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	<title>Commenti a: Informazione, fotogiornalismo e separazione di classe</title>
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		<title>Di: Fabiano Avancini</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-144</link>
		<dc:creator>Fabiano Avancini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 15:23:01 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Marco,
andata per la birra. Concordo sulle scelte che distinguono un fotografo da un altro, generando e manifestando differenze. L&#039;autore è un elemento attivo, concordo: esiste. Quando ho esposto in galleria un reportage sulla lebbra in Cina (hanno chiuso i centri dell&#039;OMS ed è fuori controllo) qualcuno ha detto che erano &quot;fotografie di reportage, immediate, ben fatte. Un quarto d&#039;ora per vederle bene tutte. E poi ci pensi per giorni&quot;. 
Ecco: quel &quot;e poi ci pensi per giorni&quot; è la traccia che può lasciare un autore: DI UN SOGGETTO! L&#039;autore esiste, ripeto, ma nel fotogiornalismo se c&#039;è più autore che soggetto la foto è predatoria o, a mio parere, sbagliata: fatta da Pavlov. 
La fotografia di Bonnet (che ritengo comunque un grande) ha la brutta etichetta di essere secondo codici negativi, ansiogeni (e patogeni vista la diffusione). Lo specchio riflesso non si accorge che sono dei ragazzi che giocano a pallone e magari c&#039;è più gioia che dolore, ma nella foto si vede altro.
Fausto, una volta un collega famoso mi disse: &quot;non possiamo prescindere da ciò che gli altri hanno fatto, in tutto&quot;. Non serve studiare solo fotografia ma aumentare anche la propria cultura generale per affinare uno spirito critico, contemporaneo magari. Poi, anche se non vuoi, ti contaminiamo io e Marco con le birre, la volta che ci vediamo. :)
Buona serata.

f.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco,<br />
andata per la birra. Concordo sulle scelte che distinguono un fotografo da un altro, generando e manifestando differenze. L&#8217;autore è un elemento attivo, concordo: esiste. Quando ho esposto in galleria un reportage sulla lebbra in Cina (hanno chiuso i centri dell&#8217;OMS ed è fuori controllo) qualcuno ha detto che erano &#8220;fotografie di reportage, immediate, ben fatte. Un quarto d&#8217;ora per vederle bene tutte. E poi ci pensi per giorni&#8221;.<br />
Ecco: quel &#8220;e poi ci pensi per giorni&#8221; è la traccia che può lasciare un autore: DI UN SOGGETTO! L&#8217;autore esiste, ripeto, ma nel fotogiornalismo se c&#8217;è più autore che soggetto la foto è predatoria o, a mio parere, sbagliata: fatta da Pavlov.<br />
La fotografia di Bonnet (che ritengo comunque un grande) ha la brutta etichetta di essere secondo codici negativi, ansiogeni (e patogeni vista la diffusione). Lo specchio riflesso non si accorge che sono dei ragazzi che giocano a pallone e magari c&#8217;è più gioia che dolore, ma nella foto si vede altro.<br />
Fausto, una volta un collega famoso mi disse: &#8220;non possiamo prescindere da ciò che gli altri hanno fatto, in tutto&#8221;. Non serve studiare solo fotografia ma aumentare anche la propria cultura generale per affinare uno spirito critico, contemporaneo magari. Poi, anche se non vuoi, ti contaminiamo io e Marco con le birre, la volta che ci vediamo. <img src='http://www.cultframe.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
Buona serata.</p>
<p>f.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: fausto</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-143</link>
		<dc:creator>fausto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 09:05:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=3366#comment-143</guid>
		<description>Grazie Fabiano ;) per la risposta...
questo argomento però sta prendendo per me una piega un pò troppo filosofica e complessa... :(

Io non ho studiato fotografia, ho letto pochissimo sulla fotografia proprio perchè volevo che il mio pensiero non fosse contaminato dal pensiero altrui, che pur rispettandolo, non è il mio. Ho solo portato la mia esperienza.

Rimango della mia opinione, a me la fotografia di Farrel piace, che sia strumentale o no lo lascio decidere alle sensazioni degli altri.

Grazie a tutti per avermi sopportato.

