Le visioni di Pasolini. Immagini di una profezia. Un libro di Marzia Apice

maria_apice-le_visioni_di_pasolini“Io penso si debba continuare a sfruttare cinicamente il sistema. Questa coscienza è poi l’unica che liberi dal meccanismo fatale per cui il sistema riassorbe sempre, in qualche modo, l’artista. (…)dovremo continuare ad usare, per fare le nostre opere e farle conoscere, ancora per molto tempo, delle “strutture culturali” esistenti (…) mentre continueremo a lottare (…) contro di esse, per crearne di nuove”.
E’ un Pasolini d’antan colui che pronuncia queste parole. Si affacciava appena al cinema, e per stessa ammissione del suo primo produttore, Alfredo Bini, poteva ancora migliorare parecchio. Ma era già in lui tutta la potenza che avrebbe espresso più avanti. Lo stesso genio che – secondo l’obiettivo commovente dell’artista, architetto e filmmaker Alfredo Jaar – si suppone sia stato trucidato dal sistema ad Ostia e non da un ragazzo di vita, dopo oltre quindici anni di intensissima storia artistica.

Pasolini è il più grande poeta, e poeta per immagini, della nazione. Marzia Apice, giornalista free lance trentenne, ne ha fatto l’arduo soggetto del suo primo saggio Le visioni di Pasolini – Immagini di una profezia, scritto per una casa editrice che abitualmente pubblica volumi di scienza e filosofia. E si è cimentata sul grande maestro proprio attraverso i suoi ventidue film, in particolare quelli del decennio 1960-1970.
Il cinema di Pasolini è stato un pretesto, a tratti, per Apice. Ha tentato, infatti, di indagare – insieme al suo realismo esasperato – un paese, l’Italia, le sue ossessioni e i suoi limiti, delineati da un lato da un cattolicesimo bigotto (e contemporaneamente perverso) e, dall’altro, da un marxismo incapace di comprendere i mutamenti dei tempi.
Pasolini arrivò a Roma dal profondo nord friulano. Era estasiato dalla provincia, dal farsi dell’Italia di quei tempi in cui erano mischiati, confusi, tratti alti e bassi, promiscuità e razionalità; si collocò al centro delle sue ricerche, nella poesia come nel cinema, e si sviluppò con il crescere del lirismo delle sue immagini. La produzione filmica di Pier Paolo Pasolini è nel libro costellata di aneddoti, spesso puntellati dalle dichiarazioni di Pasolini stesso che la Apice ha tratto da interviste e note di regia.
Ciascun film è introdotto dalle sinossi e si confronta con quello che il regista – che è anche scrittore, saggista e poeta – andava affermando con altri mezzi.
Da Accattone (1961) a Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) si comprende come gli anni della filmografia pasoliniana raccolgano le più profonde inquietudini dell’uomo, dell’artista e della società in cui viveva, elevandole “con il fare di un filosofo fino a comprendere, oltre la terra, anche il cielo” secondo il regista Mimmo Calopresti intervenuto alla presentazione il libro a Napoli.
I contrasti, le inquietudini e la voglia di capire e spiegare si leggono anche nelle sue collaborazioni come sceneggiatore (diciannove film dal 1954 al 1973, e tra i titoli ricordiamo i felliniani Le Notti di Cabiria, La Dolce Vita; La donna del fiume di Mario Soldati e, ancora, Una vita violenta di Paolo Heush e Brunello Rondi, La comare secca di Bernardo Bertolucci).
Potrebbe sembrare, leggendo il libro, che Pasolini fosse sempre stato ossessionato dall’immagine. Invece, come precisa Apice, era tormentato dalla superficie e voleva affermare con mezzi sempre più potenti le sue osservazioni sul reale. Avendo esaurito il grande potere descrittivo e creativo della parola in ogni sua forma, si lanciò nel cinema ritenendolo un medium adatto a coinvolgere le moltitudini più che tutti gli altri esperiti fino a quale tempo. Apice conclude lucidamente, arrendendosi alla complessità di Pasolini e all’impossibilità di collocarlo in un genere; lo definisce “poeta-profeta in patria (…) un condannato a vita”.

Alla presentazione del libro, Laura Angiulli, regista e impresaria teatrale, ha affermato anche come Teorema fosse il film in cui Pasolini sembrava avesse già detto tutto. Poi riuscì ancora a fare breccia nella cultura di allora per produrre altro immaginario indimenticabile, che gli costò un’abiura e l’esilio culturale. Mimmo Calopresti, che ha affermato ancora oggi di non riuscire a guardare 120 Giornate di Sodoma senza chiudere gli occhi, ha rivelato di aver trovato un documentario inedito nell’Archivio del Movimento Operaio, dove si pensava non si trovasse nulla del regista. Si tratta del filmato di un grande sciopero di netturbini romani, quarant’anni orsono, che sarebbe dovuto diventare un progetto di film sulla “immondezza”.
Apice anche ha citato uno dei versi dalla raccolta pasoliniana preferita da molti dei suoi accaniti lettori. Stiamo parlando di Poesia in Forma di Rosa, e questo è il verso: “La morte non è/nel non poter comunicare, ma nel suo non poter più essere compresi.”

Infine, Alfredo Jaar – che al Padiglione dell’Urgenza curato da Jota Castro all’ultima Biennale Arte di Venezia (2009) ha firmato lo straziante “Le Ceneri di Pasolini” – non ha avuto dubbi ed ha affermato: “come sapete, non è ancora chiaro chi lo abbia ucciso ma secondo me è abbastanza evidente il perché; e la ragione è stata la paura. Paura della sua voce, del suo stile di vita, delle sue idee, della sua opinione e del suo intelletto.

©CultFrame 12/2009

IMMAGINE DI COPERTINA
Pier Paolo Pasolini alla cinepresa sul set del film Medea (foto di Mario Tursi)

CREDITI
Titolo: Le Visioni di Pasolini – Immagini di una profezia / Autore: Marzia Apice / Edizioni Bibliopilis, 2009 / 114 pagine / prezzo: 14,00 euro / ISBN: 978-88-7088-568-2

LINK
CULTFRAME. La rabbia di Pasolini. Un film di Giuseppe Bertolucci (da un’idea di Tatti Sanguineti)

CULTFRAME. Pier Paolo Pasolini. La lunga strada di sabbia. Un libro di Philippe Séclier
CULTFRAME. Cofanetto Pier Paolo Pasolini
CULTFRAME. La metafora del paesaggio nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini e nelle immagini di Giovanna Gammarota
Edizioni BIbliopilis

INDICE
Prefazione di Alfredo Bini / Introduzione. Segni Infranti
1. Pasolini regista. Un caso di necessità
2. Dolor sacro e dolor profano. Il “marxista cattolico / 2.1 La ricotta (1963) / 2.2 Il Vangelo secondo Matteo (1964) / 2.3 Teorema (1968)
3. Ragione e mito. Modelli classici / 3.1 Edipo re (1967) / 3.2 Che cosa sono le nuvole (1968) / 3.3 Medea (1969)
Riflessioni conclusive / Filmografia / Collaborazioni / Bibliografia