Corpus – Arte in azione. Tania Bruguera. Una performance?

tania_bruguera2‘La nuova epifania della bellezza risiede nell’etica dell’essere umano’. Questo è un brano delle voci misteriose che hanno assalito l’artista cubana Tania Bruguera all’alba di giovedì 3 giugno 2010, mentre da Ponte-Vetera dove stava esibendo, raggiungeva di notte a piedi da sola l’albergo poco distante dalla galleria. Voci che le scavano dentro, mordendola, fino a paralizzarla come artista, impedendole di cibare il pubblico ancora, per il momento, con la sua arte. Apparentemente.
La potenza di quel messaggio la scuote a tal punto, l’attanaglia e di fatto le impedisce all’ultimo momento – mettendo consapevolmente a rischio la sua carriera – di performare a Corpus. Arte in Azione, il 7 giugno 2010.
Corpus è una rassegna di arti performative ospitata al Museo Madre di Napoli, fino al 26 giugno 2010, in collaborazione con il Teatro Festival Italia. Altre artiste invitate dai curatori Eugenio Viola e Adriana Rispoli oltre Tania Bruguera, sono Maria Josè Arjona (Vires, Exercise on Power), Teresa Margolles (Untitled) e Regina Josè Galindo (Untitled), cui si affiancano la napoletana MaraM e la croata Xena Zupanic diretta da Sebastiano Deva (Mystica).

La Bruguera doveva performare su Napoli ed i Femminielli, storiche figure popolari (uomini che si sentono donna e come tali si abbigliano e si comportano) già saccheggiati da artisti, fotografi, registi di ogni dove e noti al pubblico più prosaico per le loro tombole o per alcune sguaiate scene di sesso.
Lunedì 7 giugno 2010, giorno previsto per la performance (assai poco il pubblico intervenuto), i giornalisti ricevono un comunicato stampa che informa che la Bruguera ha annullato la performance per protesta contro la città inospitale e alcuni non meglio precisati screzi con il direttore del Museo, Edoardo Cicelyn. Al posto dell’azione artistica, sarebbe stata indetta una conferenza stampa.
Il pubblico, pagante, entra pensando di assistere ad una performance, mentre trova un tavolo, quattro sedie (una per l’artista, una per la splendida e brava traduttrice, Dianella, due per i muti curatori Rispoli e Viola). In sala viene distribuito un comunicato del direttore che, assente, si dissocia dalla decisione dell’artista di annullare last minute la performance (“un’istituzione dedicata alla promozione dell’arte contemporanea deve essere attendibile nei confronti del proprio pubblico e nello stesso tempo coerente con la propria missione”) ma non nega ospitalità alla conferenza, pur decidendo di non parteciparvi. I curatori si dissociano del pari da quanto agito da Bruguera, ma non aggiungono altro.

