The Hurt Locker. Un film di Kathryn Bigelow

kathryn_bigelow-the_hurt_locker1Dopo essere stata premiata con la “statuetta” per il miglior film, la regista americana Kathryn Bigelow ha dichiarato che il riconoscimento che avevano assegnato al suo lavoro “era dedicato a tutti i militari che rischiano la vita lontano da casa”. Affermazione in perfetto stile hollywoodiano: fuori le righe, decisamente retorica e alquanto preoccupante sotto il profilo ideologico. E anche irrispettosa verso tutte le vittime civili dei qualsiasi conflitto bellico.
D’altra parte non poteva che essere così, visti i presupposti grazie ai quali la cineasta aveva presentato il film alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2008.  Nel press book del film si leggeva: “La paura si è fatta cattiva fama ma io non credo che sia meritata. La paura è chiarificatrice. Ti obbliga a mettere davanti le cose importanti e tralasciare quelle insignificanti”.
Aria di cinismo e di vago opportunismo, si avverte in queste parole, aria che sfocia in un’ambiguità, di fondo, che accompagna tutta l’evoluzione del plot e che inquina sequenze, dialoghi e (presunte) svolte narrative.

Tutto si risolve in un’analisi psicologica molto superficiale e imbarazzate. La Bigelow non punta l’attenzione sulla questione della violenza e della morte, della sopraffazione dell’uomo sull’uomo, ma sul concetto indistinto di paura. Ma paura di chi e di che cosa? La paura dei militari americani in Iraq? E quella dei civili arabi? Non conta nulla?
La retorica plastificata del ringraziamento ai “ragazzi in guerra” è d’altra parte il rovescio della medaglia del pensiero indecifrabile di un’autrice il cui cinema è totalmente privo di identità, di una poetica riconoscibile. Certamente, la Bigelow conosce il dispositivo cinematografico, sa usare la macchina da presa e conosce i meccanismi per tenere alta l’attenzione dello spettatore. Ma a parte questa abilità, che in The Hurt Locker si concretizza in “effetti” visivi di una scioccante banalità, quale sostanza (ammesso che ne esista una) si cela dietro questa operazione?
La regista ci mostra militari americani squilibrati che però al momento opportuno sanno tirar fuori la loro dimensione umana (chiamiamola così). Gli arabi invece sono solo terroristi assetati di sangue che non esitano a farcire i corpi di bambini morti con ingenti dosi di esplosivo. Insomma, dei mostri.  Un’impostazione, questa, a dir poco priva di fantasia, per non dire di lucidità.

kathryn_bigelow-the_hurt_locker2Il film, oltretutto, è di una staticità narrativa imbarazzante. Nessuna invenzione, nessun guizzo. Con punte di assurdità come raramente si è potuto vedere al cinema negli ultimi anni. In tal senso, il micro racconto del soldato che esce da una base militare, entra armato di pistola in una casa araba, viene malmenato da una robusta signora, ritorna a piedi alla base, passando da solo nella strada centrale di Bagdad è semplicemente grottesco. Sfiora il ridicolo. Ma ridicolo e retorica, si sa, vanno a braccetto.
In The Hurt Locker non c’è alcuna riflessione sull’assurdità della guerra, non c’è alcuna analisi della situazione in Medio Oriente e non è riscontrabile nessuna valutazione sulla condizione umana in simili contesti.
Proprio per tali motivi, questo lungometraggio non poteva che fare incetta di premi Oscar. E’ il film perfetto per rincuorare gli americani, per raccontare loro una storia parziale, e per evitare di affrontare questioni fondamentali che altri film, di Kubrick e Malick ad esempio, hanno invece messo ben in evidenza, senza mezzi termini.
Ma Katherin Bigelow non è Stanley Kubrick e neanche Terrence Malick. E neanche il super commerciale Cameron. E si vede.

©CultFrame 03/2010


TRAMA

Racconto degli interventi in Iraq di una unità dell’esercito americano  specializzata ne disinnesco di ordigni, congegnati per compiere attentati di stampo terroristico. La squadra in questione vivrà numerose disavventure e situazione molto pericolose. Ci sarà sangue, dolore e morte, ma nulla fermerà questo gruppo di militari che lavorano per salvare molte vite umane.


CREDITI

Titolo originale: The Hurt Locker / Regia: Kathryn Bigelow / Sceneggiatura: Mark Boal / Fotografia: Barry Ackroyd / Montaggio: Bob Murawski, Chris Innis / Musica: Marco Beltrami, Buck Sanders / Interpreti: Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty / Produzione: Kathryn Bigelow, Mark Boal / Distribuzione: Warner Bros Italia, Videa-CDE / Paese: USA, 2008 / Durata: 110 minuti

LINK
CULTFRAME. Mission Zero. Spot Pirelli diretto da Kathryn Bigelow
Sito italiano del film The Hurt Locker di Kathryn Bigelow
Filmografia di Kathryn Bigelow
Warner Bros Italia