Il processo della verità – Le radici del film politico-indiziario italiano. Un libro di Anton Giulio Mancino

Anton Giulio MancinoAndiamo a verificare su un dizionario della lingua italiana i significati della parola verità. Il primo, e anche il più ovvio: “ciò che è vero in senso assoluto oppure in relazione a determinate convinzioni o situazioni”. Il secondo: “la qualità posseduta da qualcosa, di essere vera, perché trova la sua corrispondenza o nella realtà oggettiva o nelle regole del pensiero logico”. Il terzo: “le verità rivelate” (in senso religioso, n.d.r.). Il quarto: “buonafede, sincerità, franchezza”.
A parte, l’accezione legata alla sfera dei credenti, gli altri tre significati (tratti dal Grande Dizionario Gabrielli) appaiono decisamente importanti, poiché accanto alla definizione certa, vengono sempre aggiunti degli elementi che tendono a rendere il concetto in questione ben più complesso e sfuggente di quanto si sia portati a credere.
Ed ancora. Se collochiamo la parola verità, con tutti i suoi risvolti, nella ricerca filmica in ambito linguistico e storico, la faccenda si complica ulteriormente, poiché la natura stessa del cinema (anche quando ci si trova nel settore documentaristico) è di fatto ambigua, potenzialmente falsa e falsificatrice.
Come procedere, dunque, nel percorso della storia del cinema, in relazione a un tema che sembra totalmente scivoloso?
Ci ha provato Anton Giulio Mancino con il suo libro Il processo della verità – Le radici del film politico-indiziario italiano (Edizioni Kaplan).
L’autore non si occupa direttamente del concetto linguistico-filosofico a cui abbiamo sopra accennato; compie invece una robusta e articolata ricognizione nella produzione filmica italiana, in special modo, del primo dopoguerra. Ciò che interessa a Mancino, evidentemente, non è comprendere se la questione della verità si possa collocare in un discorso ampio sul cinema mondiale quanto piuttosto cercare di fare un po’ di ordine nel cinema di casa nostra, e in parte anche nella critica che di questo cinema si è occupato.

Il primo fattore messo in chiaro dall’autore è che la definizione “cinema politico”, spesso appiccicata alla filmografia di alcuni cineasti nazionali, è troppo generica, vaga, per certi versi velleitaria. Il secondo è relativo alla questione del dubbio, dell’incertezza e dunque dell’analisi indiziaria, il tutto applicato ad alcune situazioni illustrate in diversi lungometraggi. Mancino parla di film politico-indiziario che tramite certi autori “trasferisce allo spettatore precisi dubbi o perplessità circa le verità politiche ufficiali e istituzionalizzate”.
In sostanza, ciò che stimola l’autore di questo saggio è il processo intellettuale che ha portato alcuni sceneggiatori e registi non tanto a rappresentare determinati eventi della storia italiana con la certezza della verità quanto piuttosto con l’esigenza di comprendere gli accadimenti, attraverso un percorso fatto di indagini, riflessioni, ricostruzioni che intende contrapporsi alla verità ufficiale andando ad analizzare il “processo storico della verità”, cioè “il percorso compiuto dalla verità politica in un determinato periodo di riferimento”.

Il processo della verità è un volume che dal punto di vista dello studio critico presenta numerosi punti di interesse, in primo luogo connessi al recupero di opere centrali nella nostra filmografia ormai quasi dimenticate. Ecco qualche esempio: Roma ore 11 di Giuseppe De Santis (1952), Processo alla città di Luigi Zampa (1952), Ai margini della metropoli di Carlo Lizzani (1953), Salvatore Giuliano di Francesco Rosi (1961).
L’impostazione voluta da Mancino è puntuale e precisa, basata su numerose pezze d’appoggio ed estratti da altri testi e documenti. La collocazione critica sembra essere più che altro quella storicistico/contenutistica, piuttosto che strettamente linguistica, e questa forse è l’unica (ma comunque totalmente perdonabile vista l’evidente sostanza dello studio) mancanza del libro.

© CultFrame 07/2010


CREDITI

Titolo: Il processo della verità / Sottotitolo: Le radici del film politico-indiziario italiano / Autore: Anton Giulio Mancino / Editore: Kaplan Edizioni / Anno: 2008 / Pagine: 323 / Prezzo: 20,00 euro / ISBN: 978-88-89908-22-8


INDICE DEL LIBRO
Premessa
Capitolo 1. / Certificato di morte presunta del neorealismo
Capitolo 2. / Il libero convincimento del regista: il film come inchiesta, processo indiziario e pubblico dibattimento (L’inchiesta a tutto schermo; Dalla realtà al reato; L’udienza è aperta al cinema; Così parlò Spicacci)
Capitolo 3. / La terra che tremò a Portella: il bandolo della matassa
Appendice / I. Proceso alla città (Soggetto inedito di Ettore Giannini e Francesco Rosi, 1952) / II. Portella delle Ginestre (Soggetto inedito di Felice Chilanti, da un’idea di Giuseppe De santis, 1956) / III. Segreti di Stato (Finali alternativi, conformi alla versione della sceneggiatura dal titolo L’avvocato del 18 ottobre 2001 di Paolo Benvenuti, Paola Baroni, Mario Cereghino)
Bibliografia ( Indice dei nomi e dei film citati

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