Fausto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Fabiano <img src='http://www.cultframe.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  per la risposta&#8230;<br />
questo argomento però sta prendendo per me una piega un pò troppo filosofica e complessa&#8230; <img src='http://www.cultframe.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Io non ho studiato fotografia, ho letto pochissimo sulla fotografia proprio perchè volevo che il mio pensiero non fosse contaminato dal pensiero altrui, che pur rispettandolo, non è il mio. Ho solo portato la mia esperienza.</p>
<p>Rimango della mia opinione, a me la fotografia di Farrel piace, che sia strumentale o no lo lascio decidere alle sensazioni degli altri.</p>
<p>Grazie a tutti per avermi sopportato.</p>
<p>Fausto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-142</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 08:15:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=3366#comment-142</guid>
		<description>ciao Fabiano, 
non riprendo per punti, preferirei la birra. 
Posso sottoscrivere una certa quantità di cose che dici, quelle che determinano il tuo approccio, la tua lettura ai fatti del mondo e del giornalismo (rapporto scrittura/fotografia, azione/relazione, deliri fotografici, ecc, ecc). Ma ancora una volta le citazioni e i pensieri possono aiutarci a capire chi sei, ma sulle foto continuo a pensare che rappresentano molto bene la tua filosofia e per questo non ti rendono opaco, tutt&#039;altro, l&#039;autore é presente proprio perchè ha/hai fatto quelle scelte. Come un vecchio e strausato, abusato, riusato testo sulla comunicazione sosteneva che &quot;non si può non comunicare&quot;, aggiungere che &quot;non si può non fotografare&quot; (per chi fotografa). La tua impronta c&#039;è e rimane li, bella evidente. E&#039; vero la fotografia é indicale, da entrambe le parti. Questo solo per dire che la fotografia non scompare, anzi si prende tutto lo spazio che è in grado di prendersi. 
Il bell é che nella marea montante di foto autoriali, la tua, che pare non volerlo essere, lo diventa ancora di più. E&#039; fotogiornalismo? mah, può esserlo, ma sempre all&#039;interno di un modo di concepire il fotogiornalismo, sul quale attendo sempre delucidazioni.
Mi dispiace non poter postare alcuni lavori, ma per ora per ragioni d liberatorie, di tempo non disponibile (pellicola&gt;&gt;&gt;scansioni...non ce n&#039;è) e quant&#039;altro non sono sul sito che é vecchio e non dichiara bene i vari progetti (editing fatto anche male). 
Non riesco ora a commentarti Bonet (anche perchè non ho ben capito a cosa ti riferivi). Sarà per la prossima volta. 
alla prossima
marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao Fabiano,<br />
non riprendo per punti, preferirei la birra.<br />
Posso sottoscrivere una certa quantità di cose che dici, quelle che determinano il tuo approccio, la tua lettura ai fatti del mondo e del giornalismo (rapporto scrittura/fotografia, azione/relazione, deliri fotografici, ecc, ecc). Ma ancora una volta le citazioni e i pensieri possono aiutarci a capire chi sei, ma sulle foto continuo a pensare che rappresentano molto bene la tua filosofia e per questo non ti rendono opaco, tutt&#8217;altro, l&#8217;autore é presente proprio perchè ha/hai fatto quelle scelte. Come un vecchio e strausato, abusato, riusato testo sulla comunicazione sosteneva che &#8220;non si può non comunicare&#8221;, aggiungere che &#8220;non si può non fotografare&#8221; (per chi fotografa). La tua impronta c&#8217;è e rimane li, bella evidente. E&#8217; vero la fotografia é indicale, da entrambe le parti. Questo solo per dire che la fotografia non scompare, anzi si prende tutto lo spazio che è in grado di prendersi.<br />
Il bell é che nella marea montante di foto autoriali, la tua, che pare non volerlo essere, lo diventa ancora di più. E&#8217; fotogiornalismo? mah, può esserlo, ma sempre all&#8217;interno di un modo di concepire il fotogiornalismo, sul quale attendo sempre delucidazioni.<br />
Mi dispiace non poter postare alcuni lavori, ma per ora per ragioni d liberatorie, di tempo non disponibile (pellicola&gt;&gt;&gt;scansioni&#8230;non ce n&#8217;è) e quant&#8217;altro non sono sul sito che é vecchio e non dichiara bene i vari progetti (editing fatto anche male).<br />
Non riesco ora a commentarti Bonet (anche perchè non ho ben capito a cosa ti riferivi). Sarà per la prossima volta.<br />
alla prossima<br />
marco</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Fabiano Avancini</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-141</link>
		<dc:creator>Fabiano Avancini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 02:26:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=3366#comment-141</guid>
		<description>Ciao Marco, 
grazie del complimento. Credo nel dialogo e nell&#039;intelligenza condivisa, se vogliamo essere responsabili di un futuro vivibile (pare retorica ma credo sia un sentimento abbastanza diffuso). Dobbiamo prescindere dalla logica del fare e cominciare ad agire, credo, come anche tu già fai. Seguo quindi i tuoi punti:

