Mai scritti. Racconti, favole, lettere, qualche sogno. Un libro di Massimo Minini

massimo_minini-mai_scrittiA chi sarà capitato di frequentare le ultime edizioni di Artissima e Artefiera, si sarà innamorato del suo stand, perdendosi nei racconti brevi e potentissimi che figuravano accanto ad ogni opera esposta. Una poetica del frammento che, silenziosa umile e folgorante, andava informando con una prospettiva inconsueta sulla relazione opera-gallerista-collezione; sull’enorme buco, nero e profano, da cui escono guizzi, scintille dell’adorazione o del rifiuto. Parliamo di Massimo Minini, gallerista bresciano e del suo raccontare obliquo, mai fuori fuoco, sapiente e leggero al tempo stesso, di una vita spesa per l’arte, con umorismo e passione. La sua. Da quegli stand, di formato così acuto per essere in una fiera, s’intuì la verve narrativa del più famoso “dealer” italiano. Adesso, a confermarcelo caso mai ce ne fosse bisogno, arriva Mai scritti – Racconti, favole, lettere, qualche sogno, quasi un’antologia di pratiche e segreti di un gallerista italiano che non voleva fare lo scrittore, ma al contempo, fingeva di invidiare altri colleghi (Demetrio Paparoni) alle prese con il loro primo romanzo ed eccolo qui nel cimento della parola scritta.
E’ un libro solo apparentemente perso nelle pieghe di un racconto tassonomico e bizzarro che a tratti si veste da lettera, a tratti da sussurro, a tratti atterra in poesia ironica e notazione di grandi incontri. La tassonomia Minimiana, dovrebbero inventare la categoria (almeno nelle arti) è mai superficiale, mai scontata, mai finalizzata al “rumour” o al “si dice”. E’ un libro, tutto o quasi in prima persona, che stenta a farsi ingabbiare in un genere solo: nato a margine di una feconda attività, è il ritratto di un settore, le arti visive italiane, e quindi un ottimo viatico per chi voglia intraprendere questa professione oggi, ai tempi in cui, per dirla con l’autore, da quando c’è il fax (ora Facebook, Linkedin, gli ftp, i voli low cost) si può vivere e lavorare in qualsiasi centro o città.

Massimo Minini siede nel potente comitato Italiano di selezione per Art Basel ma il libro svela i suoi primi passi milanesi e nel mondo da outsider di razza. A cominciare dalla redazione di Flash Art, dove mosse anche i primi passi nella compravendita di opere. Fino a quando, un avvocato mancato, deciderà di aprire una galleria in una città di provincia, mentre colleziona sapientemente artisti concettuali che il domani gli daran ragione dell’essenza stessa del fare arte: “costruire un archivio, mettere in ordine (sia esso cronologico od altro) è un modo per sistemare, parlando d’altro, la propria esistenza.” Il collezionista Minini si concentra sulla fotografia, e rivela nel libro di aver iniziato grazie ai ritratti di Elisabetta Catalano. In particolare, Minini colleziona fotografia italiana (“ho provato a costruire una collezione di volti d’artista ripresi dai grandi fotografi italiani, quasi un mondo aiutasse l’altro a completarsi.”). Massimo Minini da Pisogne – se nella sovraccoperta del libro svela il cruccio di non essere mai riuscito a far aprire una galleria d’arte moderna nella sua Brescia e a questo punto dispera! – scrive e analizza i rapporti con alcuni dei più grandi del Novecento, sia se essi siano o siano stati suoi artisti sia se li abbia rincorsi per decenni senza ancora esserci riuscito. Tra essi, in ordine autarchico, eccone alcuni: Salvo, Paolini, Buren, Garutti, Boetti, Accardi, Fontana, Lewitt, Feldmann, Penone, Sabrina Mezzaqui, Basilico, Michael Asher, Paolo Icaro, Anselmo, Ian Wilson, Baj (in una suggestiva lettera di condoglianze indirizzata al suo gallerista, quindi il suo “legato” Giorgio Marconi senior).

Nelle affollate presentazioni milanese e bresciana dei suoi libri non ha svelato cosa vuole fare “da grande” sebbene abbia sottolineato che recentemente un noto gallerista americano è stato chiamato a dirigere un museo. Nel libro ha appuntato con ironia l’epitaffio che vorrebbe sulla sua tomba, attribuito a Sciascia che a sua volta lo voleva sulla sua: “contraddisse e si contraddisse”. E’ un onore di pochi poterlo fare con leggiadria come lui. E come Sciascia, certo!

©CultFrame 03/2010


CREDITI

Titolo: Mai scritti. Racconti, favole, lettere, qualche sogno… / Autore: Massimo Minini / Editore: La Quadra, 2009 / 185 pagine / Prezzo: 13,00 euro / ISBN 9788895251059

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La Quadra Editrice


INDICE

Prefazione

Ma chi è Massimo Minini
Da Pisogne a Lovere / Ma chi è Massimo Minini / Pittore delle Eolie / Diciotto anni / Ventidue anni: Giorgione a Castelfranco

Dedicato ad alcuni amici artisti
Just Pottery? / Hans-Peter Feldamnn / Pietra e Albero (Giuseppe Penone) / Sabrina Mezzaqui / Michael Asher / Paolo Icaro / Omaggio indiretto a Giò Ponti e Daniel Buren / Maurizio Donzelli (la macchina del disegno) / Giovanni Anselmo e l’insalata / Baj Baj / Ian Wilson / Giulio Paolini “A porte chiuse” / Kounellis / Una poesia

Saggi o sogni
United Artists of Italy    / Piero Manzoni, Vespasiano Augusto e lo zio Fefè / “Supermarché” / Tiresia delle sette stanze / Per Luciano Pistoi / Il padiglione italiano alla Biennale? / La città dell’arte / La stanza delle meraviglie

Storia dell’arte passata
Johannes Vermeer / Balla, Giacomo / Piero e Foppa prigionieri / Il Trono Ludovisi

Favole per Brescia
Della sineddoche / Pesca miracolosa dei conti / Cantar vittoria / Antigoldiniana / La pensilina di Piazza Rovetta