There is a light that never goes out. Mostra di Arthur Duff, Robert Barta, Aldo Giannotti e Ivan Navarro

di Diana Marrone

aldo_giannotti-orizzonte_come_questione_prospetticaLa galleria Galica di Milano ospita una collettiva incentrata sulla luce come elemento narrativo. Intitolata There is a light that never goes out è curata da Martina Angelotti, che afferma di intuire una certa versatilità del progetto anche in spazi pubblici. Ospita lavori di quattro artisti, due pochissimo esposti in Italia e gli altri già rappresentati da Galica: Robert Barta, Arthur Duff, Aldo Giannotti, Ivan Navarro.  Angeletti, insieme con Anna de Manicor, si è appena cimentata con un progetto simile (ON, Luci di pubblica piazza – Zimmerfrei), che prendeva a prestito alcuni luoghi di Bologna per chiedere ad artisti un intervento: tema la luce nel buio.
Il più concettuale e poetico tra gli artisti è Aldo Giannotti. In mostra una fotografia di un’installazione, intitolata L’Orizzonte come questione prospettica, del 2007: intensa ed esiziale cattura dell’elemento più importante per chiunque lavori con la luce (la linea dell’orizzonte), e anche più sensibile alle diverse latitudini, con uno stratagemma tridimensionale (il tubo al neon) che viene fotografato e quindi diventa di nuovo a due dimensioni.

ivan_navarro-no_dunkingIvan Navarro, che spesso si affida al neon e alla versatilità dell’elemento nella progettazione sculturale (ad esempio il padiglione Cileno da lui firmato all’ultima Biennale di Venezia), ci insegue con i paradossi invitandoci a non usare No Dunking: un gigantesco canestro da basket, fragile perché fatto di tubi al neon. Robert Barta fa un po’ di subvertising e, nel frattempo, trova un feticcio che mai potremo dimenticare (il morso mancante della mela, logo dei laptop, simile al logo della città di New York), lo trasforma in un oggetto luminoso che è esposto sul pavimento ma potrebbe agevolmente incastonarsi a parete (I found it, 2008).
Arthur Duff lavora su vite vissute, in questo caso i suoi genitori. Prende alcune parole delle loro lettere d’amore e le carica in un programma che le randomizza (Love Letters, di Christopher Strachey, 1952, Manchester Mark). Le serie di significati ottenuti vengono proiettate con un raggio laser sulla parete: particolarmente indovinato – e non era né facile né scontato data la conformazione della galleria – il posizionamento della proiezione, che finisce in un angolo superiore di una parete, tra i lavori di Giannotti e Barta.

robert_barta-i_found_it
Un paio di curiosità. La prima, il titolo della mostra si riferisce sia ad una canzone di Morissey (1986) sia alle potenzialità della luce come elemento simbolico dell’opera, prima ancora che come asset fondamentale per ogni esibizione. Quante opere, e di conseguenza quante mostre, sono distrutte da pessimi illuminotecnici?
La seconda: due degli artisti in mostra sono stati ospitati nello stesso b&b nei pressi dello spazio espositivo, in uno dei viali delle circonvallazioni milanesi, precisamente Viale Sabotino. La loro stanza, situata in cima al palazzo, ha un balcone nel quale è appoggiata la più classica delle insegne al neon: “hotel”. Senza confessarlo al gestore se non dopo averlo fatto, e premunendosi di riportarla allo stato originale se richiesto, i due artisti hanno cambiato la scritta con la data dell’apertura della mostra. La foto dell’”opera” si può vedere in galleria, o dal vivo, nel luogo in cui si trova.

©CultFrame 03/2010


IMMAGINI

1 Aldo Giannotti. L’orizzone come questione prospettica, 2007. C-print, 70×100 cm
2 Ivan Navarro. No Dunking (RED), 2006. Neon rosso montato su legno, 107×183x61 cm
3 Robert Barta. I found it, 2008. Alluminio, neon e plexi, 265×80x40 cm

INFORMAZIONI
Dal 4 febbraio al 31 marzo 2010
Galleria Galica / viale Bligny, 41, Milano / Telefono: 02.58430760 / mail@galica.it
Orari: martedì – venerdi 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00 / sabato 14.00 – 19.00
A cura di Martina Angelotti

LINK
Il sito di Aldo Giannotti
Il sito di Robert Barta
Galleria Galica, Milano

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