1- Il fotografo è lo specchio della realtà o la realtà è lo specchio del fotografo è una discussione che si prolunga da diversi anni nell&#039;ambiente, lo sappiamo, e credo siano giuste entrambe le affermazioni. Il bagaglio culturale del fotografo si mostra nella fotografia e la realtà è diffusa dalla fotografia, quindi esiste per i terzi del ambito culturale del fotografo: è uno specchio riflesso. 
La retorica di rappresentazione secondo modelli diffusi, accettati e a stento innovati porta ad uniformare la percezione della realtà. Assimilando un soggetto ad un altro, dimenticando che si tratta di persone con cui si hanno rapporti umani sia prima che dopo lo scatto e che hanno culture diverse, come anche i terzi fruitori delle foto.

2- Queste fotografie sono composte, cercando di limitare l&#039;uso dei codici contemporanei. Evitando di fare quelle che ho già definito su Fotoinfo: foto di Pavlov. Risposte automatiche a sollecitazioni psicologiche, viste sul catalogo dell&#039;anno. 
Scusa, ma secondo te: questo è un &quot;negro&quot;?

http://www.pepbonet.com/faithinchaos_soccerteam/faithinchaos_soccerteam02.html

3- Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtù e conoscenza, diceva la mia maestra alle elementari. Trovo inaccettabile adagiarsi su un modello culturale senza comprenderlo a fondo e senza attualizzarlo alla cultura vivente, attiva. Siamo materia viva, qualcuno vede cose diverse e se ha fortuna riesce anche a farlo capire. Non basta comporre belle statuine e accettare uno status quo.

4- Esiste un modo meno predatorio di fare fotogiornalismo e forse più etico. Dichiarandosi al soggetto, rappresentandolo con chiarezza di intenti. 
Poi i giornali sono un&#039;altra cosa: devono vendere pubblicità e copie. E ultimamente vivono una frenesia da photoshop: travisano la realtà per uniformarla alla plastica dell&#039;adv. 
Una plastica mentale tesa all&#039;iperreale evocativo (ci mancano i superpoteri a noi umani) per colmare il vuoto emotivo e culturale della società.

5- Forse sono più rispettose perchè parlano chiaro, non evocano possibili interpretazioni fuorvianti, non aderiscono a codici (se non i miei). Dialogano. Pongono domande.
Un amico-vate ha scritto in proposito questa riflessione qualche anno fa: 

&quot;Certe volte mi viene da chiedermi se non stiamo vivendo una sorta di anestesia fotografica. Se la fotografia, che è stato uno dei più straordinari ponti che l’uomo, tra tecnologia ed espressione, ha inventato per tentare di raggiungere più da vicino la realtà non sia già divenuta un quasi insormontabile muro tra noi e la realtà. 
Se anche nella fotografia di denuncia, come per gli schiavi della droga, a forza di dosi sempre più forti, non rischiamo l’indifferenza, se non la morte, per overdose, della coscienza.
E non che il lupo non esista. E’ che anche quando il lupo è là, e ferocissimo, e non si riesce a cacciarlo, anche il gridare al lupo diventa un genere, un oggetto di consumo, da consumare con il resto, distrattamente.
E allora? Non ho risposte. Da un bel pezzo non ho più risposte. Certo non può essere una risposta il disinteresse, il volgere gli occhi altrove, da parte dei fotografi e da parte di chi guarda. Fabiano Avancini non lo vuole fare. Gliene sono grato.
La cosa che più mi è piaciuta di queste immagini è la loro “normalità”, il loro non gridare, il loro non partecipare al frastuono.
Questi uomini, queste donne, questi bambini, sorridono, sorridono spesso.
Magari questo sorriso può farci vergognare più delle urla&quot;.

