The Last Station. Un film di Michael Hoffman. Festival Internazionale del Film di Roma 09

michael_hoffman-last_stationVa bene che il cinema è finzione. Va bene che ogni storia può essere raccontata tramite una macchina da presa. Va bene anche che il concetto di verosimile sia secondario quando si parla di settima arte. Eppure, quando non è voluto, lo straniamento è sempre dietro l’angolo. Ed è devastante.

È Proprio quest’ultima la sensazione che abbiamo provato durante la visione di The Last Station, film del regista americano (laureato in Inghilterra presso la Oxford University) Michael Hoffman. Si, proprio straniamento, seppur non elaborato ad arte. Ma andiamo con ordine.

 

The Last Station è un corposo polpettone ambientato nella Russia dell’epoca del grande scrittore Lev Nikolaevič Tolstoj. Proprio dello straordinario autore di Guerra e pace si parla in questo film, del suo rapporto tempestoso con l’amata/odiata moglie Sofia, dei suoi deliranti e ingenui seguaci, della sua volontà di privarsi di ogni privilegio e di regalare i diritti patrimoniali delle sue opere al popolo russo. Analizzando il cast, e in primo luogo i tre principali interpreti scopriamo che Christopher Plummer (nei panni di Tolstoj) è canadese, Hellen Mirrel (in quelli della consorte Sofia) è inglese (seppur con lontane origini russe), James McAvoy (nel ruolo di Valentin Bulgakov) è scozzese.

Ebbene, immaginativi fior di dialoghi fitti e convulsi nel cuore della campagna russa caratterizzati da un pregiato e perfetto accento british. Nulla di più ridicolo. Sarebbe come se in un film sulla vita e la famiglia di Luigi Pirandello, i protagonisti parlassero in svedese.

Purtroppo, quello appena evidenziato, è un problema gigantesco del film di Hoffman, aspetto che non permette praticamente mai allo spettatore di entrare fino in fondo in una vicenda per certi versi coinvolgente e emozionante (anche se non sappiamo quanto storicamente esatta).

 

I boschi del cuore profondo della Russia, dacie meravigliose perse nella natura rigogliosa, villaggi autonomi rispetto alla società, l’idea rivoluzionaria di un mondo fatto di uguaglianza e di perdita di ogni privilegio. I contenuti e gli ambienti di The Last Station sono certo tutti estremamente interessanti, così come il ritmo della sceneggiatura è praticamente perfetto: una macchina a orologeria. Ma ci si domanda se sia credibile che una nobildonna russa dei primi del Novecento parli in un inglese così forbito. A tratti sembra di assistere a una commedia shakespeariana e l’attenzione del fruitore, ovviamente, decade. Nulla da dire, comunque, sulla bravura degli attori, tutti ineccepibili e vivaci. Per fortuna.

E la regia di Hoffman? Anche in questo caso non è possibile muovere critiche troppo forti. Hoffman sa girare e inquadrare. Peccato solo che tenda a muovere la macchina da presa anche quando non ce n’è alcun bisogno e tenda a sviluppare il racconto visuale attraverso stilemi decisamente estetizzanti, quindi vuoti.

 

©CultFrame 10/2009

 

 

TRAMA

Lev Tolstoj ha deciso di lasciare ogni privilegio e di donare i diritti dei suoi scritti al popolo russo. Tale decisione crea scompiglio nella sua famiglia, in particolar modo nella moglie Sofia che si opporrà con ogni mezzo a questa decisione. Tolstoj è sostenuto nella sua scelta da alcuni seguaci che credono fermamente nell’uguaglianza tra tutti i cittadini russi e che hanno fatto diventare l’amore verso lo scrittore una vera e proprio religione. Alla fine la vita familiare diverrà insopportabile per Tolstoj, il quale deciderà di separarsi dalla moglie.

 

CREDITI

Titolo: The Last Station / Regia: Michael Hoffman / Sceneggiatura: Michael Hoffman (tratta dal romanzo di Jay Parini) / Fotografia: Sebastian Edschmid / Montaggio: Patricia Rommel / Scenografia: Patrizia von Brandenstein / Musica: Sergey Yevtushenko / Interpreti: Christopher Plummer, Hellen Mirrel, James McAvoy / Produzione: Egoli Tossell Film Halle, Zephyr Films / Germania, Russia 2009 / Durata: 112 minuti

 

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Filmografia di Michael Hoffman

Festival Internazionale del Film di Roma