Cinema come poesia. Capitoli sui Bordi di un’Immagine. Un libro di Tommaso Pomilio

tommaso_pomilio-cinema_come_poesiaQuesto Cinema come poesia di Tommaso Pomilio viene definito dallo stesso autore “un libro da continuare”, un tentativo di avvicinamento al cuore di un intreccio “fatale” come quello tra cinema e letteratura: un intreccio che ha segnato l’ultimo secolo, e oltre, sia dal punto di vista dei letterati sia da quello dei realizzatori e degli studiosi d’immagini.
Il volume vuole essere anche un compendio storico-didattico corredato da una preziosa bibliografia, assai utile per studenti e appassionati del tema. Al rapporto tra cinema e letteratura, più o meno dicotomico, è dedicata la prima parte dell’opera, già molto densa di riferimenti e di suggestioni originali. Nella seconda, si cerca poi di riassumere, approfondire e rilanciare l’analisi del cinema che va “verso (la) poesia”, e in parte anche il vice versa. Non a caso nella sua Premessa (si trova per intero on line) l’autore cita: “«Non si può fare cinema col cinema, poesia con la poesia, pittura con la pittura», amava dire Carmelo Bene, echeggiando una pagina landolfiana di Rien va. «Bisogna sempre fare altro»”.

Pomilio è docente di letteratura presso la “La Sapienza” di Roma, e autore di prose e versi firmati come Ottonieri dall’esordio di Dalle memorie di un piccolo ipertrofico (Feltrinelli 1980 e No Reply 2008), testo liquido e liquidatorio presentato da Edoardo Sanguineti, sino al più recente e assai transmediale e cinematico Le strade che portano al Fùcino (libro+cd, Le Lettere 2007). E quindi Pomilio, con Ottonieri, era uno dei pochi a poter “tentare” e forse l’unico a poter raggiungere una sintesi che scorre con tanta fluidità.
Il volume presenta infatti molteplici punti di accesso, è sì reticolare e agglutinante, con continui rimandi e rewind, ma la sua lingua non depista e non detourna se non a fin di bene, e riesce così a ricostruire molte di quelle tante strade che portano al cinema. Attraverso il libro, il lettore può infatti rivivere in parallelo e in concentrato gli albori del film muto, tra cinema puro e cine-romanzi (si accenna anche a uno studio dei grafemi nello schermo, non solo quelli delle formalizzate didascalie), passando per la nuova “letteraturizzazione” verificatasi col successo del sonoro, e poi per l’“avventura” dell’autonomizzarsi del cinema dalla letteratura sino all’inseguimento che porta la letteratura stessa, e la poesia, ad assorbire la lingua del cinema.
Pomilio illustra molto bene come il cinema diventi sin dal primo ’900 un nuovo punto di gravitazione, il luogo della “convergenza estetica” u-topica dell’arte totale: all’interno dell’“ibridante spazio-cineletterario” si attua un fisiologico parassitare e parassitarsi di forme e di sogni, possibile tra due “arti sequenziali”, accomunate cioè da una ricorrente dimensione temporale e narrativa, e nel profondo originate da simili catene di immagini psichiche, mentali: pulsioni-immagini che si muovono nel regime fluido della pulsionalità dove precipitano (e sorgono) le ombre e le luci del cinema… ma anche quelle della letteratura, di quella “modernista e ultramoderna”, o meglio della poesia.
Per dimostrare come il ’900 sia stato davvero il “secolo del montaggio” (come sintetizzato da Sanguineti) e come il cinema si sia rivelato non rappresentazione ma sostanza della vita moderna, macchina po(i)etica che suscita intelligenza immaginativa e svela come sia assai “ibrida, di fondo, la natura di ogni atto percettivo”, Pomilio passa in rassegna una fitta schiera di testimoni. Tra i primi il Paolo Buzzi di L’ellisse e la spirale – Film+Parole in libertà (1915) e i futuristi (del 1916 il Manifesto), per entrare poi nei ruggenti anni Venti, stagione feconda a tutte le latitudini.