Forse aveva il bisogno di dirlo e gli ho dato il pretesto. Come anche un’altra persona ha scritto:

“Sono ossessionata dal disastro che ronza ovunque. Dalla crudeltà cruda, selvaggia, aumentata secolo dopo secolo, capace di scorticare l&#039;orrore.
Il mono-tono del potere di massacrare è difficile da rimuovere con l&#039;asma della bellezza. 
Un&#039;idea inventata e asservita alla cultura controllata dal marketing.
Esiste il &quot;brutto&quot; che è bello. Il bello-bello è un altro tiranno. Vive nei cunicoli dell&#039;ovvio.
La bellezza non può essere pubblica. Non si stampa e non si espone. Ciò che si fa visibilizzare è altro - è punto di vista come dici tu - può essere narrazione etica etc.”

Dipende dalle griglie socioculturali attraverso le quali leggi le fotografie, come dici tu.

6- Considero la fotografia un&#039;interazione, non una semplice azione. Una danza. 
Con alcuni soggetti si crea un rapporto empatico, se siamo attivi e non ci nascondiamo dietro la macchina fotografica. E si vede nelle foto. 
Ho notato una cosa personalmente: scattando in pellicola:-&quot;non so se ho la foto&quot;. 
Anche se ho una discreta esperienza rimango col dubbio per tutto il viaggio. E mi “avvicino” sempre di più al soggetto, ogni foto che faccio, scattando solo la foto che sento. 
Con il digitale hai l&#039;immediata risposta nello schermo, e scatti in sequenza. E&#039; una fotografia assertiva, meccanica, e torniamo a bomba all&#039;oggetto dell&#039;articolo: il fotogiornalismo non è un contenitore vuoto è solo pieno di thumbnails/fotine. Un ragazzo in Africa mi ha smontato &quot;the decisive moment&quot; di HCB e 50 anni di storia e filosofia del fotogiornalismo con una domanda:-&quot;quanti scatti fa al secondo&quot;. Dimentichiamo che danzare con la realtà è un modo di porsi permeabile: noi modifichiamo lei e lei modifica noi.
E’ un prodotto dinamico dell’intelligenza, ovvero della “statica” mentale.

7- Concordo su tutto, ma la scrittura codifica in maniera diversa e può descrivere elementi che alla fotografia mancano, per una efficace rappresentazione della realtà documentata. Secondo te che odore ha la lebbra? “Gambe in spalla ragazzi” è una frase che metteresti nella bocca di un giocatore senza gamba? 
Il giornalista spesso descrive la sua interpretazione della foto, è uno sport che viviamo ora nei giornali che non hanno soldi per mandare inviati, ma l’interazione tra la fotografia e il testo è vitale per condurre alla comprensione di una realtà. Una foto può voler dire più di mille parole (e allora cominciamo a farle ste foto e non nascondiamoci muti dietro a questa frase) ma pensa anche che poche parole possono voler dire più di migliaia di foto, uguali. Perchè abituarci al peggio? 

Mi scuso per il poema che ho scritto. A parole davanti ad una birra ci mettevamo meno a capirci.
Ringrazio per l’ospitalità e mi complimento con De Bonis per il vespaio che ha sollevato.

Buona giornata, ormai.

