non propriamente un video artistico di pochi minuti, ma neanche un documentario di matrice fotogiornalistica.
La narrazione si dispiega nell’incontro tra gli artisti e i diversi interlocutori (negozianti, baristi, artigiani o semplici avventori) che raccontano la loro storia personale legata a rue de Laeken. Questa linea temporale discorsiva viene interrotta da passaggi più riflessivi rappresentati il primo da una voce fuoricampo, un membro della massoneria, che spiega in modo pacato e fermo lo spirito massonico volto a portare il bene e la perfezione nell’individuo e più in generale nella società, e il secondo dalla ripresa di un gruppo di cani boxer (forse metafora degli stessi artisti?), al tempo stesso osservatori e custodi, che presenziano come dei guardiani l’inizio di rue de Laeken. L’immagine di questi “guardiani” dialoga con la fotografia The Gardians dove due esemplari, un maschio e una femmina, vengono raffigurati come due moderne sfingi: la femmina ieratica e composta, il maschio sfatto in una smorfia annoiata. Il senso generale che viene percepito è un’analisi del mondo reale e una sua mediata interpretazione carichi di un senso negativo nei confronti del futuro prossimo e anteriore, un’incertezza che porta all’incomunicabilità e alla distanza tra gli esseri. L’unico interlocutore che racconta in maniera positiva la vita è il massone, insomma, una voce che pare essere lontana sia dagli artisti che da noi ascoltatori, che spiega gli intenti di una società, quella massonica, chiusa al mondo esterno e di cui la gente comune sa poco o la associa a storie di corruzione e potere.
Al contrario, negli intervistati emerge un attaccamento nostalgico e malinconico per un passato che non tornerà mai più, perché irripetibile, e una paura del futuro poichè quest’ultimo elemento è visto come buio e incerto.

zimmerfrei-un_dio_minoreStessa impressione si ottiene dall’opera Untitled (di un dio minore), registrazione audio di un’intima conversazione tra due amici, uno dei quali ha appena compiuto trent’anni e, arrivato al classico giro di boa della propria vita, confida all’amico le difficoltà incontrate nella ricerca di un lavoro stabile e l’impossibilità di riuscire a realizzarsi nella vita perché in questo Paese (Italia) senza raccomandazione non si va da nessuna parte.
Dobbiamo dire che l’argomento è una spina nel fianco nell’Italia di oggi e che tantissimi giovani sentono questa incertezza verso il futuro come un macigno, un fardello da portarsi dietro senza capirne le reali motivazioni.
Invitiamo quindi chi volesse approfondire la questione ad andare a visitare la mostra per immergersi in un percorso artistico complesso e sfaccettato, dove si viene chiamati in causa e dove si chiede allo spettatore di riflettere su questa realtà che, in modo più o meno intenso, tocca tutti.

© CultFrame 10/2010


IMMAGINI

1 What We Do And What We Are, 2010, video 40 min.
2 The Gardians, 2010, stampa fotografica su carta cartone, 120×80 cm
3 Untitled (di un dio minore), 2010, registratore a bobine, nastro magnetico, cuffie

INFORMAZIONI
Zimmerfrei TOMORROW IS THE QUESTION!
Dal 4 ottobre al 15 novembre 2010
Galleria MONITOR / Via Sforza Cesarini 43a – 44, Roma / Telefono +39.06.39378024 / monitor@monitoronline.org
Orario: martedì – sabato 13.00 – 19.00 / Ingresso libero

LINK
CULTFRAME. Tre volte Panorama. Intervista a Zimmerfrei
Il sito di Zimmerfrei
Galleria Monitor, Roma