Una questione di spazio. Mostra di Jan Dibbets, Candida Höfer, Imi Knoebel, Giulio Paolini

questione_di_spazio1L’analisi dello spazio, architettonico o concettuale, è uno dei temi principali nell’arte contemporanea ed è l’argomento su cui si basa la mostra Una questione di spazio, fino al 30 ottobre 2010 alla galleria Giacomo Guidi & MG Art di Roma. Il progetto espositivo, curato da Ludovico Pratesi, ha come punto di partenza lo studio del quadro di Velasquez, Las Meninas (1656), fatto da Michel Foucault nel celebre libro Les mots et le choses (1966).
Per comprendere il senso dell’operazione fatta da Pratesi e capire il nesso esistente tra i quattro autori in mostra, Candida Höfer, Giulio Paolini, Imi Knoebel e Jan Dibbets, bisogna fare una piccola parentesi sul testo di Foucault in cui si evidenzia il pensiero occidentale e i suoi modi di classificazione nel corso dei secoli. Ciò che ci interessa in modo particolare è l’età compresa tra XVII e XVIII sec. che Foucault definisce ‘età classica’ o anche ‘età della rappresentazione’, e utilizza proprio la lettura del celebre quadro di Velasquez come sintesi di quest’epoca. Tema centrale dell’opera è l’atto della rappresentazione che il pittore cerca di raccontare inglobando nella lettura del dipinto tutti gli attori che partecipano a questo atto: egli stesso (il pittore), il quadro (l’oggetto), il soggetto del quadro (i reali di Spagna) e infine noi, gli spettatori della rappresentazione, chiamati a partecipare grazie alla coincidenza del nostro punto di osservazione con quello del soggetto. Allo stesso tempo il quadro, oltre a cercare di rappresentare tale atto ne esprime l’impossibilità in quanto non è raffigurabile in maniera simultanea il pittore e l’oggetto della sua attività, cioè il quadro; in altre parole se l’autore si rende visibile esclude la visibilità dell’opera. Da come si può intuire, è questo un argomento ‘scottante’ nel mondo dell’arte e della conoscenza umana, che ha inizio con il mito della caverna e che continua ad appassionare.

questione_di_spazio2Qui entrano in scena gli autori di Una questione di spazio che proprio al centro della loro ricerca hanno posto tale questione. Candida Höfer, con la sua celeberrima serie fotografica sui luoghi di aggregazione umana, pone l’accento sulla possibilità di rappresentare l’oggetto reale della sua analisi (l’uomo) non rappresentandolo fisicamente. Nel caso di Teatro comunale di Bologna III sono la nitidezza estrema di ogni dettaglio, la perfetta calibrazione della luce e l’uso del grande formato a catapultarci, quasi in un gioco di rimandi, nel luogo deputato dall’uomo alla messa in scena di se stesso. Imi Knoebel indaga la bidimensionalità del quadro scomponendolo e utilizzando il colore quasi fosse una partitura musicale. Ritorna così alla luce da parte dell’artista la necessità di uno studio più profondo, quasi primigenio, sulle possibilità della rappresentazione attraverso i limiti bidimensionali del quadro. Lo spazio, il rapporto con essa e la sua riproduzione sono ben leggibili anche nel lavoro dell’unico italiano in mostra, Giulio Paolini, il quale con Studio per Synopsis, fa un’operazione concettuale simile a Velasquez ma ancor più simile a Magritte, colui che fece della capacità dell’uomo di conoscere il mondo e rappresentarlo il suo tratto distintivo. Nell’opera di Paolini sono presenti immagini sovrapposte del luogo simbolo della creazione, lo studio del pittore, all’interno di essa vi è il creatore che osserva il quadro sul cavalletto al centro della scena. Insomma l’enigma della rappresentazione pare essere insondabile: l’uomo riesce a vedere veramente il mondo esterno, lo spazio intorno a sé? Oppure è solo un’illusione in quanto ciò che l’uomo riesce a conoscere è solo una rappresentazione mentale della realtà? Il riferimento a Magritte è ancora più forte nella bellissima opera Robert Ryman Blue di Jan Dibbets. L’artista olandese sembra quasi parafrase con assoluta delicatezza l’opera La condition humaine (1933) di Magritte, cercando di stuzzicare l’attenzione dello spettatore ponendolo di fronte ad un piccolo enigma visivo, lo stesso enigma dell’atto fotografico, quello che Barthes definiva segno senza icona.

questione_di_spazio3Tutto questo discorso è molto interessante e porterebbe a pensare che più che “Una questiona di spazio”, parola quest’ultima attuale ma proprio per questo abusata, la piccola mostra poteva benissimo essere intitolata “Una questiona di rappresentazione”. In qualsiasi modo la si chiami i concetti presupposti sono del tutto legittimi e portano l’osservatore più attento a porsi altre domande: esiste ancora oggi, nel modo di classificare e concepire la realtà, l’impossibilità della rappresentazione? Oggi forse non è esatto voler analizzare la contemporaneità secondo codici di lettura ‘classici’. Grazie ad internet e all’era digitalizzata, la nostra coscienza ha l’opportunità di uscire dal corpo e allargare il campo d’azione del proprio sistema nervoso, quasi fosse un “corpo disseminato” (Sergio Giusti). Possiamo essere qui e altrove contemporaneamente, vedere e vedersi contemporaneamente. Forse siamo giunti alla totalità della rappresentazione? Sicuramente Luigi Ghirri non sbagliava quando affermava che l’immagine della Terra fotografata dallo spazio contiene tutte le immagini possibili, tutti i segni possibili.

Una questione di spazio può considerarsi un’esposizione interessante per tematiche e artisti presenti, che eleva la piccola galleria di Vicolo Sant’Onofrio ad un luogo deputato a eventi di spessore e non solo ad avvenimenti fatti per puro interesse commerciale. C’è però da dire che la presenza di tre artisti su quattro provenienti dall’Europa nord-occidentale, area geografica che potremmo considerare simile da un punto di vista culturale, ci pone un’ulteriore domanda: è dunque veritiera l’opinione di critici e storici dell’arte sull’importanza di tematiche riguardanti il dualismo spazio (luoghi)/visione da parte di artisti di matrice tedesca o nord-europea?

© CultFrame 10/2010


IMMAGINI

1 Panoramica. Sullo sfondo Candida Höfer, Teatro comunale di Bologna III, 2006. Sulla destra Giulio Paolini, Studio per Synopsis, 2006
2 Panoramica. Sulla sinistra Giulio Paolini, Studio per Synopsis, 2006. Sulla destra Imi Knoebel, Lolita – Wan, 1998
3 Panoramica. Sulla sinistra Giulio Paolini, Studio per Synopsis, 2006. Sulla destra Jan Dibbets, Robert Ryman Blue, 2004

INFORMAZIONI
Una questione di spazio / A cura di Ludovico Pratesi
Dal 17 settembre al 6 novembre 2010
Giacomo Guidi & MG Art – Arte Contemporanea / Vicolo Sant’Onofrio 22 – 23, Roma
Orario: martedì – sabato 11.00 – 13.00 e 16.00 – 20.00 / Telefono e Fax: 06.96043003 / info@giacomoguidimgart.it

LINK
CULTFRAME. Candida Höfer. Una mostra a Napoli
Giacomo Guidi & MG Art Arte Contemporanea