2° Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato

di Maurizio G. De Bonis

susan_kammererA distanza di sette mesi dal precedente esperimento, si rinnova l’appuntamento con il Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato.  La seconda edizione si prefigura come una sorta di punto di passaggio per mettere a fuoco ulteriormente lo spirito dell’iniziativa, spirito teso allo studio della Fotografia, intesa come complessa disciplina artistica del nostro tempo, e non solo delle opere di coloro i quali vi partecipano. Certo, il punto di partenza è rappresentato dai lavori degli autori presenti e dagli studi teorici su cui si dibatterà ma il corpo centrale del Ritiro sarà caratterizzato dallo scambio paritario delle opinioni e dall’approfondimento teorico svincolato dall’ossessione dei ruoli.

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Il Ritiro di Studi sulla Fotografia è basato su un presupposto molto chiaro: non si tratta di un workshop, né di un seminario di stampo classico. Non esistono allievi e insegnanti. Nel senso che tutti i partecipanti, allo stesso modo, sono docenti e studenti, nel rispetto di uno spirito democratico che è il nocciolo reale di questa iniziativa. Attraverso i lavori dei membri del gruppo, nonché attraverso il lavoro analitico sull’opera di altri fotografi e cineasti, si cercherà di rintracciare gli elementi fondamentali del “fare fotografia”, attività che dovrà necessariamente svolgersi in assenza di qualsiasi pregiudizio e stereotipo sulla materia.

 

francesco_basiliLo scopo è quello di stimolare la creatività, di aprire le menti e di riportare il senso della fotografia alla dimensione filosofica e artistica dell’atto creativo, nella consapevolezza che ciò che conta è esclusivamente il binomio: stile/poesia. Ed anche nella convinzione di quanto sia fuorviante e rigida la banale definizione di “fotografo professionista”. Come emerso già dal primo Ritiro professionismo  è spesso sinonimo di aridità espressiva, di paletti castranti e di rincorsa all’iterazione stilemi e codici espressivi assolutamente ripetitivi e utili solo a un brutale commercio della fotografia che il più delle volte non ha nemmeno un riscontro degno di nota in un mercato italiano asfittico e provinciale. Stimolando l’identificazione di uno stile e di un nucleo poetico, il fotografo viene invece naturalmente spinto ad agire con professionalità, concetto ben diverso rispetto a quello di professionismo, parola dietro la quale, oltretutto, si celano quasi sempre falsi maestri e paura nei confronti del nuovo.

 

giovanna_gammarotaQuesto secondo appuntamento si svolgerà presso l’Agriturismo San Giorgio di Prato, sotto l’egida dell’Associazione Culturale Punto di Svista, organizzazione nata per il volere di Orith Youdovich, Alfredo Covino e Maurizio G. De Bonis, i quali hanno già dato vita nei mesi di febbraio e marzo del 2009 alla serie di incontri/dialoghi tra autori denominata Immagini contemporanee.  Il ritiro di Prato è destinato esclusivamente al lavoro di ricerca e produzione artistica nel campo delle arti visive tecnologiche (con particolare attenzione alle tendenze contemporanee).

 

pietro_dagostinoI partecipanti sono, quest’anno, nove. Francesco Basili, attualmente residente a Barcellona e concentrato su un lavoro di ricerca personale e fortemente poetica che porta avanti con rigore dal 2001; Emiliano Cavicchi, già autore di mostre personali a Roma e attivo nella scena fotografica romana, soprattutto nell’ambito del reportage; Maurizio Chelucci, fotografo in ambito multimediale e sperimentale, direttore artistico di Massenzio Arte e per tre edizioni del Festival Fotoleggendo; Alfredo Covino, è autore di reportage e artefice di una fotografia dai risvolti umani che intende riscoprire la relazione enigmatica tra sguardo del fotografo e realtà circostante; Pietro D’Agostino, autore noto per il suo impegno nella fotografia astratta e particolarmente attento alla sperimentazione video e a ogni sviluppo anticonvenzionale del “fare fotografia”; Maurizio G. De Bonis, critico cinematografico e fotografico, saggista e curatore, direttore responsabile da nove anni di CultFrame – Arti Visive.

 

emiliano_cavicchiGiovanna Gammarota, fotografa milanese il cui lavoro si orienta verso la rappresentazione del paesaggio con l’intento di ridefinire il rapporto uomo/luogo/memoria; Susan Kammerer, fotografa sulla scena da molti anni e autrice non convenzionale di diverse mostre personali a Roma, nell’ambito di Festival e associazioni fotografiche, e anche nel quadro dell’attività di gallerie private; Orith Youdovich è curatrice, capo redattore dal 2000 della rivista CultFrame – Arti Visive; lavora da oltre venti anni come fotografa con particolare riferimento alla raffigurazione filosofica del paesaggio urbano e dei  “luoghi vuoti” delle metropoli internazionali.

 

Infine, Il lavoro che verrà svolto a Prato dal 28 al 31 maggio verrà successivamente riorganizzato criticamente in articoli che saranno pubblicati su CultFrame – Arti Visive e Punto di Svista e servirà da impulso per le successive attività pubbliche/divulgative dell’Associazione Culturale Punto di Svista.


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©CultFrame 05/2009

 

IMMAGINI

1 ©Susan Kammerer

2 ©Maurizio Chelucci

3 ©Francesco Basili

4 ©Giovanna Gammarota

5 ©Pietro D’Agostino

6 ©Emiliano Cavicchi

7 ©Alfredo Covino

8 ©Orith Youdovich

 

LINK

CULTFRAME. Storia di un esperimento. Tre giorni sulle colline di Prato per riflettere sul senso del fare/studiare fotografia

CULTFRAME. 2. Immagini contemporanee. Spazi fisici, luoghi della mente. Dialogo tra i fotografi Samuele Bianchi e Orith Youdovich

CULTFRAME. La metafora del paesaggio nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini e nelle immagini di Giovanna Gammarota

CULTFRAME. Cara Moldova. Mostra di Alfredo Covino

Il sito di Susan Kammerer

Il sito di Maurizio Chelucci

Il sito dell’Associazione culturale Punto di Svista

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3 commenti su “2° Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato”

  1. Trovo l’inizitiva molto interessante. Anche la scelta della location mi appare adeguata. Spesso, infatti, gli agriturismi sono vere e proprie opere d’arte che attraverso accuarate ristrutturazioni conservative permettono di salvaguardare intatto un paesaggio e una realtà di altre epoche, sempre più minacciate dal progresso contemporaneo. Così come nel passato avveniva con sculture e dipinti, oggi sono le architetture rurali a tramandare ai posteri una testimonianza tangibile di un passato che va scomparendo

  2. Complimenti per l’iniziativa, che possa in futuro svilupparsi e allargarsi, per la giusta causa di una nuova fotografia, e cioè la rinascita di una responsabilità poetica della vita che la fotografia ha sempre avuto.

  3. Ottima iniziativa che personalmente non conoscevo. Spero si allarghi il cerchio e che possano nascere esempi simili, anche collegati tra loro, per un scambio e soprattutto per una maggiore consapevolezza che dietro alla macchina esiste l’essere umano e la sua poetica.
    Grazie, Gianni

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