Dissonanze 2010. Roma

black_fanfare-demetrio_castellucciDissonanze, decimo anniversario, coinvolge Roma, la scena e le sue economie, non solo dal 21 al 23 maggio, i giorni entro cui il festival 2010 si è svolto tra Chiostro del Bramante, Eur e Ara Pacis. Ma tutto l’anno, tutti gli anni, costruendo una rete fatta di curatori, musicisti, artisti, agenzie di booking (una su tutte l’anima del festival da anni, DNA Concerti e Dance Department), magazine di arti visive come il romano Nero e altri, tra cui i milanesi Rolling Stones, Zero, Vice.
Le diverse location del festival si sono spartite gli head-liner, gli artisti più famosi: se al Palazzo dei Congressi è di scena la dance con un pubblico ahinoi sempre più interessato alle sostanze psicotrope che agli artisti (tra essi l’esclusiva nazionale di Plastikmen, aka Richie Hawtin avvolto in un sofisticato schermo luminoso, e Jeff Mills), al Chiostro e all’Ara Pacis è stato messo insieme un calendario che oscilla tra arte e visual-performance musicali.

Il festival apre, proprio al Chiostro, con un fuoriprogramma di Gil Scott Heron, poeta e musicista americano che ha composto The Revolution Will Be Not Televised. Nato come Barack Obama a Chicago, si è esibito anche alla Terrazza dell’Eur nel giorno in cui era previsto (il 22), ma ci è sembrato davvero adatto che aprisse un festival che dà uguale dignità a tutti i linguaggi complementari alla musica – dall’arte, alla letteratura, alla tecnologia. Insomma, Scott Heron ci è sembrato più di un interludio con un maestro della parola in grado di rivolgersi in modo eguale alla testa e al corpo dell’audience, ma uno statement programmatico.
Tra i 32 live, djset, multimedia e performance viste a Dissonanze, la vera sorpresa del festival non sono gli intensi visual computerizzati degli UVA (United Visual Artists, presentati già diversi anni fa al festival torinese Club to Club, autori dei video dei Massive Attack e di tante altre grandi band), ma progetti sospesi tra nu-punk, poesia e ska-jungle.

ben_frostIl migliore è Black Fanfare, aka Demetrio Castellucci, un giovanissimo ventunenne e figlio d’arte (suo padre, Romeo, è l’animatore e fondatore della grandissima compagnia teatrale Societas Raffaello Sanzio). Demetrio performa con la voce, un computer, una serie di fader, due microfoni e una cintura fatta di grappoli di sonagli da cavallo (presi in Corea). Black Fanfare è il suo aka artistico più crudo e scuro (ne ha un altro più melodico: canzoni con strofe e ritornello, più dedicato alla danza, recentemente apparso su un palco a Uovo Festival di Milano). Mai visto, e sicuramente è inaspettato, in un performer così giovane una tale compiutezza nello stare in scena reggendo da solo una tale quantità di impulsi, governando (senza alcuna sbavatura) più fonti sonore. Alla compiutezza dello stare in scena, vi è anche quella dell’uscirne, forse ancora più difficile della prima. Castellucci ha costruito muri sonori, viepiù crescenti e insostituibili: li fa scemare e cedere al silenzio con un semplice gesto. Mentre lui scompare.
A Black Fanfare si associa ancora, per timbrica e anche evoluzione della performance, Nico Vascellari, invitato già due anni fa al festival romano: come per Black Fanfare, si tratta di una scelta firmata Nero Magazine e Dissonanze. L’artista visivo e musicista noise, che qui firma con e come Ninos du Brasil, si scatena en travesti. Ad esso seguono, davvero esilaranti, gli Assume Astro Vivid Focus. Collettivo di artisti brasiliani dalla composizione variabile, danno vita al più potente dei live di Dissonanze (se si escludono quelli dance). Vestiti da più strati di colori fluo e da bizzarre protuberanze, gli artisti (accompagnati dal musicista La Chatte) spaccano piatti ed eseguono un carnevale amaro, tra paillettes e gesti morbosi a mò dei performer austriaci Gelitin, anch’essi collettivo dalla composizione variabile.

Non ci resta di attendere Dissonanze n.11 e scoprire quali siano le nuove commistioni che i curatori metteranno in campo – si spera cercando di appassionare a gesti più sani, e più profondi, le generazioni più giovani del segmento dance, da cui proviene sicuramente il gettito maggiore del festival ma che va messo più in dialogo con le altre sezioni.

© CultFrame 05/2010


IMMAGINI

1 Black Fanfare
2 Ben Frost

INFORMAZIONI
Dal 21 al 23 maggio 2010
Roma, sedi vari
Info: nfo@dissonanze.it

LINK
Dissonanze – Il sito
Black Fanfare