Pioneer II. Intervista all’artista Carsten Nicolai

di Diana Marrone

carsten_nicolaiInfaticabile giramondo con mixer, di base a Berlino, Carsten Nicolai con la sua personalità ha creato un genere di successo, ha contribuito a riscrivere il gesto artistico nell’affollato XXI secolo facendo entrare nei sancta sanctorum dell’arte gergalità off come alias o aka (as known as). E pensare che è un architetto paesaggista. Coerente fino in fondo con l’interesse massiccio per la natura e la scienza (come musicista è conosciuto come Alva Noto), è l’unico capace a muoversi agevolmente tra grandi gallerie e musei, Documenta e biennali, club off e luoghi pubblici, ora addirittura l’I-Phone. Espone opere o performa come video-musicista e ogni volta il contenuto tecnologico ed interattivo è predominante.

Quest’intervista è stata realizzata in un paio di sere tempestose a Santa Lucia, antico borgo di pescatori napoletano, dopo l’installazione di Pioneer II, sontuosa e fenomenica scultura di suoni e di luce nella centrale Piazza del Plebiscito, dove da quindici anni e senza alcuna interazione con il tessuto cittadino, si susseguono installazioni del gotha (Serra, Kapoor, Kounellis, Kosuth…) dell’arte contemporanea invitato dai curatori del locale museo d’arte contemporanea.

Carsten Nicolai/Alva Noto conosce Napoli, ci è stato due volte (nel 2003, invitato ad una rassegna off di Arti Elettroniche ideata e finanziata da giovanissimi curatori, Sintesi; nel 2005 per Insen, un grande concerto con Ruychi Sakamoto). E’ stato il primo artista ad aver trovato una chiave di lettura convincente della città per l’installazione in piazza anche se per ironia della sorte, sarà anche forse l’ultima  della serie che ha scimmiottato l’Unilever della Tate sin dalle prime commissioni. Nicolai ha campionato e diffuso in tempo reale (con un ritardo di 2 secondi più una serie di parametri di sicurezza per non produrre inquinamento acustico in caso di scosse violente) i movimenti della terra alle pendici del Vesuvio. I dati tellurici, grazie ad un programma da lui inventato altrimenti sarebbero sotto il livello di udibilità, sono trasformati in un flusso di suoni (che Carsten avrebbe voluto rendere pubblico per permettere ad altri artisti di riutilizzarli: ai tempi che scriviamo, non è ancora accaduto). Bassi, onirici e conturbanti, sono stati diffusi fino al 10 gennaio scorso nella enorme piazza dalle 17 a mezzanotte, accoppiati a tre mongolfiere illuminate poi sostituite da fasci di luce e fumo dopo che una tempesta le ha danneggiate.

Scopriamo perché l’arte per Nicolai è evento nello spazio e fino a dove egli sperimenti – curatore, scultore, musicista e incessante esploratore del cosmo.

Qual è la tua definizione di spazio espositivo e quali i suoi limiti? Come si evolve la tua estetica nella musica sperimentale e nell’arte? A che punto è la tua pratica?

Negli ultimi 20 anni, la mia esperienza espositiva è stata assai diversificata. Certo, in generale tutti gli spazi espositivi attuali dovrebbero essere ridefiniti, non solo in senso architetturale ma soprattutto sociale ed organizzativo. Gli artisti hanno bisogno di essere autori essi stessi di nuove definizioni. La maggior parte delle volte invece siamo chiamati a esibire in spazi esistenti, ma penso – e spero – che in futuro gli spazi destinati all’arte siano provvisti di luoghi dove ogni artista possa avere un approccio più radicale con il progetto di esperienze-installazioni e poter costruire lavori che portino realmente il pubblico ad un nuovo livello di conoscenza e percezione. La mia vita ogni giorno è fatta di arte e musica, quindi sono assai felice di poter utilizzare questi due media, che molti tuttora considerano separati, nella mia pratica artistica. Ogni giorno cerco di trovare la migliore realizzazione per miei lavori. I luoghi migliori per dimostrare come arte e suono siano naturalmente votati a lavorare insieme.

Secondo te i musei sono morti? Se no, che tipo di spazio d’arte pensi sia il più adatto alle giovani generazioni?

No, non sono morti: i musei sono molto importanti e lo diverranno ancora, più importanti, come spazi per l’arte.  Penso stiano assumendo nuovi attributi. Ciò a cui assistiamo negli ultimi anni, e mi riferisco soprattutto a Berlino, è l’apparizione di nuovi spazi indipendenti, strutture più flessibili, capaci di reazioni assai rapide ai mutamenti: questi sì che sono luoghi fondamentali per le giovani generazioni! Certo, i musei offrono solide infrastrutture, differenti possibilità, quindi anche un pubblico differente. Io penso debbano lavorare a stretto contatto con questi contenitori giovani e assai informali dove peraltro spesso avvengono grandi cose nell’arte. E sono assai positivo per come, proprio i più giovani, sentano il bisogno di rapportarsi all’arte: auto-producendo situazioni informali.

