L’uomo che verrà. Un film di Giorgio Diritti

giorgio_diritti-uomo_che_verraSe dobbiamo elencare i più importanti film del cinema italiano degli ultimi venti anni, tre sono i tioli da citare: Nuovomondo di Emanuele Crialese, Il Caimano di Nanni Moretti e Gomorra di Matteo Garrone. A queste tre significative prove registiche bisogna ora aggiungere L’uomo che verrà di Giorgio Diritti.

Già il film di esordio di questo autore, Il vento fa il suo giro (2005), aveva mostrato le grandi qualità di un regista che ha fatto una lunga e fruttuosa gavetta e che ha partecipato all’avventura didattica di Ermanno Olmi: Ipotesi Cinema.

Proprio Olmi sembra essere il punto di riferimento di Giorgio Diritti, ma anche altri maestri del nostro cinema hanno influenzato il lavoro di questo cineasta. Certamente i fratelli Taviani, forse Bernardo Bertolucci. Sta di fatto che L’uomo che verrà è nel desolante panorama filmico italiano un’opera di valore altissimo, un film che opera nel territorio della memoria e che allo stesso tempo è basato su una concezione formale di assoluto rigore. Il rigore però non blocca la creatività di Diritti, anzi la sua verve espressiva, la sua capacità di scrivere con la macchina da presa è evidente e diviene la colonna vertebrale de L’uomo che verrà.

Lo spunto narrativo è la terrificante strage di Marzabotto ad opera dei nazisti, infame eccidio perpetrato dalle truppe tedesche, tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944, le quali trucidarono oltre settecento persone, principalmente donne, bambini e anziani.

Diritti accompagna lo spettatore verso il tragico epilogo, grazie a una sensibilità filmica che nel nostro paese sembrava totalmente sparita. Ci racconta il mondo contadino di un’Emilia arcaica e semplice, la cui vita era scandita dal lavoro nei campi e da quello svolto dentro le stalle. Gente dura ma vera, immersa in una natura altrettanto dura ma armoniosa. Eppure, in tutta questa asprezza era possibile avvertire un primitivo equilibrio esistenziale, una sorta di unione profonda tra essere umano e terra. Diritti descrive con grande precisione lo sconvolgimento che la guerra e le deliranti rappresaglie naziste arrivano a portare in questo ambiente dai tratti quasi metafisici. Scontri armati, uccisioni atroci, rastrellamenti, fughe improvvise, azioni partigiane, fucilazioni di massa da parte dei nazisti.

Tutto ciò è visto attraverso gli occhi di una bambina delicata e sensibile che ha perso la parola dopo la morte del fratellino.

Non c’è alcuna retorica nella scelta da parte di Diritti di porre come perno del racconto una bambina, anzi l’autore si esprime attraverso un’impostazione registica essenziale, pulita, che diviene dinamica solo ed esclusivamente quando lo sviluppo del racconto lo impone. Dunque, il regista non muove la macchina da presa a caso, né si compiace della sua capacità compositiva: ogni inquadratura ha un valore formale ma anche una sua connotazione drammaturgica.

Come già detto Diritti, lavora sul concetto di memoria, cioè evita la ricostruzione storica e si concentra solo sull’attualizzazione nel presente di uno dei crimini più efferati commessi dalle truppe naziste sul suolo italiano. Il racconto della vita delle famiglie di contadini emiliani e le lotte partigiane divengono così strumento di riflessione sulla nostra storia, sull’orrore del nazismo, sulla violenza, sulla libertà. E questo racconto è tutt’altro che noioso, anzi è costruito con una sapienza ritmica decisiva per la riuscita del film.

Perfetta, inoltre, la scelta di far recitare tutti gli interpreti nel dialetto strettissimo parlato sulle montagne sopra Bologna. Ogni componente del cast è stato all’altezza del compito, a cominciare da Maya Sansa e Alba Rohrwacher, attrici non di origini emiliane.


©CultFrame 10/2009 – 01/2010


TRAMA

Martina è una bambina fragile e sensibile che ha perso la parola dopo la morte del fratellino più piccolo. Vive in una comunità contadina alle pendici del Monte Sole, nelle vicinanze di Bologna. La sua è un’esistenza scandita dalla scuola e dalle attività della famiglia: i campi da coltivare, le mucche da mungere, il pane da preparare. La sua infanzia è però devastata dalla presenza della guerra. I partigiani combattono i nazisti che rispondono con rastrellamenti sempre più violenti, fino a che Martina e la sua famiglia non saranno coinvolti nell’eccidio orrendo e infame che è passato alla storia come la strage di Marzabotto: 770 persone inermi (bambini, donne, anziani) trucidate vilmente dai nazisti.


CREDITI

Titolo: l’uomo che verrà / Regia: Giorgio Diritti / Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Giovanni Galavotti, Tania Pedroni / Fotografia: Roberto Cimatti / Montaggio: Giorgio Diritti, Paolo Marzoni / Scenografia / Giancarlo Basili / Musica: Marco Biscarini, Daniele Furlati / Interpreti: Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio, Greta Zuccheri Montanari / produzione: Arancia Film, Rai Cinema / Distribuzione: Mikado / Italia, 2009 / Durata: 117 minuti


LINK

Filmografia di Giorgio Diritti

Festival Internazionale del Film di Roma 09

Mikado

3 commenti

  1. che bella notizia che ci date! il film era ad altissimo rischio di retotica e cadute di stile: aspettiamo con speranza l’uscita in sala.

  2. Visto il film all’anteprima torinese: sincera commozione in sala anche da parte del regista, di Alba Rohrwacher e di Isabella Rossellini, in città per le riprese del nuovo film di Saverio Costanzo. Una commozione trattenuta e di grande dignità, come il film stesso… peccato solo che le speranze dell’uomo che verrà non siano mai del tutto sbocciate…

  3. oggi 6 maggio 2010 noleggiato e visto il film. sono ancora sotto choc . un capolavoro.

I commenti sono chiusi.