Il Centro d’arte contemporanea a Punta della Dogana. Venezia

di Diana Marrone

punta_della_dogana1Solo un bretone, come François Pinault, che coglie l’intensità dello spazio – storico, fisico, spirituale – e ne coltiva, inesorabile, tutte le modalità per valorizzarlo, poteva creare a Punta della Dogana un centro d’arte internazionale. Insieme al suo Palazzo Grassi, ospita non solo la sua sterminata collezione ma anche eventi e altre esibizioni temporanee.
Un po’ di storia: il 27 aprile 2007 Palazzo Grassi  (già di Pinault dopo la dismissione degli Agnelli) si aggiudica il concorso per la creazione di un centro d’arte contemporanea a Punta della Dogana che, interamente rinnovata dall’architetto Tadao Ando, ospiterà una selezione di opere della collezione François Pinault Foundation. L’8 giugno 2007 François Pinault firma la convenzione della partnership tra il Comune di Venezia e Palazzo Grassi per una durata di 33 anni. Dal 21 gennaio 2008 al 16 marzo 2009 si svolgono i lavori di restauro, durati circa 14 mesi, per un costo complessivo di 20 milioni di euro. Punta della Dogana ospita circa 141 opere della Collezione François Pinault (che comprende oltre 2500 lavori).

Con la sua forma triangolare, Punta della Dogana divide il Canal Grande dal Canale della Giudecca. Dal 6 giugno 2009 Palazzo Grassi e Punta della Dogana presentano l’esposizione Mapping the Studio curata da Francesco Bonami che, attraverso una selezione di opere della collezione di François Pinault, ricostruisce il percorso di ogni opera, dalla genesi nell’universo privato dell’artista fino all’approdo in una delle collezioni più importanti del mondo.
Pinault ha scelto Ando sia per ristrutturare Palazzo Grassi (la prima delle sue acquisizioni veneziane, la seconda è stata frutto di un cesello fine operato dal sindaco Massimo Cacciari che ha avuto a cuore le sorti del vecchio casello daziario della Serenissima) sia per edificare Punta della Dogana.
Dotato di un caffè e di uno shop (anche di una curiosa terrazza periscopica, tipo altana, con funzioni di belvedere) la Dogana esprime tutta la capacità dell’architetto nipponico a lavorare massicciamente sulla rifondazione – rispettando a fondo le anime vere dell’edificio, ripulendolo da tutte le superfetazioni avvenute nel tempo e da tutti i segni dell’abbandono.

104BD20090827D0017.jpgPunta della Dogana è immune alle maree grazie alla ristrutturazione ma è anche una sorta di scrigno: dentro la pianta triangolare, Ando ha creato uno spazio – di forma squadrata e a tutta altezza – in cemento armato. Il visitatore naviga lo spazio in maniera accurata e semplice insieme, senza perdersi tra le innumerevoli sale così ricavate. Il cemento di Ando, che molti possono anche pensare sia sempre la stessa cifra compositiva, qui si adatta alla perfezione al pre-esistente e soprattutto sembra meno “Ando” di qualsiasi altro palazzo del famoso architetto. Di pregevole fattura, lungo tutte le aperture dell’edificio (porte e belvedere compreso), vi sono dei meravigliosi serramenti in ferro lavorato che Ando ha creato da suo disegno con gli artigiani veneziani. Punta della Dogana, per usare un francesismo, è il nuovo arrondissement dell’arte internazionale, considerando che vi sono altre fondazioni, come la Fondazione Vedova, lungo lo stesso, straordinario canale della città lagunare.

© CultFrame 10/2010

IMMAGINI
1 Punta della Dogana, Venezia. Interno. © Palazzo Grassi SpA, ORCH orsenigo_chemollo
2 Punta della Dogana, Venezia. © Thomas Mayer

LINK
Punta della Dogana, Venezia

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