L’errore fotografico. Una breve storia. Un libro di Clément Chéroux

clement_cheroux-errore_fotograficoUna delle preoccupazioni di chi fa fotografia è la ricerca della perfezione, in genere concepita come unica dimensione possibile della comunicazione visuale e presunta prova della professionalità di un autore. All’interno di questa logica, decisamente rigida, non c’è posto per il non codificato, il non previsto, il non vedibile. L’impostazione dominante lascia intendere che l’errore sia sempre e comunque quello che potrebbe essere definito “allontanamento dal giusto”.
Abbiamo estratto quest’ultima accezione della parola ‘errore’ dal Dizionario della Lingua Italiana Gabrielli. Leggendo con attenzione l’intera voce (errore) ci siamo, però, resi conto che tale significato veniva indicato come “più comune” e messo in seconda posizione rispetto a quello “poetico – letterario”: andare errando, vagabondaggio, cammino.
Tale questione apparentemente legata solo ai significati di un termine ci ha però indotto alla riflessione in merito alla sostanza della pratica fotografica.
Una concezione standardizzata e conservatrice della fotografia costringe gli autori ad assumere un ruolo creativo statico e conformista. Al fotografo sarebbe negato il diritto al cammino e al vagabondaggio, e di conseguenza anche all’allontanamento dal (presunto) giusto. Gli esiti di questa soffocante pianificazione sono visibili costantemente e rintracciabili in una fotografia di tipo dominante monocorde, prevedibile e densa di luoghi comuni e, dunque, priva di sorprese, stupori e invenzioni. Insomma, una fotografia ferma e angosciosamente bloccata, implosa.
Tale argomento, ovviamente, andrebbe allargato alla pratica artistica, in generale, e a tutte quelle forme di espressione che sono basate su codici e linguaggi, ma ovviamente ciò è impossibile nello spazio di un articolo.
L’aspetto che ci interessa evidenziare ora, in ambito fotografico, è che, nonostante l’azione di “controllo” effettuata su questa disciplina da molteplici organizzazioni e istituzioni, la fotografia stessa sfugge da sempre a ogni forma di censura scolastico-accademica, riproponendosi in barba ai codici in continuo cammino, anzi in un vero e proprio anarchico vagabondaggio.

Il volume del critico e curatore francese Clément Chéroux intitolato L’errore fotografico è uno studio storicistico che attraverso una sorta di perlustrazione cronologica del “fare fotografia” apre uno squarcio nell’involucro protettivo in cui si avvolge il mondo della fotografia. Chéroux, infatti, dimostra come “l’andare errando” e “l’allontanamento dal giusto” siano principi fondamentali evolutivi del linguaggio fotografico.
Il libro di Chéroux è molto ben documentato e allo stesso tempo sintetico, è problematico e, nonostante ciò, leggibile, è colto ma non noioso. Anzi, a tratti, è addirittura divertente, anche grazie all’apparato iconografico presentato.
Ciò che evidenzia l’autore, con esempi molto diversi tra loro, è che l’errore sarebbe la chiave in grado di aprire, in modo inequivocabile, la porta che permetterebbe allo sguardo umano di accedere alla conoscenza. Un’immagine errata si configurerebbe, dunque, come elemento teorico automatico capace di mettere in reale profonda comunicazione il fotografo con la fotografia, rivelando la natura dello sguardo (nonché dell’oggetto fotografia). Errore come rivelazione di una verità repressa dai codici, come cammino espressivo fonte di varie possibilità creative, libere da condizionamenti e sovrastrutture.
È appropriato a questo punto affermare come L’errore fotografico sia un testo basilare per chiunque voglia confrontarsi con la fotografia non intesa come pratica borghese e pseudo-professionistica ma come luogo imprevedibile, nell’ambito del quale l’unico codice incancellabile è la possibilità concessa al nostro sguardo, da un dispositivo che produce naturalmente allontanamenti dal giusto, di perdersi in un cammino che porta inevitabilmente nel territorio della poesia piuttosto che in quello contro natura della riproduzione del reale.

© CultFrame 02/2010

 

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L’errore fotografico. Una breve storia (Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie)


CREDITI

Titolo: L’errore fotografico. Una breve storia / Autore: Clément Chéroux / Editore: Einaudi / Collana: PBE, Arte. Architettura. Teatro. Cinema. Musica / Anno: 2009 (2003 Editions Yellow Now) / 145 Pagine / Prezzo: 18,00 euro / ISBN: 978-88-06-20072-5

LINK
CULTFRAME. L’expérience photographique d’August Strindberg. Un libro di Clément Chéroux

CULTFRAME. Mémoire des camps. Photographies des camps de concentration et d’extermination nazis (1933-1999).
Un libro di Clément Chéroux
Casa editrice Einaudi

INDICE DEL LIBRO

La fotografia per difetto. Introduzione

I. Dell’errato come tara. Prolegomeni
Inventario degli effetti perversi in fotografia / La trasfigurazione del fallimento / “Hic”. Una variabile spaziale / “Nunc”. Una variabile temporale

II. La fotografia messa a nudo dai suoi errori, anche
“L’auto-ombromania” / “Ecco il nuovo Fotografo!” / Laszlo Moholy-Nagy e la struttura del medium / Perlaborazione fotografica

III. La serendipity in fotografia
Vetrine senza rischi! / I casi dell’obbiettivo al servizio dell’estetica surrealista / L’effetto di “serendipity” / Man Ray “fautographie” / L’ombra dell’autore / Dell’erranza in fotografia

IV. La fotografia dei fluidi, ovvero: il lapsus del rivelatore
Teoria degli spettri / Meccanica dei fluidi / “La più bella collezione di incidenti”: foto errate e atti mancati / L’a-fotografia

La mimesis maltrattata. Conclusione

Bibliografia / Ringraziamenti

2 commenti

  1. condivido pienamente questo pensiero/azione che permette un fare senza limiti con il dispositivo fotografico, necessario ai curiosi, a chi ha la necessità di indagare, ai divergenti.
    è come trovarsi tra le mani uno scatolone, apparentemente vuoto, dove andare a cercare senza sapere mai cosa si potrà trovare, senza paura di confondersi o perdersi, consapevoli solo che il possibile è un limite sempre superabile.
    questo approccio, questo disporsi, può aprirci non solo ad una conoscenza profonda del dispositivo ma anche ad una maggiore comprensione di noi stessi in quanto a pieno titolo attori di un processo probabilmente inesauribile.

    pietro

  2. Gia’ Anton Giulio Bragaglia nel 1913 si ribellava ad una fotografia statica in favore di un ‘fotodinamismo’ di stampo futurista. Infatti il Manifesto della Fotografia Futurista amplia ed accoglie queste istanze di superamento della staticita’. Con Rick Doble (www.rickdoble.net) e Mauro Francaviglia abbiamo pubblicato “Il Futuro del Futurismo” (in inglese http://www.generativeart.com/on/cic/GA2009Papers/p39.pdf ) sulle nuove potenzialità compositive offerte dagli ‘errori’ in fotografia attraverso il digitale

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