Come artista, perché hai scelto Napoli e un’installazione del tipo di Pioneer II per la grande piazza del Plebiscito? Napoli è una città vulcanica ed ha un cattivo ricordo di grandi terremoti, ma immagino che la tua installazione nello spazio pubblico abbia più relazione con altri tipi di pericoli, insiti nell’anima piuttosto che nella terra…

In realtà è stato un invito del Museo Madre e dei suoi curatori. Mi hanno chiesto di fare una proposta per la piazza che ogni anno ospita opere di artisti internazionali. Sono stato molto felice dell’invito a presentare un progetto e ho creato Pioneer II. Ancor più felice quando l’hanno accettato ed è divenuto realtà nonostante le difficoltà che ci sono state (a causa del maltempo, Pioneer II è stata inaugurata con qualche giorno di ritardo ed in seguito la Protezione Civile pare abbia chiesto al Museo Madre di eliminare le mongolfiere, frattanto danneggiatesi a causa di urti violenti, e sostituirle con giochi di luce. Poi grandi polemiche a mezzo stampa, che non hanno coinvolto l’artista ma la direzione del museo. E da ultimo un’indagine della Guardia di Finanza, ndr).
Napoli è una città vulcanica e ha subito terremoti, e con questo tipo di pericolo si possono avere diverse relazioni. Altrettanto, ogni mio lavoro, e soprattutto questo, ha molti livelli di lettura. Sicuramente la ragione principale del mio interesse per Napoli è la sua attività sismica e il Vesuvio. Il mio interesse, però, non è per i dati scientifici che il vulcano produce e che ho utilizzato. A me interessa la natura e come gli esseri umani si relazionano ad essa, specialmente in situazioni limite con ambienti ricchi di forti connotazioni: mare, vento, vulcani. Napoli è un posto di forti contrasti, mi interessa come questi influenzino le persone ed il loro modo di vivere insieme, come esse si organizzino socialmente in presenza di questi elementi. Questo è il livello di lettura del lavoro che ha generato la scelta dei media che ho utilizzato, anche e soprattutto per essere in una piazza: luce e suono. Molto basici.

Come musicista, ci dici qualcosa in più sulla scena techno di Berlino e sulla tua recente cooperazione con Minus Records?

Ad essere onesto, non seguo molto la scena techno, ma sono da tempo un buon amico di Richie Hawtin (celebre dj e produttore techno canadese nato nel 1970, ora residente a Berlino, fondatore delle etichette Plus 8 e Minus, ndr). Mi sono interessato al suo lavoro con la serie Concept 1 (un culto: dodici pezzi techno assai astratti, pubblicati nel 1998 con una sorta di abbonamento, uno al mese per un anno. Sono stati ristampati varie volte e anche remixati da altri musicisti e dj, ndr). Da allora, siamo stati in contatto pensando sempre di fare qualcosa insieme perché condividiamo un sacco d’interessi. Finalmente, l’anno scorso siamo riusciti a organizzare una cooperazione tra raster-noton (l’etichetta di Nicolai ndr) e Minus, unendo quindi categorie musicali più inusuali. Entrambi siamo ovviamente interessati pesantemente alla musica elettronica, ci sono addirittura momenti in cui le nostre tipologie vanno ad intersecarsi: penso a quando lui suona xerrox (un famoso pezzo di Alva Noto, ndr) nei suoi show oppure quando byetone (un alias di Olaf Bender, uno dei dj di raster-noton che suona agli eventi congiunti raster-noton/Minus ndr) suona il suo album per un pubblico techno. La prima volta che abbiamo messo in scena un evento raster-noton /Minus, è stato a Berlino ed è stata un’esperienza incredibile. Penso sia stato così perché lì il pubblico è così aperto e non pensa tanto alle categoria musicali, tipo techno o musica sperimentale: sono più interessati alla personalità degli artisti e come performano nello spazio con il suono e con i visual. Penso che la mia etichetta e quella di Richie siano sempre state connotate da una forte estetica. Assai interessate a controllare al meglio possibile i loro output. E’ stato un grande incontro e continueremo ancora la nostra esperienza nell’autunno 2010 in Giappone (sono stati già in Italia, a Roma, nel novembre scorso, ndr).

carsten_nicolai-e_art_app_rotaCome artista assai connesso allo sviluppo delle tecnologie di comunicazione, qual è la tua personale esperienza con nuovi apparecchi? Hai recentemente disegnato una “dream-machine” per l’I-Phone: continuerai a fare opere d’arte per telefonini?