f.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco,<br />
grazie del complimento. Credo nel dialogo e nell&#8217;intelligenza condivisa, se vogliamo essere responsabili di un futuro vivibile (pare retorica ma credo sia un sentimento abbastanza diffuso). Dobbiamo prescindere dalla logica del fare e cominciare ad agire, credo, come anche tu già fai. Seguo quindi i tuoi punti:</p>
<p>1- Il fotografo è lo specchio della realtà o la realtà è lo specchio del fotografo è una discussione che si prolunga da diversi anni nell&#8217;ambiente, lo sappiamo, e credo siano giuste entrambe le affermazioni. Il bagaglio culturale del fotografo si mostra nella fotografia e la realtà è diffusa dalla fotografia, quindi esiste per i terzi del ambito culturale del fotografo: è uno specchio riflesso.<br />
La retorica di rappresentazione secondo modelli diffusi, accettati e a stento innovati porta ad uniformare la percezione della realtà. Assimilando un soggetto ad un altro, dimenticando che si tratta di persone con cui si hanno rapporti umani sia prima che dopo lo scatto e che hanno culture diverse, come anche i terzi fruitori delle foto.</p>
<p>2- Queste fotografie sono composte, cercando di limitare l&#8217;uso dei codici contemporanei. Evitando di fare quelle che ho già definito su Fotoinfo: foto di Pavlov. Risposte automatiche a sollecitazioni psicologiche, viste sul catalogo dell&#8217;anno.<br />
Scusa, ma secondo te: questo è un &#8220;negro&#8221;?</p>
<p><a href="http://www.pepbonet.com/faithinchaos_soccerteam/faithinchaos_soccerteam02.html" rel="nofollow">http://www.pepbonet.com/faithinchaos_soccerteam/faithinchaos_soccerteam02.html</a></p>
<p>3- Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtù e conoscenza, diceva la mia maestra alle elementari. Trovo inaccettabile adagiarsi su un modello culturale senza comprenderlo a fondo e senza attualizzarlo alla cultura vivente, attiva. Siamo materia viva, qualcuno vede cose diverse e se ha fortuna riesce anche a farlo capire. Non basta comporre belle statuine e accettare uno status quo.</p>
<p>4- Esiste un modo meno predatorio di fare fotogiornalismo e forse più etico. Dichiarandosi al soggetto, rappresentandolo con chiarezza di intenti.<br />
Poi i giornali sono un&#8217;altra cosa: devono vendere pubblicità e copie. E ultimamente vivono una frenesia da photoshop: travisano la realtà per uniformarla alla plastica dell&#8217;adv.<br />
Una plastica mentale tesa all&#8217;iperreale evocativo (ci mancano i superpoteri a noi umani) per colmare il vuoto emotivo e culturale della società.</p>
<p>5- Forse sono più rispettose perchè parlano chiaro, non evocano possibili interpretazioni fuorvianti, non aderiscono a codici (se non i miei). Dialogano. Pongono domande.<br />
Un amico-vate ha scritto in proposito questa riflessione qualche anno fa: </p>
<p>&#8220;Certe volte mi viene da chiedermi se non stiamo vivendo una sorta di anestesia fotografica. Se la fotografia, che è stato uno dei più straordinari ponti che l’uomo, tra tecnologia ed espressione, ha inventato per tentare di raggiungere più da vicino la realtà non sia già divenuta un quasi insormontabile muro tra noi e la realtà.<br />
Se anche nella fotografia di denuncia, come per gli schiavi della droga, a forza di dosi sempre più forti, non rischiamo l’indifferenza, se non la morte, per overdose, della coscienza.<br />
E non che il lupo non esista. E’ che anche quando il lupo è là, e ferocissimo, e non si riesce a cacciarlo, anche il gridare al lupo diventa un genere, un oggetto di consumo, da consumare con il resto, distrattamente.<br />
