Il profeta. Un film di Jacques Audiard

jacques_audiard-il_profeta1Film carcerario? Storia di un’iniziazione? Gangster movie metropolitano/carcerario? Forse è tutto ciò, ma è anche altro. Il profeta è una parabola esistenziale, una metafora del percorso umano costituita da innumerevoli “figure” spaziali. Il carcere e la società, la disperazione del detenuto e l’angoscia dell’individuo nel mondo, la violenza nella prigione e la brutalità insensata della vita.
Il film di Jacques Audiard è tutto racchiuso in questa serie di “tenaglie allegoriche” che non lasciano scampo al personaggio principale, e neanche allo spettatore. Quest’ultimo finisce per immedesimarsi nel tragico percorso di Malik, piccolo delinquente arabo/francese che, improvvisamente, si trova a dover avere a che fare con il “mondo dei grandi”, rappresentato dalla feroce banda di corsi che detiene, di fatto, il potere all’interno del penitenziario.
Malik entrerà in carcere in un modo, e ne uscirà in un altro. Un’escalation di aggressività, degrado umano, sofferenza. Un vero e proprio abisso, dal quale Malik uscirà  grazie proprio alla sua totale ignoranza. Come una macchina, il protagonista de Il Profeta ucciderà con qualsiasi arma (una lametta, una pistola), fino a trasformarsi alla fine del suo cammino in un boss.

jacques_audiard-il_profeta2L’opera di Audiard è tragica, soffocante, atroce. Ogni sequenza è dura, sporca, quasi intollerabile. Tutto è spinto all’estremo ma nonostante ciò lo scorrimento paradossalmente placido della sopraffazione dell’uomo sul’uomo sembra l’unica strada percorribile per la salvezza del protagonista. Il plot è dunque costituito da una gigantesco processo metaforico, attraverso il quale si allude all’animalità amorale dell’esistenza. Malik riesce a “salvarsi” perché si sottomette al più forte, e facendo ciò cresce, si sviluppa, si fortifica fino a diventare lui il più forte, il più spietato. Ma all’interno del racconto creato da Audiard vi è anche un discorso politico e sociale. Il carcere è visto semplicemente come un inferno nell’ambito del quale nessun recupero è possibile. Anzi, l’unica possibilità di chi vi entra è quella di sapersi adeguare alla perdizione.

Audiard gira con mano decisa e solida e con una fotografia sporca che fornisce a ogni inquadratura un senso di  drammatico realismo. Ogni passaggio, anche quelli girati in esterni, ha un’impostazione claustrofobica e ossessiva. Perfetto l’attore protagonista: Tahar Rahim riesce con evidente maestria a edificare un personaggio di rilevante spessore capace di incarnare nel suo volto l’intera insensatezza bestiale dell’esistenza.
Il profeta ha vinto al Festival di Cannes il Premio Speciale della Giuria e numerosi Cesar francesi. È stato candidato anche al Premio Oscar nella categoria Miglior Film Straniero. Fortunatamente Hollywood gli ha risparmiato l’inutile “offesa” della statuetta (ha vinto un film sudamericano).

©CultFrame 03/2010


TRAMA

Malik è un giovane delinquente arabo/francese. Il giorno del suo diciottesimo compleanno, le autorità carcerarie decidono di trasferirlo dal riformatorio alla prigione per adulti. Ingenuo, analfabeta e solo, Malik diverrà preda di una spietata banda di corsi. Il boss del carcere lo sfrutterà per mille compiti, dai più umili fino all’omicidio. Malik terrà duro e scalerà i vertici della banda fino a divenire un nuovo temuto boss a sua volta.


CREDITI

Titolo: Il profeta / Titolo originale: Un prophète / Regia: Jacques Audiard / Sceneggiatura: Thomas Bidegai / Fotografia: Stéphane Fontaine / Montaggio: Juliette Welfling / Scenografia: Michel BartHélemy / Musica: Alexandre Desplat / Interpreti: Tahar  Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb / Produzione: Why Not Productions, Chic Films, Page 114, France 2 Cinema, UGC Image, BIM / Distribuzione: BIM / Origine: Francia Italia, 2009 / Durata: 149 minuti

LINK
Sito ufficiale del film Le prophète (Il profeta) di Jacques Audiard
Filmografia di Jacques Audiard
BIM

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