Francesca Woodman. Ritratti interiori tra Providence, Roma e New York

francesca_woodman1La grande retrospettiva al Palazzo della Ragione di Milano, già presentata a Murcia e a Siena, offre la possibilità di riflettere su Francesca Woodman (Denver, 1958 – New York, 1981), talentuosa artista americana che ha consumato precocemente la propria parabola artistica in soli nove anni di intensa attività, destando un fortissimo interesse postumo nella critica. La maturazione artistica della Woodman si compie fulmineamente negli anni settanta, tra i 13 e i 22 anni di età, nel periodo compreso tra il dono della prima macchina fotografica e l’anno in cui la giovane si toglie la vita. È soltanto dalla metà degli anni ottanta, tuttavia, che la sua opera viene studiata e canonizzata da parte della critica, attraverso le interpretazioni offerte da Rosalind Krauss e Abigal Solomon-Godeau in occasione della prima retrospettiva a lei dedicata nel 1986 alla Hunter College Art Gallery. In special modo, la Krauss legava l’opera della Woodman all’indagine sulla natura della rappresentazione attraverso il medium fotografico, mentre la Solomon-Godeau privilegiava una lettura femminista, interpretando gli autoritratti dell’artista come una critica alla feticizzazione del corpo femminile. Entrambe offrivano una visione a posteriori dell’artista, basata sulle categorie culturali del postmodernismo degli anni ottanta. Non a caso, la Solomon-Godeau arriva a proporre un collegamento tra l’attività della Woodman e la pratica di artiste femministe postmoderne come Cindy Sherman e Barbara Kruger, accomunate dalla presentazione sovvertita degli stereotipi femminili. Queste letture hanno generato un vero dibattito critico negli anni novanta, attraverso interventi, ora favorevoli ora contrari alle analisi di matrice gender, che hanno posto in causa rapporti tra la Woodman e il surrealismo, la transavanguardia e sono arrivati a scomodare persino Lacan.

francesca_woodman2Da queste letture la mostra milanese prende almeno in parte le distanze. L’interesse dei curatori Marco Pierini e Isabel Tejeda sembrerebbe quello di ridurre ai minimi termini la questione e riportare al centro della discussione la categoria dell’autoritratto quale istanza primaria delle fotografie della Woodman. Fin dal primo autoritratto pervenutoci Self-portrait at thirteen – che apre la mostra – il volto celato dai capelli, l’ambientazione intima, la luce misurata, l’identificazione tra modello e fotografo denunciano già la sua curiosità per la fotografia come mezzo indagatore dell’Io. In tal senso, Marco Pierini (nel catalogo della mostra edito da Silvana) propone una lettura fenomenologica delle sue opere, riconsegnandoci l’immagine di un’artista lirica, che “ha cercato di parlare di sé attraverso la restituzione del proprio corpo in forma di immagine, di suggerire dunque l’invisibile mediante il visibile”. Sulla ricerca dell’identità dell’Io insiste anche Isabel Tejeda, che si sofferma con ragione sull’immagine dell’artista adolescente impegnata nella costruzione e nel riconoscimento di una propria individualità e che sceglie non a caso di realizzare le opere a partire da se stessa.

francesca_woodman4L’esposizione presenta 116 fotografie, raggruppate in base alle serie principali, corrispondenti a momenti e luoghi della biografia della Woodman: la prima serie è realizzata a Boulder, in Colorado, dove l’artista frequenta le scuole superiori e si diploma nel 1975; la seconda corrisponde al periodo di studio a Providence alla Rhode Island School of Design (RISD); un’altra riguarda il periodo trascorso a Roma tra il 1977 e il 1978. Le ultime foto sono scattate a New York, dove si trasferisce dopo aver conseguito il diploma in fotografia, e nella natura inviolata della McDowell Colony nel New Hampshire, in cui trascorre l’estate del 1980.
Le fotografie della Woodman, che sono di piccolo formato e quadrate, si focalizzano sul rapporto tra il corpo, spesso equiparato a oggetti presentati come nature morte, e lo spazio. Le sue inquadrature insistono su apparizioni corporee ai margini dello spazio fotografico o in rapporto a specchi e vetri come nella serie Space (1975-1976), in cui secondo la Krauss l’artista usa il proprio corpo per indagare questioni legate alla composizione fotografica.
La mostra documenta anche l’attitudine performativa dell’artista tramite cinque frammenti video, realizzati a Providence e restaurati recentemente dall’Estate di Francesca Woodman di New York. È stata inoltre ricostruita, per la prima volta in Italia, l’installazione Swan Song (ispirata al capolavoro di Proust) composta da cinque fotografie di circa un metro per un metro collocate ad altezze variabili, in modo da creare un’interrelazione tra il corpo dell’artista e lo spazio del contesto architettonico.
Il percorso fulmineo della Woodman pare pertanto dotato di una sua coerenza, al di là delle differenti letture ideologiche. Vi resta costante un tormento identitario che spinge l’artista a scrutare il proprio corpo, ora frammentato dietro a porte e camini nella casa bohémien di Providence, ora immerso nella natura incontaminata del New Hampshire, dove l’immedesimazione panica arriva illusoriamente a trasformare le sue braccia in rami d’albero.

© CultFrame 10/2010


IMMAGINI

1. Francesca Wodman, Untitled, Roma, 1977-1978, stampa alla gelatina d’argento
2. Francesca Wodman, Yet another leaden sky, Roma, maggio 1977-agosto 1978, stampa alla gelatina d’argento
3. Francesca Wodman, Then at one point I did not need to translate the notes; they went directly to my hands, Providence, Rhode Island, 1976, stampa alla gelatina d’argento

INFORMAZIONI
Francesca Woodman / A cura di Marco Pierini e Isabel Tejeda
Dal 16 luglio al 24 ottobre 2010
Palazzo della Ragione / Piazza Mercanti, Milano / Telefono: 02.43353522
Orario: martedì – domenica h 9.30 – 19.30, giovedì h 9.30 – 22.30, lunedì h 14.30 – 19.30
Biglietti: intero € 8,00 / ridotto € 6,50
Catalogo: Silvana Editoriale

LINK
CULTFRAME. Fotografie. Mostra di Francesca Woodman
CULTFRAME. Donna: Avanguardia femminista negli anni ’70 – dalla Sammlung Verbund di Vienna. Una mostra a Roma
CULTFRAME. Celibi. Un libro di Rosalind Krauss
Il sito della mostra di Francesca Woodman