E allora? Non ho risposte. Da un bel pezzo non ho più risposte. Certo non può essere una risposta il disinteresse, il volgere gli occhi altrove, da parte dei fotografi e da parte di chi guarda. Fabiano Avancini non lo vuole fare. Gliene sono grato.<br />
La cosa che più mi è piaciuta di queste immagini è la loro “normalità”, il loro non gridare, il loro non partecipare al frastuono.<br />
Questi uomini, queste donne, questi bambini, sorridono, sorridono spesso.<br />
Magari questo sorriso può farci vergognare più delle urla&#8221;.</p>
<p>Forse aveva il bisogno di dirlo e gli ho dato il pretesto. Come anche un’altra persona ha scritto:</p>
<p>“Sono ossessionata dal disastro che ronza ovunque. Dalla crudeltà cruda, selvaggia, aumentata secolo dopo secolo, capace di scorticare l&#8217;orrore.<br />
Il mono-tono del potere di massacrare è difficile da rimuovere con l&#8217;asma della bellezza.<br />
Un&#8217;idea inventata e asservita alla cultura controllata dal marketing.<br />
Esiste il &#8220;brutto&#8221; che è bello. Il bello-bello è un altro tiranno. Vive nei cunicoli dell&#8217;ovvio.<br />
La bellezza non può essere pubblica. Non si stampa e non si espone. Ciò che si fa visibilizzare è altro &#8211; è punto di vista come dici tu &#8211; può essere narrazione etica etc.”</p>
<p>Dipende dalle griglie socioculturali attraverso le quali leggi le fotografie, come dici tu.</p>
<p>6- Considero la fotografia un&#8217;interazione, non una semplice azione. Una danza.<br />
Con alcuni soggetti si crea un rapporto empatico, se siamo attivi e non ci nascondiamo dietro la macchina fotografica. E si vede nelle foto.<br />
Ho notato una cosa personalmente: scattando in pellicola:-&#8221;non so se ho la foto&#8221;.<br />
Anche se ho una discreta esperienza rimango col dubbio per tutto il viaggio. E mi “avvicino” sempre di più al soggetto, ogni foto che faccio, scattando solo la foto che sento.<br />
Con il digitale hai l&#8217;immediata risposta nello schermo, e scatti in sequenza. E&#8217; una fotografia assertiva, meccanica, e torniamo a bomba all&#8217;oggetto dell&#8217;articolo: il fotogiornalismo non è un contenitore vuoto è solo pieno di thumbnails/fotine. Un ragazzo in Africa mi ha smontato &#8220;the decisive moment&#8221; di HCB e 50 anni di storia e filosofia del fotogiornalismo con una domanda:-&#8221;quanti scatti fa al secondo&#8221;. Dimentichiamo che danzare con la realtà è un modo di porsi permeabile: noi modifichiamo lei e lei modifica noi.<br />
E’ un prodotto dinamico dell’intelligenza, ovvero della “statica” mentale.</p>
<p>7- Concordo su tutto, ma la scrittura codifica in maniera diversa e può descrivere elementi che alla fotografia mancano, per una efficace rappresentazione della realtà documentata. Secondo te che odore ha la lebbra? “Gambe in spalla ragazzi” è una frase che metteresti nella bocca di un giocatore senza gamba?<br />
Il giornalista spesso descrive la sua interpretazione della foto, è uno sport che viviamo ora nei giornali che non hanno soldi per mandare inviati, ma l’interazione tra la fotografia e il testo è vitale per condurre alla comprensione di una realtà. Una foto può voler dire più di mille parole (e allora cominciamo a farle ste foto e non nascondiamoci muti dietro a questa frase) ma pensa anche che poche parole possono voler dire più di migliaia di foto, uguali. Perchè abituarci al peggio? </p>
<p>Mi scuso per il poema che ho scritto. A parole davanti ad una birra ci mettevamo meno a capirci.<br />
Ringrazio per l’ospitalità e mi complimento con De Bonis per il vespaio che ha sollevato.</p>
<p>Buona giornata, ormai.</p>