Cosa accade a questo punto? La Bruguera, smentendo le motivazioni dell’annullamento della performance comunicate alla stampa (ma non agli ignari e pochissimi spettatori paganti), dice che per la prima volta nella sua vita, pur non essendo cattolica, né credente, trovandosi di notte a camminare per strada, ha sentito uno sguardo fantasmatico su di sé, poi delle voci, ed il contenuto di questo bisbiglio dell’anima l’ha condotta a non agire come artista, ad auto-censurarsi, a chiudersi, rischiando professionalmente per questa propria scelta (decisa pare la sera prima di performare), perché troppo sconvolta.
A quel punto legge quanto aveva appuntato sulle frasi della voce, da un quadernino: “Tutto quello che accade nel mondo – come l’eruzione del vulcano islandese, la perdita tragica di petrolio nel golfo del Messico, il tornado guatemalteco – non è un caso. Sono segni di Dio. Chi si limita a soddisfare disegni materiali in maniera compulsiva, acquistando beni e basta, senza dar conto della sofferenza, tratta con ignoranza le persone e le nazioni. Abbiamo bisogno di elevare la nostra anima a Dio”.
Il racconto è incerto, l’artista (che ricordiamo viene dall’area del mondo in cui il petrolio della BP sta rinnegando ogni forma vitale e dove la furia di tutti i prossimi tifoni attesi per la stagione si abbatteranno, pare con una violenza inaudita causa inquinamento) si interrompe spesso – pare riannodando i fili di quella parvenza di presenza all’alba di una nuova vita per lei. Epifania dell’umanità.
“La voce poi diceva tus-tous o qualcosa del genere. Una volta in albergo, terrorizzata, sono andata su google e ho visto che immettendo le lettere del bisbiglio finale, il correttore del motore di ricerca mi portava a queste due parole – Totus Tuum – il famoso brocardo di Giovanni Paolo II. Io non sono credente, non prego. Ma quell’uomo per me ha rivestivo lo stesso un cambio epocale, perché quando ha visitato Cuba, dopo il mio paese è cambiato per sempre. Quando è morto la sua eredità ha scosso il mondo, anche di persone non cattoliche come me. Non ho mai creduto a Gesù, a Maria, sto solo cercando di capire la conseguenza di questa presenza, di queste voci interiori. Dal paese da cui provengo, per la mia educazione marxista-leninista, tutto questo è incomprensibile e assai inconsueto.
La prima volta che mi trovai fuori di casa (ero a Londra, era il 1995), sognai qualcosa. La mia casa circondata d’acqua e di squali. Dopo pochi giorni – un po’ come ora, dopo le voci dell’alba di giovedì – ho trovato la forza di confrontarmi con esso. In quel caso, non feci altro che chiamare a casa, scoprendo che l’avevano derubata nel giorno del sogno e che mio padre era stato ricoverato. Credevo di essere impazzita nel 1995 e sono molto scossa ora. Questa non è una performance, è una vera conferenza stampa. Ho rinunciato a performare, incurante delle conseguenze, del fatto che potrei essere non pagata e che potrei danneggiare la mia reputazione, per utilizzare la mia fama, la mia posizione, per parlarvi di questo mio stato, delle voci e del loro contenuto.”

tania_bruguera1Curatori muti, il pubblico rumoreggia in tutte le direzioni. C’è il professore universitario  che si scaglia sull’artista urlando che trova esecrabile il comportamento di una persona “poco professionale”; c’è il decano dei giornalisti d’arte napoletani che invoca (non si sa se serio o faceto) il medico dei pazzi, un altro critico minore che chiede che fine facciano i prezzi dei biglietti, alcuni fan della Bruguera, in prima fila, che le dichiarano eterno amore e affermano di restare convinti che la conferenza sia una performance e non una semplice dichiarazione.
La Bruguera nega, più volte, dicendo non si tratti di un’azione artistica. Educatamente, come il martirio di San Sebastiano, assorbe l’aggressività di spettatori trasformati in polli e galline del peggior pollaio, una metafora perfetta di uomini e donne impegnati a consumare voracemente, senza sosta, senza contemplare rispetto per l’uomo, per il luogo (dell’azione, del consumo, del riposo, del fare popolo). Assorbe tutto, la Bruguera – a volte pallida, a volte silente, a volte accalorata a rispondere e negare. Senza scomporsi dalla sedia, mani sul tavolo, assolutamente coerente e impegnata, dopo ogni domanda aggressiva a cui se ne aggiunge subito un’altra senza darle tempo per rispondere. Attende, fino a che non ci siano più domande, fino allo sbollire dell’inutile rabbia. Sola contro tutti. Ci si chiede: fissa in una parte? Oppure tutto quello che ci ha raccontato non è solo un pretesto narrativo, ma è vero (le voci di dentro, lo shock per il mondo e la sua deriva, improvviso il peso del peccato del mondo)? E se fosse vero, perché i curatori si sono maldestramente inventati dell’annullamento per protesta contro la città e il direttore? Interrogati a questo proposito, affermano poco convincenti errori di comunicazione alla base del comunicato, smentiti, ripetiamo, dalla Bruguera.

Non importa in realtà cosa veramente sia successo (e se i curatori fossero parti dell’azione), perché siamo a testimoniare che l’artista non ha licenziato la sua azione come una performance e pertanto essa non resterà a imperitura memoria come tale. Bruguera, nonostante curatori e platea (disorientati, scarni, a tratti aggressivi), ha preso lo spazio di un’azione concettuale, uno statement d’artista che non è provocatorio, ma accorato, supplice, incredibilmente attuale, ricavato da un podio in cui essa nuovamente scarnifica se stessa per parlare di mondo, di sofferenza, di pericolo per la specie. Certo, lo fa in un modo spiazzante rispetto a quanto accaduto finora nelle sue performance, sicuramente più eccitanti per gli avidi voyeur dell’arte.
In una parola, a Napoli, nella città teatrale per eccellenza e durante un festival di teatro internazionale, pur essendo in un museo di arti visive, Bruguera ha fatto – da artista – teatro. Teatro di parola e di verità, alla Zola e all’Ascanio Celestini.
Chissà se le altre performance raggiungeranno una crasi di linguaggi così interessante, curatori complici o no a parte.

