Bright Star. Un film di Jane Campion

jane_campion-bright_star1Ansiti e palpiti arrossano l’incarnato alabastrino delle giovane sartina Fanny Brawne, fashion-victim ante litteram, mentre osserva di sottecchi la cinerea figura dell’emaciato romanticone John Keats, nullatenente certo, ma in compenso tisico. Campion a sette anni dall’ultimo lungometraggio, il mediocre In The Cut, torna al film in costume, al cinema dei sentimenti, alle crinoline vittoriane, agli amori contrastati ed infausti, ma con un film trattenuto, controllatissimo, emotivamente algido. L’amour fou, scandaloso per l’epoca ed inopportuno economicamente, tra la giovane Fanny ed il poeta (già “maledetto” e pertanto moderno) Keats scorre lungo tutta la pellicola, condizionando l’immagine ed il linguaggio, le luci e le ombre, le inquadrature stesse, sempre strette sui volti, i corpi, gli oggetti che divengono “altro”,  le azioni che assumono significati diversi ed allusivi. Lo sforzo della regista nel tratteggiare la quotidianità di un grande amore, la sensualità dei gesti comuni, la dedizione reciproca assoluta e l’ambiente intellettuale dell’epoca è notevole, ma finisce per conferire alla pellicola un sapore “programmatico”, privandolo di spontaneità e calore.

jane_campion-bright_star2Si comincia male, con una classica “inquadratura Vermeer”, donna con cuffietta bianca intenta a cucire alla finestra con illuminazione di taglio da sinistra, che ci fa presagire tutto il resto. Il resto è cinema da camera, ove i piccoli gesti, il cucito, la cucina, il rassettare, sottintendono un amore “domestico” che si sviluppa tra camere a pigione, divanetti punitivi, e coltri madide di sudore malaticcio. La giovane Abbie Cornish, sorta di clone Kidman pre-botox, classicamente bella e banalmente svenevole ce la mette tutta e se la cava meglio di Ben Wishaw, indeciso tra romanticismo poetico e fascino emo alla Twilight, tratteggiato in modo piuttosto inconsistente e drammaturgicamente necessario soltanto quale oggetto del desiderio anti-borghese. Bright Star è innanzitutto una grande prova di regìa, di tecnica, di composizione studiata al limite dell’artificio, ma i fremiti, i palpiti, le emozioni e la sensualità paiono relitti sulle aspre coste di Lezioni di Piano, confinati nelle sontuose stanze di Ritratto di Signora, e adesso schiacciati sotto la potenza semantica di Keats e la gelida perfezione di Campion.

© CultFrame 06/2010


TRAMA

Londra 1918: il 23enne poeta John Keats si innamora della bella Fanny Brawne, studentessa di moda e appassionata di letteratura, che è ospite come lui in casa di Charles Brown. I due vivranno un’intensa storia d’amore segreta che terminerà bruscamente tre anni dopo, alla prematura morte di lui, e che, dopo la scoperta della loro corrispondenza, susciterà grande scandalo nella puritana società vittoriana.


CREDITI

Titolo originale: Bright Star / Regìa: Jane Campion / Sceneggiatura: Jane Campion / Fotografia: Greig Fraser / Montaggio: Alexandre de Franceschi / Scenografia: Janet Patterson / Musica: Mark Bradshaw / Interpreti principali: Ben Wishaw, Abbie Cornish, Kerry Fox, Paul Schneider, Edie Martin, Thomas Sangster / Produzione: Hopscotch Entertainment, BBC Films, Pathé Renn Productions / Distribuzione: 01 Distribution / Paese: Australia, G. B., Francia, U.S.A., 2009 / Durata: 119 minuti

LINK
Sito ufficiale del film Bright Star di Jane Campion
Filmografia di Jane Campion
01 Distribution

2 commenti

  1. Trova raccapricciante questa critica oltremodo cattiva e ingiusta: avete visto l’uso sopraffino della luce naturale per descrivere i sentimenti dei protagonisti? Il rimando ai pittori fiamminghi è d’obbligo quando si tratta di narrare storie domestiche.

  2. Raccapricciante, cattiva, ingiusta, il rimando ai pittori fiamminghi è d’obbligo….
    L’aver suscitato raccapriccio in una mentalità dogmatica ed aggressiva come la Sua mi conforta oltremodo.
    Lei, d’altronde, conferma in pieno il mio punto di vista (perché di questo si tratta, di un punto di vista che può essere o meno condiviso), i Suoi commenti sulla pellicola infatti si riferiscono a dettagli puramente tecnici, l’uso della luce ed i fiamminghi (l’obbligo immagino l’abbia statuito Lei): “Bright Star è innanzitutto una grande prova di regìa, di tecnica, di composizione studiata al limite dell’artificio”. Se invece di indignarsi leggesse con più attenzione scoprirebbe che almeno su questo siamo d’accordo.

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