Colour Chart: Reinventing Colour, 1950 to Today. Una mostra a Liverpool

dan_flavin-untitledLa Tate Liverpool ospita una retrospettiva in cui unico protagonista è la universale “palette” dei colori. Esposte le opere di oltre quaranta dei più noti artisti del XX secolo tra cui: Ellsworth Kelly, Mike Kelly, On Kawara, Byron Kim, Sherrie Levine, Francois Morellet, Bas Jan Ader, Jasper Johns, Donald Judd,  André Cadere, John Chamberlain, Jim Dine, Liz Deschens, Edward Ruscha, Blinky Palermo, Frank Stella, Dan Flavin, David Batchelor, Angela Bulloch, Cory Arcangel, Carrie Mae Weems, Walid Raad. L’esibizione è organizzata dal Museum of Modern Art di New York.

Situata in uno dei luoghi-simbolo della città (le vecchie banchine portuali, i Docks, restaurate e divenute il biglietto da visita della terza città inglese per importanza) la Tate Liverpool è una delle attrazioni consolidate, complice il vasto programma di visite, incontri ed esemplari tour didattici che organizza per ognuna delle attività espositive. Che intercettano i residenti per ogni fascia di età così come il crescente numero di turisti che frequenta Liverpool. Ancor più da quando, nel 2008, è stata la Capitale della Cultura.

carre_mae_weems-blueblack_boyLa mostra si apre con Daniel Buren, che veste gli assistenti di sala con dei gilet di bande verticali (Essai Héterotoclite: les gilets, 1981-2009): sette i colori utilizzati, per rimuovere, dice Buren, ogni aspetto aneddotico ed emozionale da essi. Gerhard Richter, con i suoi smalti (4096 Colours, 1974) e olii su tela (1025 Colours, 1974) ci precipita nel vero nucleo della mostra. Un excursus storico, ottimamente allestito, sui masterpiece dell’arte moderna e contemporanea che parlassero, Duchamp compreso, di colore nel senso di unico oggetto e materia, fino quasi a scolpirlo finanche nella pittura, come i Klein, Boetti e Paolini in mostra. Non importa se il colore sia divenuto una radice quasi familiare del proprio fare arte (è il caso del sublime Eight Paintings with Eight Colours, 1990-91, di Katharina Fritsch, il cui nonno vendeva colori di una ottima marca e l’artista aveva a disposizione il suo magazzino sin da bambina). Oppure se fosse la materia prima del proprio sogno, come nel caso di Richard Serra, che aveva cominciato come pittore e che presenta in mostra Color Aid, 1970-71, un video in 16 mm di 36 minuti: un uomo fuori campo sfoglia le palette usate a lezione da Albers. Sembra di navigare nel puro colore, la cui aura uber alles è aumentata a dismisura dal sonoro dell’opera, niente altro che l’amplificazione del rumore dei fogli che scorrono.


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Tra le stampe di Andy Warhol, i quadri puntinati di Hirst (2-Methylumbelliferyl Elaidate, 2006; 4-Methylbenzimidazole, 2008/09), e tanti capolavori già visti in grandi mostre invero non così contestuali, a convincere davvero sono soprattutto un video e alcune – inattese e mirabili – opere di fotografia. Jonh Baldessari (Six Colorful Inside Jobs, 1977, 16mm, muto, 30 minuti) chiede ad i suoi studenti di dipingere per sei giorni con un colore diverso ciascuno una stanza quadrata (domenica è riposo). La ripresa è zenitale e accelerata e l’artista racchiude in quest’opera un po’ di autobiografia, quando, da studente, si manteneva con lavori di imbianchino. L’opera è stupefacente. Prima bianca, poi rossa, poi gialla, poi verde, blu e infine violetta, la pasta del colore si stende, si espande e colonizza la precedente senza drammi, unicamente con l’incanto che in fondo ogni tinta possiede. I monomaniaci del colore, infatti, li amano tutti.

christopher_williams-agfaSuperbi alcuni scatti di Dan Graham, montati sia singoli sia nelle pagine della rivista (Homes for America, Arts Magazine) che glieli aveva commissionati nel 1966: sono interni ed esterni di case sociali fatte con una polaroid usa e getta sovra-stimolata. Il colore in questo caso è utilizzato dall’artista per parlare di una nuova forma dell’architettura in voga in Germania, ma l’esperimento è volutamente un lavoro d’arte. Sapientemente virata e magistrale, l’interpretazione del rosso, arancio e verde che Christopher Williams rende nelle serie Fuji Color (C-Print, 34.9X31.8 cm, 2000, Ringier Collection, Zurigo), AGFA Color (oversatured) (idem) e Kodak Color (idem). Oppure, come l’interesse puro per il colore e non per la forma o per l’oggetto, ha condotto i dieci scatti di Jan Dibbets a inquadrare parti di auto parcheggiate fuori dal suo studio di Amsterdam (Colour Studies, 2007, foto eseguite nel 1970, montate su carta, 83.2X83.2).

Mentre si cammina sul pavimento realizzato con scotch di vario colore montati a zigzag seguendo un pattern geometrico da Jim Lambie (ZOBOP!) su commissione della Tate per le sale dedicate ai laboratori della mostra, quasi al volgere della lunga carrellata, sovviene una delle opere situate ad inizio percorso. Lawrence Wiener è autore di un testo sul muro “WITH A TOUCH OF PINK WITH A BIT OF VIOLET WITH A HINT OF GREEN”, opera del 1976 e parte della collezione Dorothee and Konrad Fischer. Quanto mai vero: dai gusti all’umore, nell’arte e ancor più fuori, siamo dominati in ogni dove dalla potenza statutaria del colore e finanche le parole per dosarlo sono incapaci o criptiche, sebbene la scienza lo abbia algidamente codificato in numeri, pantoni e tabelle. E nonostante la grafica e il design lo manipolino variamente, facendoci credere di essere immuni dalla sua forza centripeta.

©CultFrame 07/2009

IMMAGINI

1 Dan Flavin. Untitled (to Don Judd, colorist), 1-5, (1987). Five parts, each: (121.9 x 121.9 x 15.2 cm). ©ARS, NY and DACS, London 2009

2 Carrie Mae Weems. Blue Black Boy, 1988. Three toned gelatin silver prints with Prestype and frame. Overall: 40.6 x 121.9 cm. Courtesy of the Artist and Jack Shainman Gallery

3 [Artwork on floor] Jim Lambie. Zobop, 1999. Vinyl tape. Dimensions variable. Installation view Days Like These: Tate Triennial, Tate Britain, London 2003. ©Jim Lambie

4 Christopher Williams. Erratum. AGFA Color (oversaturated) October 7, 2000. C-Print 35.6 x 33 cm. ©the artist. Courtesy David Zwirner, New York

INFORMAZIONI

Dal 29 maggio al 13 settembre 2009

Tate Liverpool / Albert Dock, L34BB, Liverpool, Inghilterra / Telefono: 0044.151.7027400

Orario: Tutti i giorni 10.00 – 17.50

Biglietti: intero 7.80 sterline / ridotto: 5.90

LINK

www.tate.org.uk/liverpool