Jack Freak Pictures. Mostra di Gilbert & George

gilbert_george-aleviSesso, soldi, religione, razza, speranza, paura, morte. Soprattutto tribalismo. Parliamo di Jack Freak Pictures, la nuova mostra – e la straordinaria arte di sempre – di Gilbert & George, che arriva in Italia, a Napoli da Alfonso Artiaco. Il nuovo progetto visivo del celebre duo inglese è stato presentato nel 2008 e, come gli altri precedenti, ideato e interamente prodotto nel loro studio ad East London, attrezzato con le più moderne tecnologie di stampa.
Jack Freak Pictures, 153 esemplari, grandi collage di immagini tutti firmati e numerati, ha fatto un incredibile tour del mondo, suddiviso in “pacchetti visivi” differenti tra sei grandi gallerie private (oltre Napoli, Londra, Berlino, Parigi, Bruxelles, Salisburgo, Atene) e altrettante istituzioni museali (a Malaga, Zagabria, Bruxelles, Amburgo, Danzica, Linz).
E’ la prima mostra di Gilbert & George da Artiaco (e la seconda degli artisti a Napoli), composta da dieci grandi composizioni (ogni galleria ha avuto una parte diversa del lavoro che compone Jack Freak Pictures) ispirate come sempre da Londra, in particolare East, e dalla vita e l’intorno dei memorabili Gilbert & George essi stessi opera d’arte, performer strepitosi, specchio l’uno nell’altro e riflessi costantemente nelle loro opere che sono montaggi di immagini e texture a volte irriverenti, assai colorati e kitsch.

In un identico completo di minuscolo tweed – George in beige e Gilbert in grigio-azzurro con due cravatte a colori invertiti tra sfondo e pois, gli immoti mocassini marroni, lo stesso modello da anni, artatamente delabrè come le loro pettinature – puntualissimi e soavi, hanno incontrato CultFrame a Napoli.
“Non conosciamo la parola ironia. Siamo artisti e usiamo l’arte per conoscere, capire e comunicare il mondo. L’arte è una forza motrice che potrebbe cambiarlo. Infatti tanta gente si rivolge all’arte proprio per vedere un mondo diverso. In fondo siamo degli inguaribili ottimisti, non siamo artisti critici, crediamo assai nella vita e cerchiamo di tradurne la sua complessità. Questa mostra, ad esempio, è ancora un altro modo per parlare di quello che ci circonda. Viviamo a due minuti dalla City da 40 anni, a due minuti anche dal quartiere cockney per eccellenza, e non andiamo mai a West (Londra Ovest, gli artisti vivono e raramente si allontanano dalla zona di Whitechapel, ndr). La nostra zona, nonostante la sua vicinanza con la radice più profonda della Londonhood (“londonesità”, ndr), è diventata un grande quartiere musulmano e questa mostra lo racconta, è un progetto a cui teniamo particolarmente. Del resto ogni progetto per noi è fondamentale: lavoriamo da soli, facciamo tutto con le nostre mani dalle opere al progetto espositivo, tranne le cornici, costruendo le maquette di musei e gallerie che di volta in volta accoglieranno le nostre opere. Fino ai cataloghi. E abbiamo solo un assistente part-time. Ma Jack Freak, e sottolineiamo la parola Freak, è qualcosa che va oltre la bandiera e tutto il concettualismo esasperato, soprattutto su quella inglese. Questa mostra parla di tribù, di quello che viviamo tutti i giorni. Non c’è nulla di più complesso della bandiera, inglese o non, oggi.”

Gilbert&George-Galleria Alfonso Artiaco

Gilbert, pur rifiutandosi di parlarlo, capisce bene l’italiano date le sue origini. Utilizzando il tono sommesso dell’humour britannico pur essendo serissimo, ha  platealmente smentito il fatto che “Gilbert & George non amano essere artisti critici”.
Messi in allerta su tutori e insegnanti (Be aware of tutors and teachers!), hanno specificato che: “C’è poca arte, ne vorremmo di più, invece di sentir parlare di (e vedere) crimini e misfatti. La nostra mostra alla Tate ha avuto oltre 250.000 visitatori, quella al Castello di Rivoli circa 50.000, ma ci piacerebbe che molte più persone venissero a vedere musei e gallerie, non solo per noi. Il mondo ha bisogno dell’arte. E gli studenti, non hanno bisogno di maestri.  Che ognuno, appena sveglio, si sieda sul ciglio del letto, chiuda gli occhi, pensi a quello che vuole dire al mondo ad occhi chiusi, li riapra e lo dica. Il resto è tecnica.”

gilbert_george-jack_wheelJack Freak Pictures
nella tappa da Artiaco offre dieci grandi immagini piene di enigmatici simboli (l’undicesima non è in mostra). Ogni opera è costituita da una sarabanda di livelli fotografici in cui si giustappongono gli artisti, in miriadi di pose strizzate, centrifugate o abnormi, insieme o contro o dentro alberi, muri e tutto quanto è attorno a loro, ma sovrana è la bandiera inglese. E una miriade di storie che le immagini narrano, se si vuole andare oltre l’apparenza. Il cerchio, la croce e la spirale sono come sempre forme (e icone) ossessive per quanto ricorrano, avviluppate con gli elementi materici e quotidiani selezionati dagli artisti per ogni composizione.
Un’opera in particolare ci ha colpito – Alevi – dedicata a Serhat Sagir, un loro amico turco, ed al suo gruppo religioso. Si trattava di un giovane cameriere di un ristorante dove Gilbert & George vanno sempre a mangiare a Istanbul, suicidatosi nel 2007 a ventidue anni. “Lo amavamo molto, lo vedevamo spesso. Perché si è suicidato? Una combinazione sbagliata di sesso, soldi, religione, razza, speranza, paura, morte. Punto.”

©CultFrame 12/2009

 

IMMAGINI
1 Gilbert & George. Alevi, 2008, 226x317cm
2 La mostra di Gilbert & George alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli
3 Gilbert & George, Jack Wheel, 2008, n. 46, 226x254cm

INFORMAZIONI
Dal 19 dicembre 2009 al 6 febbraio 2010
Galleria Alfonso Artiaco / Piazza dei Martiri 58, Napoli /  Telefono: 0814976072 / info@alfonsoartiaco.com
Orario: lunedì –  sabato 10.00 – 13.30 e 16.00 – 20.00 / ingresso libero
Catalogo: Gilbert&George, Jack Freak Pictures, 2009 / Edizioni: Hatje Cantz Verlag, Ostfildern, Germania / Prefazione di Michael Bracewell

LINK
CULTFRAME. The General Jungle or Carrying on Sculpting. Mostra di Gilbert & George
Galleria Alfonso Artiaco di Napoli
Edizioni Hatje Cantz Verlag, Germania