<p>f.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-140</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 18:47:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=3366#comment-140</guid>
		<description>Riprendo il post di Fabiano ringraziandolo anche per la visione dei suoi progetti fotografici. A partire da quelle foto e dalle affermazioni di Fabiano vorrei però dire alcune cose, provando a generalizzare il discorso, sperando di farmi comprendere nelle intenzioni così come nelle cose che dico, nella prospettiva di un confronto anche su posizioni differenti. Vado per punti.
1. ogni fotografia é figlia di una lettura della realtà, di un processo di semiotizzazione direbbero alcuni, che il fotografo fa a partire dai propri modelli culturali. 
2. queste fotografie mettono in scena una propria estetica, una propria messa in forma, secondo alcuni aspetti del fare fotografia, che sono, ad esempio in questo caso, l&#039;inquadrare per terzi, la composizione  centrale, l&#039;uso della figura retorica della ripetizione, In questo senso le persone sono ad esempio inquadrate utilizzando la loro disposizione nello spazio. Da questo punto di vista é esattamente la stessa cosa che inquadrare una persona in primissimo piano con lo sfondo sfocato e anche un po sghemba. Abbiamo usato una persona per fare una composizione.
3. per questo le fotografie non sono semplici. Evitando alcune modalità (sfocati, mossi, sghembe) e usandone altre queste foto si avvicinano maggiormente ad un modello di fotogiornalismo (credo, ma non ne sono sicuro). Modello al quale ci siamo talmente abituati da farlo diventare naturale, dimenticandoci che anch&#039;esso é frutto di un operazione culturale. 
4. per questo fatico a credere che esista un modo &quot;più giusto&quot; di fare fotogiornalismo. Ma qui attendo qualche delucidazione, già richiesta, dal De Bonis e altri.
5. per le stesse ragioni queste foto non sono più rispettose di altre. Lo possono essere ma non basta dirlo. Cos&#039;è che le rende più rispettose?. Sicuramente lo sono le intenzioni che muovono il fotografo, così come lo sono le azioni succesive (raccolta fondi, comunicazione per le ong, ecc), ma queste due cose non garantiscono foto rispettose.
6. se consideriamo la fotografia un azione allora é il modo con il quale ci si relaziona con il soggetto ad essere etico, ma la foto in se non ce lo dice. Ne queste ne altre, semmai lo rappresenta, al meglio delle sue possibilità. Ma allora diventa una &quot;messa in scena&quot;. Quell&#039;uomo seduto sorridente é una &quot;messa in scena&quot;, perchè il fotografo l&#039;ha colto in quella posa, altre volte perchè il soggetto partecipa e accetta e si mette in quella posa, ma soprattutto perchè il fotografo ha visto quella posa e l&#039;ha ritenuta verosimile, credibile, e l&#039;ha fotografata. Ma sul piano dell&#039;azione il fotografo é un osservatore, sicuramente ne neutrale, ne ingenuo, ma determinante allo svolgersi della scena stessa. 
7. queste foto si possono tradurre e non interpretare, dice Fabiano. Personalmente trovo un po preoccupante che la fotografia diventi, per questo motivo, ancellare ad un contesto e ad un testo che solo loro sono in grado di farla significare. Anche se lo volessimo non può esserlo. La lettura di quelle didascalie può essere istruttiva, ma quei visi raccontano cose che quelle didascalie non raccontano. Per questo non credo che siano fotografie che si possono solo tradurre. Per fortuna in qualsiasi processo comunicativo esiste anche un fruitore dotato di una complesso di griglie socioculturali che gli consentono di leggere al di la di didascalie e delle intenzioni del fotografo. Perchè la fotografia lo consente. 