In Italia, il letterato reagisce in modo contrastante: dal divismo di D’Annunzio, ai discordanti rapporti con la natura selvaggia del cinema di Pirandello (all’insegna dell’alienazione dell’uomo di lettere in un sistema produttivo di gruppo che non può essergli proprio), senza trascurare il “cinetismo flânant” e il “montaggio di attrazioni” urbane de La Passeggiata di Palazzeschi ma anche di Soffici e Dino Campana.
Oltralpe, è tutto ancora da riscoprire Jean Epstein (e da recuperare il Castoro che gli ha dedicato Laura Vichi) e poi il multiforme movimento Surrealista francese, e Artaud, e il cinema come “nuovo essere”, come “testo secondo” puro e impuro teorizzato da Bazin, mentre Metz descriverà il cinema come sempre intento a “risalire la china della sua facilità”, cioè a non arrestarsi alla soglia della sua denotazione e anche a fare i conti con “l’immediatezza della irruzione” dell’immagine che “avviene” e “si presenta”, rendendo invisibili i suoi filtri…
A Est, come non riattraversare i formalisti russi ed Ejzenštejn, e la “coscienza radicale della forma” del cinema-di-poesia di Tarkovskij, e poi di Sokurov, e prima di Paradzanov e Pelesjan, capace di solleticare la “seconda vista” dello spettatore? Tutti autori che hanno ricercato l’oltre-spazio a-narrativo se non proprio anti-narrativo del cinema, aprendo sempre a immagini ulteriori, e non a caso l’ultimo capitolo del volume è dedicato a quel “Film che scorre sotto altro film. Come uno specchio oscuro che promana visione da visioni”.

Occorre però chiarire, e apparirà chiaro dai nomi succitati, che il libro non è solo un inventario delle deviazioni “ai limiti del mesmerico”, ma anzi rievoca a ragion veduta le visioni di molti di quegli autori che hanno lavorato consapevolmente all’u-topia cinematica, le cui pagine scritte (Pomilio lo dice a proposito di Epstein) hanno non di rado anche valore poetico autonomo. Come le molte riflessioni sul cinema di artisti che il volume invoglia a riscoprire per intero, da Virginia Woolf a Gor’kij e Majakovskij a Dylan Thomas (con Maya Deren)…
E allora possiamo riavvolgere il libro che si fa sempre più caleidoscopio rievocando il dibattito sul numero monografico dedicato al Cinéma da “Les Cahiers du mois” (ottobre 1925), con molti artisti per cui già cinema è poesia, ricordando gli “scenari” di Robert Desnos (da cui nel 1928 L’Etoile de mer di Man Ray) e Picabia e Cocteau e Duchamp (con le sue spirali), e la riscoperta del lato selvaggio del cinema dei lettristi a metà del secolo, quando anche Buñuel definiva il cinema “strumento di poesia”, ai testi poetici di Pierre Albert-Birot e del sodale Philippe Soupault, nati nelle sale cinematografiche, fino alla dream machine immaginata, e realizzata, da Burroughs (autore con Balch di altro cinema poietico) e Brion Gysin alla fine degli anni ’50 e la nuova stagione dei film-maker indipendenti, molti americani, come Stan Brackhage e il suo discepolo Deren, che svelano il “lato interno della visione cinematica” un riverberarsi neuronale “sotto la superficie di ogni linguaggio”.
Ma non possiamo riportare oltre le varie voci e genealogie di autori che lavorano con le immagini sull’asse dal visibile all’invisibile. Solo dire che Pomilio arriva ad accennare anche all’“impero della clip”, a quella nuova frontiera del video, non solo musicale, che ha segnato le ultime decadi del ’900 tra nuovi “stilizzatori” e nuovi formalisti…cosa si potrà dire ancora del 3D?

© CultFrame 10/2010


CREDITI

Titolo: Cinema come poesia. Capitoli sui Bordi di un’Immagine / Autore: Tommaso Pomilio / Editore: Zona  / 130 Pagine / Prezzo: 13,00 euro / ISBN: 9788864381091

LINK
Cinema come Poesia di Tommaso Pomilio. Premessa
Editore Zona


INDICE

Premessa

PARTE PRIMA: IL CINEMA CONTRO LA LETTERATURA

Un contatto discorde / Assorbimento della lettera / Il letterato nel lavoro filmico / Traslitterazioni / Visibili, invisibili tessuti del narrare / Nello spazio/tempo del racconto / Il luogo (impronunziato) dell’enunciazione / Il sistema del racconto / Parole per filmare: una struttura liquida / Sintassi filmiche e spazio letterario

PARTE SECONDA: IL CINEMA VERSO LA POESIA
Metriche del subliminale / Il pensiero magico (del cinema) / Alchimie dell’espressione / Figure dell’Immagine / Le spirali di una seconda vista / Aperture della visione / Il cinema verso la poesia / Un nuovo stato dell’intelligenza / Scenari, poemi cinematografici / La poesia del cinema: oltre l’essenza del linguaggio / Metro e ritmo nel film / Verticalità dell’invisibile / Una metafora della Visione / Sotto un film scorre un altro film (Come un epilogo, per non finire)

Riferimenti bibliografici