In realtà ho costruito quest’applicazione per I-Phone e relativa interfaccia non solo perché è un pezzo d’arte per un apparecchio portatile digitale. Nella sua prima apparizione, era un’opera d’arte in uno spazio fisico (esibito nel 2009, rota ha l’aspetto di un grande cilindro metallico rotante che emette suoni in grado di alterare lo stato di coscienza ndr). Nel farne una versione identica per telefonino, per me ha significato espandere la sua idea in modo portatile e facile. Trovo che questo telefono sia un media perfetto per comunicare l’opera e per espanderne l’espressività, specialmente per quelli che non hanno mai visto l’installazione reale e fisica di rota nell’ambiente.

L’Italia: hai esibito tanto in questo paese, hai suonato tanto qui. Ad esempio Venezia: hai più volte esibito in Biennale ed insegnato e suonato per un corso Art Experience di Domus Academy, terminato in una celebre performance audio-visiva che in molti ricordano ancora. Qual è la città che artisticamente e “sonicamente” ti ha più emozionato?

Ho lavorato tanto in Italia, e ci ho anche vissuto per un po’ (a Roma, come borsista dell’Accademia tedesca per un anno, ndr), insegnando a Venezia, esibendo a Napoli: ci sono tante connessioni con questo paese da tanti anni e sono stato felice per tutte le esperienze che ho avuto. Ma ancor più felice lo sono per il fortissimo feedback che ogni volta ricevo dai diversi pubblici che mi seguono e con cui sono sempre in contatto. E’ vero, le cose si muovono sempre con una grande velocità, ma mi sento di dire che l’Italia è uno dei paesi che ormai considero come la mia seconda casa.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Tra poco parto per New York, dove Alva Noto presenta Atmosphere, un evento per la sfilata donna di Calvin Klein. A marzo curo l’edizione 2010 di Parallel Voices, una piattaforma di conferenze (ma anche di showcase) al Siobhan Davies Studios (Londra) dove invito coreografi, musicisti e noti compositori, ballerini, curatori e scienziati: l’idea è cercare l’anello di congiunzione (perciò il titolo, Missing Link) tra differenti generi artistici e la scienza. Si svolgerà in diversi luoghi della città. In seguito sarò in Giappone, e ancora a New York, per due personali (a New York da PaceWildenstein a maggio 2010 e in Giappone si divide la scena con Marco Peljhan, ndr). Pubblico un quarto libro (moiré index, pubblicato da gestalten verlag, in italiano ha pubblicato un Diary con Edizioni Temaceleste sei anni fa, ndr). La mia etichetta ha in programma tre nuove uscite (tra cui una del progetto cyclo e una con Blixa Bargeld). Da febbraio a maggio, Alva Noto si esibisce a Parigi, Bruxelles, Gjion, Siviglia e Barcellona.

©CultFrame 01/2010


BIOGRAFIA

Carsten Nicolai, nato nel 1965 a Karl-Marx-Stadt, vive e lavora lì e a Berlino. Come artista visivo, dopo la partecipazione, tra le altre, a Documenta X e alla 49ma e 50ma Biennale d’Arte di Venezia, recentemente ha esibito due retrospettive alla Schirn Kunstalle di Francoforte e alla Neue Nationalgalerie di Berlino nel 2005. Nel 2007 ha esposto a Zurigo e New York. Da molti anni sperimenta con il suono sotto lo pseudonimo di noto e possiede un’attivissima etichetta discografica, la raster noton. Tra performance in club e grandi teatri, Nicolai ha presentato le sue opere audiovisive anche in musei, come il Solomon R. Guggenheim Museum a New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Centre Pompidou a Parigi, la Kunsthaus di Graz e la Tate Modern di Londra. Inoltre, collabora con diversi musicisti del calibro di Ryuichi Sakamoto, Ryoji Ikeda (cyclo.), Blixa Bargeld, Michael Nyman, Mika Vainio e Thomas Knak (opto).

IMMAGINI
1 Carsten Nicolai, 2008. Fotografia Sebastian Mayer, AEIOU
2 Rota, e-app (applicazione) per IPhone e IPOD Touch (musica e interfaccia di Carsten Nicolai, publisher Ivo Wessel)

LINK
CultFrame. Anti reflex. Mostra di Carsten Nicolai
Il sito di Carsten Nicolai
Il sito di Alva Noto
Raster Noton 1
Raster Noton 2

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