Visioni del mondo. Mostra di Daido Moriyama

daido_moriyama-tokyo_1978L’ex ospedale S. Agostino di Modena ospita la più grande mostra retrospettiva realizzata al mondo del fotografo giapponese Daido Moriyama, una mostra interamente prodotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. 450 scatti in tutto, ci ha tenuto a sottolineare il curatore Filippo Maggia, tramite le quali è possibile ripercorrere la carriera artistica del fotografo. L’imponente esposizione è stata inaugurata in occasione del Festival della Filosofia, dedicato quest’anno al tema della fortuna, con la partecipazione dell’artista (giunto per l’occasione per la prima volta in Italia) che durante la conferenza stampa alla domanda di cosa ne pensasse del tema di quest’anno del festival ha risposto: «Quando avevo sette anni trovai per caso una macchina fotografica funzionante in casa. Questa per me è la fortuna». Infatti Moriyama, oggi settantaduenne, ha sempre portato con sé la macchina fotografica durante la strada percorsa dagli anni Sessanta in avanti. E nel suo caso il concetto di strada non è affatto una metafora, ma l’emblema della sua vita e della sua carriera. A cominciare dal nome. Daido in realtà si chiama Hiromichi che in italiano significa “ampia strada” e Sulla strada dello scrittore beat Jack Kerouac è il suo libro ispiratore. In tutti questi anni Moriyama ha vagabondato per le strade di Tokyo (ma non solo) senza porsi una meta precisa ma decidendo la direzione in base all’odore delle cose, proprio come farebbe un cane randagio, tanto da individuare come suo autoritratto l’immagine Stray Dog, in cui si può osservare un cane ripreso da dietro mentre si sta scaldando al sole e che per un momento si volta verso l’obiettivo. E, ancora, il riferimento al cane è richiamato in Memories of a Dog, una raccolta di suoi saggi sulla fotografia.

daido_moriyama-after_schoolNella retrospettiva modenese Visioni del mondo si respira la voglia inesauribile di raccontare la città con le sue strade e la sua gente, secondo un approccio simile a quello di un altro importante nome della fotografia giapponese, vale a dire Shomei Tomatsu di cui Moriyama è l’erede. Durante la conferenza stampa Daido ha ammesso che gli stimoli che una città può dare sono talmente tanti che spesso ha avuto la sensazione di esserne travolto e ha avuto bisogno di chiudersi in casa per restare da solo. In seguito, però, quando la confusione si è affievolita e qualcosa ha cominciato a evidenziarsi rispetto alle altre, è tornato fuori e ha scattato senza scartare nemmeno soggetti apparentemente ordinari. Nelle immagini di Moriyama infatti compare di tutto: dagli oggetti abbandonati ai cartelloni pubblicitari, da un panorama innevato ad animali lungo la strada, da attimi di tranquilla vita quotidiana (una bambina che salta la corda, un gruppo di studentesse sul ciglio della strada, un attore teatrale che si trucca davanti allo specchio, gente sulla metropolitana, …) a scene più perturbanti, come quelle realizzate nel quartiere a luci rosse o quelle di feti conservati nella formalina.

daido_moriyama-on_the_bedLa sua visione però si distacca dal documentarismo classico, così come aveva dichiarato agli esordi della sua carriera quando nel 1968 collaborò con la rivista Provoke, il cui principio fondatore consisteva nel ritenere che il mondo non sia come noi pensiamo di conoscerlo a priori. E in effetti la sua fotografia non è una mera registrazione oggettiva del mondo quanto piuttosto l’attestazione della sua risposta personale ed emozionale agli stimoli provenienti dalla città. È il suo mondo interiore che, nell’incontro con la realtà esterna, prende forma, insomma è lui che si rivela nella città. «Le mie fotografie – ha precisato – sono sempre state lettere private che scrivo e mando a me stesso». Ed è soprattutto nello stile che si evince questo approccio. Le sue i sono tutte in un bianco e nero molto contrastato, mutuato da Eikoh Hosoe del quale è stato assistente e da William Klein; inoltre, sono magistralmente imperfette perché sono volutamente sovraesposte o mosse o sgranate, mentre le inquadrature sono spesso oblique e la gente compare di frequente di schiena o controluce. Tutto ciò consente di spostarsi su un piano simbolico. Emerge così il ritratto di città realistiche e al tempo stesso intriganti che di giorno hanno qualcosa di enigmatico, mentre di notte assumono la carica erotica di corpi pulsanti. A ragione Martin Parr ha definito Daido Moriyama come un vero visionario. «Per me fotografare è vivere – ha spiegato l’artista a CultFrame – attraverso la fotografia cerco di conoscere e di mostrare il mondo. Il mio è quindi un lavoro senza fine. Fino a quando esisterà il mondo, io scatterò delle fotografie».

© CultFrame 09/2010


IMMAGINI

1 Daido Moriyama. Tokyo, 1978. fotografia b/n, courtesy l’artista
2 Daido Moriyama. After School, Ishikawa, Japan, 1971. fotografia b/n, courtesy l’artista
3 Daido Moriyama. Tokyo, 1978. fotografia b/n, courtesy l’artista

INFORMAZIONI
Dal 17 settembre al 14 noembre 2010
Ex Ospedale Sant’Agostino, Modena / Largo Porta Sant’Agostino, 228 /
Orario:  martedì  – domenica  11.00 – 19.00 / Ingresso libero
Info: Fondazione Fotografia / c/o Fondazione Cassa di Risparmio di Modena / Via Emilia Centro 283, Modena /Telefono:  059.239888 / info@mostre.fondazione-crmo.it
Catalogo: Daido Moriyama. Visioni del Mondo  / a cura di Filippo Maggia / Skira Editore, Milano 2010 / 448 pagine / bianco e nero
Curatore della mostra: Filippo Maggia

LINK
CULTFRAME. Skin of the Nation. Mostra di Shomei Tomatsu
Il sito di Daido Moriyama
Fondazione Cassa di Risparmio, Modena