Roma fotografie 1956-1960. Mostra di William Klein

william_klein-ostiaRoma, palcoscenico di una rappresentazione che è reale. La città, nelle foto di William Klein (New York 1928), esiste perché esistono i romani. La gente nelle varie sfumature sociali e nelle sue espressioni più autentiche.
La Vespa parcheggiata all’Eur, sotto l’insegna di un telefono pubblico e, sullo sfondo il “Colosseo Quadrato”, intanto sulla spiaggia c’è chi legge un rotocalco con l’articolo “Bimbi veri, genitori di celluloide”; la silhouette femminile sulla tomba di Keats al Cimitero Acattolico, come la targa della lambretta (ROMA 282742) catturata di striscio, sulle strisce pedonali mentre le modelle sfilano per Vogue Italia, avvolte nei tubini e gli uomini si girano a guardarle…
Gente che cammina nei vicoli, attraversa la storia, entra ed esce dal film della vita. Anche quando la messinscena è studiata – come nei set pubblicitari, di moda – pulsa d’imprevisto, casualità. Una contaminazione costante tra arte e vita.
“Oggi c’è molta diffidenza nei confronti della fotografia, si parla di diritto all’immagine. La gente non ha più voglia di essere fotografata.” – spiega il fotografo in francese, sua lingua d’adozione, durante la conferenza stampa della mostra William Klein, Roma – Fotografie 1956-1960 – “Si ripropone una situazione simile a quella di un tempo, quando viaggiando in Africa il fotografo aveva a che fare con la gente del posto che temeva che, attraverso la fotografia, gli si rubasse l’anima. A Roma, in quegli anni, invece, ricordo l’atteggiamento naïf delle persone e, soprattutto, molto accogliente e affettuoso. Un atteggiamento vitale che ho riscontrato in tutte le situazioni che mi sono trovato a fotografare: matrimoni, feste di famiglia, comunioni…”.

william_klein-fabianiIl racconto fotografico si snoda negli ambienti dei Mercati di Traiano, che già in passato hanno ospitato grandi nomi della fotografia, tra cui Josef Koudelka e Don McCullin, attraverso le immagini in bianco e nero stampate su grandi pannelli. Il fascino del vintage, certamente, si perde, ma in fondo l’allestimento ha una sua ragione d’essere, in considerazione dei dichiarati rapporti tra l’autore e il mondo pubblicitario.
Klein è un giovane fotografo quando, nel ’56, arriva nella Città Eterna. “Per me la Roma degli anni Cinquanta era molto più intrigante della Swinging London”, afferma.
A diciott’anni aveva lasciato New York per Parigi: “Ho cominciato come pittore, ero appena uscito dallo studio di Léger e vivevo questa dimensione immaginaria, ma anche fortemente ambiziosa di partecipare ad una comunità di una Parigi virtuale, immaginaria. Mi ero trasferito a Parigi con l’idea di applicarmi completamente alla pittura, cosa che ho fatto. Andavo a La Cupole con gli altri artisti, e mi capitava di battere affettuosamente sulla spalla di Picasso o Giacometti. In quel periodo la fotografia, per me, era un linguaggio artistico secondario, perché era troppo legata all’esperienza reale. Quando ho cominciato a fotografare la mia ambizione era trasferire nella fotografia tutto quello che ritenevo importante della pittura, quindi la composizione e la messa in scena di un quadro.”.
Durante il lungo soggiorno, in cui Klein fu preso per mano nelle sue passeggiate romane da chaperon d’eccenzione – da Pier Paolo Pasolini a Alberto Moravia, Ennio Flaiano,  Giangicomo Feltrinelli –  il personaggio chiave fu Federico Fellini, più volte ritratto dal fotografo. In una delle immagini, datata 1960, il regista è in piedi, accanto alla modella Simone che indossa un cappotto di Simonetta, davanti ad un grande manifesto de La Dolce Vita.
Fu proprio Fellini, incontrato tutt’altro che casualmente a Parigi, ad invitare Klein a Roma per lavorare con lui come assistente alle riprese del film Le notti di Cabiria.

Nelle pagine del libro Roma + Klein, edito da Contrasto, è lo stesso autore a ripercorrere la storia: “Il film subì un ritardo. Cosa fare? Restare e aspettare l’inizio delle riprese o tornare a Parigi? Siccome l’attesa poteva durare anche due mesi, decisi di restare e, perché no, catturare delle immagini di Roma e realizzare un libro. Ne avevo già completato uno su New York, ma si trattava della mia città natale e il libro era una specie di autobiografia. Come potevo dare un senso fotografico a una città che conoscevo appena e dove parlavo a stento la lingua? Ma questo è il problema della fotografia in generale. Avevo voglia di fare un tentativo – dopotutto la New York in cui ero cresciuto era per un terzo italiana e a scuola bazzicavo con i ragazzini italiani con cui mi scambiavo dei gran vaffanculo tutto il giorno. Inoltre, ben presto scoprii che davanti alla macchina fotografica i romani avevano un atteggiamento molto simile a quello dei newyorkesi: tutti pensavano di meritare di essere immortalati, di poter essere degni protagonisti di una fotografia.”.

©CultFrame 04/2010


IMMAGINI

1 ©William Klein. Ostia, 1957. Stampa fotografica ai sali d’argento
2 ©William Klein. Foro Romano, Dorothy Mc Gowan in un abito di Fabiani, 1957. Stampa fotografica ai sali d’argento

INFORMAZIONI
Dal 14 aprile al 25 luglio 2010
Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali / Via IV Novembre 94, Roma / Telefono 060608
Orario: martedì – domenica 9.00 – 19.00 / chiuso lunedì
Biglietto: intero €  8,00 / ridotto €  6,00
Organizzazione: Zètema Progetto Cultura / Quaderno: Contrasto Due

LINK
CULTFRAME. Un americano a Parigi. Incontro con William Klein
CULTFRAME. Parigi+Klein. Mostra di William Klein
CULTFRAME. Italia. Ritratto di un Paese in sessant’anni di fotografia. Un libro a cura di Giovanna Calvenzi
CULTFRAME. Contacts. I grandi fotografi raccontano le proprie immagini

Mercati di Traiano, Roma
Contrasto