Uomini che odiano le donne. Un film di Niels Arden Oplev

niels_arden_oplev-uomini_che_odiano_le_donne2Uno sceneggiato televisivo in tre parti: la monumentale trilogia “Millennium” di Stieg Larsson era stata concepita come una ricca coproduzione danese/svedese per il piccolo schermo. Poi sono accadute due cose. L’autore dei romanzi è morto improvvisamente senza portare a termine il suo ambizioso progetto letterario. I libri sono diventati uno dei maggiori successi editoriali di tutti i tempi: tre tomi di circa 900 pagine ognuno, tradotti e letti in quasi tutte le lingue del globo. E così il modesto regista Niels Arden Oplev si è ritrovato, suo malgrado, di fronte ad un compito davvero arduo, replicare il successo del romanzo senza deludere le aspettative dei fans già in allarme. Allora meglio dirlo subito: il libro è molto meglio del film. Oplev tenta un approccio onesto e rispettoso della pagina, ma proprio questo timore di fronte all’opera gli impedisce di tradurre efficacemente il coacervo di parole in immagini, in tensione visiva e drammatica. Regista e sceneggiatore si illudono che da un libro molto lungo sia sufficiente trarre un film molto lungo, ma il risultato è un’impressione di serialità televisiva, una fastidiosa attesa di un’interruzione pubblicitaria che non arriva mai.

 

niels_arden_oplev-uomini_che_odiano_le_donne1La prosa scintillante di Larsson, la descrizione maniacale e mai gratuita del particolare, gli efficacissimi ritratti dei personaggi, la complessità dell’intreccio e dei rapporti vengono semplificati da una trama ridondante ma povera e da una regia tanto ligia quanto banale. In uno scenario in cui tutti i protagonisti appaiono più vecchi di almeno cinque anni rispetto al libro, il povero Michael Blonqvist perde totalmente il carisma del libro e pure la meritata fama di seduttore che passa da ben tre relazioni ad un solo sbrigativo amplesso con Lisbeth. Forse a causa della scelta dell’interprete Michael Nyqvist, poco credibile sia come tombeur-des-femmes che come ardito giornalista investigativo. Nulla rimane del complesso rapporto con la capo redattrice Erica Berger, nel film relegata a grinzoso personaggio secondario. L’eccessivo ossequio all’autore defunto impedisce ad Oplev di ribaltare la successione di eventi finale, anticipando così il climax cinematografico (la scoperta e la fine dell’assassino) e dando luogo ad un successivo lungo epilogo che, se sulla carta risulta funzionale alla narrazione, sullo schermo a vicenda ormai conclusa appare forzatamente trascinato.

 

Ma Uomini che odiano le donne vale senz’altro la visione per la performance di Noomi Rapace, una Lisbeth Salander forse non esattamente rispondente all’immagine letteraria, ma decisamente convincente, affascinante e pericolosa mentre con mano ferma tatua lo stomaco del ributtante avvocato Bjurmann: “sono un porco sadico e stupratore”.

 

©CultFrame 06/2009

 

 

 

TRAMA

Il giornalista economico in crisi Mikael Blomkvist accetta la proposta di un ricchissimo industriale che gli chiede di indagare sulla sparizione, avvenuta diversi anni prima, di sua nipote Harriet Vanger. Le indagini di Blomkvist, condotte con l’aiuto dell’hacker punk e senza scrupoli Lisbeth Salander, porteranno alla luce una sconvolgente e oscura storia, zeppa di segreti che i componenti della famiglia Vanger cercheranno di difendere ad ogni costo.

 

CREDITI

Titolo originale: Män som hatar kvinnor / Regìa: Niels Arden Oplev / Sceneggiatura: Rasmus Heisterberg e Nikolaj Arcel dall’omonimo romanzo di Stieg Larsson / Fotografia: Eric Kress/ Montaggio: Anne Østerud / Scenografia: Niels Sejer / Interpreti principali: Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Lena Endre, Sven-Bertil Tauber, Peter Haber, Peter Andersson, Marika Lagercrantz, Ewa Fröling / Produzione: Yellow Bird Films, Swedish Television / Distribuzione: BIM / Paese: Svezia, Danimarca, 2009 / Durata: 152 minuti

 

LINK

Sito ufficiale del film Uomini che odiano le donne di Niels Arden Oplev

Sito italiano del film Uomini che odiano le donne

Filmografia di Niels Arden Oplev

BIM

1 commenti

  1. già, concordo con Giovanni su tutta la linea. mi sarei anzi permesso qualche considerazione in più su quel pesce lesso del protagonista maschile, povero.

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