La doppia ora. Un film di Giuseppe Capotondi

giuseppe_capotondi-la_doppia_oraLa doppia ora è il momento in cui i numeri delle ore e dei minuti diventano gemelli, la casualità di una frazione di tempo e, per i protagonisti, un modo di giocare ad esprimere un desiderio. Ma è, anche, la possibilità di un’identità “altra” che si cela sotto la maschera di un’esistenza apparentemente come tante. Pietro e Sonia non sono ciò che sembrano. Entrambi vivono sotto il peso di un passato che pare alleviarsi nel momento in cui si incontrano ma la loro passione non può nutrirsi di verità.

Capotondi avvolge i suoi protagonisti in un’atmosfera di mistero nel tentativo di fare di esso la linfa vitale del film. Al contrario lo soffoca in una confusione che vorrebbe spacciare per suspense e inanella una serie di situazioni che, in luogo della tensione, si risolvono in ridicoli cliché di genere. Luci che si spengono, oscure presenze, strani suicidi…. Per la prima parte del film lo spettatore si chiede cosa stia guardando e poi, ad un certo punto, arriva lo svelamento che, ovviamente, non racconteremo ma che, altrettanto ovviamente, non è così difficile da immaginare.

 

Il noir che, forse, era nelle intenzioni del regista si rivela essere solo una sfumatura fosca in una sceneggiatura inconsistente e non priva di una certa sciatteria narrativa. Capotondi, che viene dalla fotografia pubblicitaria e dai video musicali, ha difficoltà a maneggiare la “materia cinema” di cui, evidentemente, non conosce bene la peculiarità del linguaggio. L’impressione del già visto (e fatto molto meglio) diventa irritante quanto l’interpretazione della bella Rappoport che replica il ruolo che interpretò ne La sconosciuta senza staccarsi di un millimetro dall’espressione sofferta e sgomenta della donna in preda ad un destino avverso già raccontata da Tornatore. Timi, che altrove ha fatto sfoggio del suo talento, sembra fare quel che può ma non basta a salvare il film dal naufragio nel mediocre.

 

©CultFrame 09/2009

 

 

TRAMA

Sonia viene da Lubiana e fa la cameriera in un albergo. Guido è un ex poliziotto che lavora come guardiano in una villa fuori città. Si incontrano in uno speed date e tra loro scatta subito l’attrazione. Iniziano a frequentarsi ma, improvvisamente, Guido muore, vittima dei ladri che hanno svaligiato la casa che sorvegliava. Dopo quest’episodio  il mondo di Sonia sembra andare in frantumi mentre la donna, contro ogni logica, continua a rivedere Guido. Chi è quest’uomo veramente e chi è lei? La risposta arriverà in seguito ad un continuo capovolgimento degli eventi.

 

CREDITI

Titolo: La doppia ora / Regia: Giuseppe Capotondi / Sceneggiatura: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo / Interpreti: Ksenia Rappoport, Filippo Timi, Antonia Truppo, Gaetano Bruno, Lucia Poli / Fotografia: Tat Radcliffe/ Montaggio: Guido Notari / Produzione: Medusa Film – Indigo Film/ Distribuzione: Medusa / Italia, 2009 / Durata: 95 minuti

2 commenti

  1. mi ha sconvolto la superficialità di questa recensione. in genere non scrivo a chi non conosco e tanto meno su blog etc, ma questo film mi ha colpito moltissimo, e vederlo trattato con tanta sciatteria dalla signora eleonora saracino mi ha fatto venire voglia di rispondere.
    “il naufragio del mediocre”? ma dico, scherziamo? ho visto il film ieri, l’ho trovato bellissimo. ipnotico, affascinante, spiazzante. scritto, diretto e interpretato OTTIMAMENTE. una specie di miracolo nel cinema italiano, così piccolo e prevedibile. ma forse è questo che la signora saracino non perdona al film: di essersi spinto troppo oltre (ma come si permette questo capotondi, che è pure un esordiente?) prendendosi il rischio di una scommessa difficile. e vincendola alla grande.

    vedere un film italiano di genere, così solido e ben congegnato (ho letto che gli americani ne vogliono fare un remake) è una ventata d’ossigeno in una palude di minimalismo pseudoautoriale.

    cordiali saluti

  2. Gentile lettrice, prendo atto della sua “critica alla critica” ma il compito di chi fa un lavoro come il nostro è quello di analizzare un film secondo i codici che gli sono propri. Lungi da ma l’idea di farle una lezione sul nostro mestiere ma è solo un modo per dirle che l’opera di Capotondi soffre di una mancanza di originalità e mescola elementi già visti e utilizzati – altrove – molto meglio. Lei mi accusa di “non perdonare” il film e trovo che, francamente, siano ben altre le cose da non perdonare nella vita non certo un’opera prima, che sia riuscita o meno. Filippo Timi ha dato numerose prove del suo talento (basti pensare al bellissimo e profondo In memoria di me) ma qui è decisamente sotto tono mentre la Rappoport si limita all’espressione sgomenta che aveva già sfoggiato ne La sconosciuta e ciò mi fa pensare che sia l’unica che appartiene alle sue corde. Non so a chi si riferisce (ma posso avere un’idea…) parlando di cinema “pseudoatoriale” ma, le assicuro, che nel panorama italiano non mancano orttimi registi come Sorrentino, Garrone, Crialese….In ogni caso sono felice che La doppia ora l’abbia commossa e spiazzata. Il film è, fondamentalmente, fonte di emozione come ogni forma d’arte ed è proprio da essa, come disse Baudelaire, “che nasce la critica”. Almeno su questo mi auguro saremo d’accordo…

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