© CultFrame 06/2010


BREVE BIO

Tania Bruguera nata nel 1968 all’Havana, Cuba. Vive e lavora tra Chicago, Parigi e Havana. Ha partecipato, tra l’altro a Documenta 11 (Kassel), Performa (New York), tre Biennali di Venezia, due Biennali di Gwangju (Corea) e tre Biennali dell’Havana. Il suo lavoro è stato esposto nei più importanti musei europei e americani, tra cui: Tate Modern, The Whitechapel Gallery (Londra), ZKM (Karlsruhe), IVAM (Valenza), Kunsthalle di Vienna, PS1 e The New Museum of Contemporary Art (New York).
Come testimonia l’ultima performance con una pistola carica puntata alla tempia, al Pavilion de la Urgencia alla Biennale di Venezia, a cura di Yota Castro, l’artista interpreta il corpo come paesaggio sociale tanto da definire il suo modus operandi Arte de Conducta. Il concetto stesso di performance si amplia, in quanto l’artista demanda parte dell’azione allo spettatore, creando una tensione, un cortocircuito tra artista e pubblico.

IMMAGINI
1 Tania Bruguera alla Biennale di Venezia 2009
2 Tania Bruguera in una performance

INFORMAZIONI
Dal 7 al 26 giugno 2010
MADRE – Museo d’Arte Donna Regina / via Settembrini, 79 (Palazzo Donnaregina), Napoli / Telefono: 081 19313016
Orario: lunedì, mercoledì – venerdì 10.00 – 21.00 / sabato e domenica 10.00 – 24.00
a cura di Adriana Rispoli e Eugenio Viola

LINK
Il sito di Tania Bruguera
Il museo MADRE, Napoli

5 commenti

  1. Bravi, meno male che qualcuno è riuscito a trascrivere la non azione di Tania. Bravi per che attenti. Complimentissimi!

  2. Grazie Antonio.
    Incontrare l’arte di Tania Bruguera è una grande prova emotiva ed insieme uno scambio culturale e cognitivo ad i massimi livelli.
    La rivedrò, spero, a Liverpool dove esegue nuovamente Arte de Conducta con diversi artisti e performer coinvolti (Liverpool Biennial).

    Ho tanto apprezzato il Padiglione Nazionale da lei curato a Venezia ed in particolare il lavoro di Navarro, che ho recensito peraltro su Cultframe in occasione di una mostra in una galleria milanese sulla luce come elemento scultoreo.

  3. Ma di che arte state parlando? Perdonatemi, ma queste sono solo pagliacciate… piuttosto è allucinante che dinanzi a una manciata di spettatori paganti e qualche giornalista inviato dalle proprie testate, si debbano pagare migliaia di euro per questi millantatori che vengono spacciati per artisti. Artisti di che?

    Tutta la rassegna è stata ridicola: una che si appende nuda al soffitto all’incontrario, un’altra che inizia a gemere in una vasca da bagno mentre si denuda… insomma, il chiodo fisso dello spogliarsi, dinanzi al nulla delle performance proposte. Anzi no, alla presa in giro per milioni di cittadini ai quali si ripete che non ci sono soldi per alcun tipo di iniziativa o servizio da rendere alla collettività. Meno che per queste truffe!

  4. Caro Paolo,

    sono d’accordo con lei su come, in particolare al Madre, vengano gestiti i fondi per realizzare mostre e soprattutto rassegne.
    A questo proposito ne ho scritto su Domus Web, nella sezione Sensors.

    Purtroppo non ho visto le altre performance della rassegna per sovrapposizione con altri impegni e non mi pronuncio (di Josè Regina Galindo però posso pensare solo benissimo).

    Tuttavia nonostante budget lievitati e figuri non trasparenti che li gestiscono (sottolineo non trasparenti), continuo a pensare che l’arte visiva – tra le altre discipline e saperi – sia necessaria alla collettività e in particolare che la Bruguera abbia offerto un grande gesto di “etica”, sebbene a pochi spettatori per la disorganizzazione della finanziatissima struttura che la ospitava.

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