Potremo andare avanti, perchè Fabiano in poche righe e con le foto ha messo in campo diversi elementi. 
Tieni conto che chi scrive fotografa, diversi progetti sociali, collaborando con associazioni/ong, in carcere, nelle comunità per minori, raccogliendo fondi e la lettura che ho fatto nasce anche da questa esperienza non per altro, ma perchè su queste cose ci investiamo idee, passione, impegno e a volte anche denaro. E qualche riflessioni non credo faccia male, seppur da posizioni anche diverse. 
Complimenti e buon lavoro
marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo il post di Fabiano ringraziandolo anche per la visione dei suoi progetti fotografici. A partire da quelle foto e dalle affermazioni di Fabiano vorrei però dire alcune cose, provando a generalizzare il discorso, sperando di farmi comprendere nelle intenzioni così come nelle cose che dico, nella prospettiva di un confronto anche su posizioni differenti. Vado per punti.<br />
1. ogni fotografia é figlia di una lettura della realtà, di un processo di semiotizzazione direbbero alcuni, che il fotografo fa a partire dai propri modelli culturali.<br />
2. queste fotografie mettono in scena una propria estetica, una propria messa in forma, secondo alcuni aspetti del fare fotografia, che sono, ad esempio in questo caso, l&#8217;inquadrare per terzi, la composizione  centrale, l&#8217;uso della figura retorica della ripetizione, In questo senso le persone sono ad esempio inquadrate utilizzando la loro disposizione nello spazio. Da questo punto di vista é esattamente la stessa cosa che inquadrare una persona in primissimo piano con lo sfondo sfocato e anche un po sghemba. Abbiamo usato una persona per fare una composizione.<br />
3. per questo le fotografie non sono semplici. Evitando alcune modalità (sfocati, mossi, sghembe) e usandone altre queste foto si avvicinano maggiormente ad un modello di fotogiornalismo (credo, ma non ne sono sicuro). Modello al quale ci siamo talmente abituati da farlo diventare naturale, dimenticandoci che anch&#8217;esso é frutto di un operazione culturale.<br />
4. per questo fatico a credere che esista un modo &#8220;più giusto&#8221; di fare fotogiornalismo. Ma qui attendo qualche delucidazione, già richiesta, dal De Bonis e altri.<br />
5. per le stesse ragioni queste foto non sono più rispettose di altre. Lo possono essere ma non basta dirlo. Cos&#8217;è che le rende più rispettose?. Sicuramente lo sono le intenzioni che muovono il fotografo, così come lo sono le azioni succesive (raccolta fondi, comunicazione per le ong, ecc), ma queste due cose non garantiscono foto rispettose.<br />
6. se consideriamo la fotografia un azione allora é il modo con il quale ci si relaziona con il soggetto ad essere etico, ma la foto in se non ce lo dice. Ne queste ne altre, semmai lo rappresenta, al meglio delle sue possibilità. Ma allora diventa una &#8220;messa in scena&#8221;. Quell&#8217;uomo seduto sorridente é una &#8220;messa in scena&#8221;, perchè il fotografo l&#8217;ha colto in quella posa, altre volte perchè il soggetto partecipa e accetta e si mette in quella posa, ma soprattutto perchè il fotografo ha visto quella posa e l&#8217;ha ritenuta verosimile, credibile, e l&#8217;ha fotografata. Ma sul piano dell&#8217;azione il fotografo é un osservatore, sicuramente ne neutrale, ne ingenuo, ma determinante allo svolgersi della scena stessa.<br />
7. queste foto si possono tradurre e non interpretare, dice Fabiano. Personalmente trovo un po preoccupante che la fotografia diventi, per questo motivo, ancellare ad un contesto e ad un testo che solo loro sono in grado di farla significare. Anche se lo volessimo non può esserlo. La lettura di quelle didascalie può essere istruttiva, ma quei visi raccontano cose che quelle didascalie non raccontano. Per questo non credo che siano fotografie che si possono solo tradurre. Per fortuna in qualsiasi processo comunicativo esiste anche un fruitore dotato di una complesso di griglie socioculturali che gli consentono di leggere al di la di didascalie e delle intenzioni del fotografo. Perchè la fotografia lo consente. </p>
<p>Potremo andare avanti, perchè Fabiano in poche righe e con le foto ha messo in campo diversi elementi.<br />
Tieni conto che chi scrive fotografa, diversi progetti sociali, collaborando con associazioni/ong, in carcere, nelle comunità per minori, raccogliendo fondi e la lettura che ho fatto nasce anche da questa esperienza non per altro, ma perchè su queste cose ci investiamo idee, passione, impegno e a volte anche denaro. E qualche riflessioni non credo faccia male, seppur da posizioni anche diverse.<br />
Complimenti e buon lavoro<br />
marco</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabiano Avancini</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-139</link>
		<dc:creator>Fabiano Avancini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 18:04:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=3366#comment-139</guid>
		<description>Ciao Fausto,
io mi chiamerei Fabiano;) e se il messaggio era rivolto a me rispondo volentieri. Trovi comunque la spiegazione nel link alla conferenza sull&#039;etica, se vuoi leggere. 
Non sono interpretabili oltre quanto è il dato indicale. Puoi solo pensare al valore ed al coraggio che hanno per reagire così a ciò che gli è capitato. Io mi sono fatto da parte per dare al soggetto solo la mia capacità tecnica di esprimerlo, senza interpretarlo (che è comunque una interpretazione). Sono semplici e dirette, per quanto io concordi con Paolo sull’uso delle parole a indirizzare la fotografia: il tandem fotografo + giornalista ha molta più profondità (sono due linguaggi diversi) di qualsiasi one-man&#039;s-band il sistema economico ci voglia imporre.
Il rispetto per il soggetto c&#039;è perchè vedi il soggetto e non il fotografo, non sono immagini autoreferenziali dove uso il soggetto per esprimere la mia “arte” (e la mia aderenza a sensi di colpa da peccato originale). 
Se devo comunicare una notizia le emozioni devono venire dal soggetto, e non dall&#039;enfasi che ci metto io per trasmetterlo. Sennò è il solito giornalismo emozionale (come certi titoli recenti dei giornali: &quot;Influenza suina, psicosi in borsa&quot;...o psicotici in borsa e nelle redazioni?:).
Non ho detto loro che avrei fatto foto (sono visibile) etc. Io ho fatto le foto, poi se pago una modella qui non vedo perchè non posso pagare una ong che li aiuta li. Non vado a rubargli l&#039;anima per venderla nelle redazioni, per comprarmi l&#039;ultimo mac, per capirsi.
Ma sai qual&#039;è il vero soggetto di queste mie fotografie? La parte positiva della moneta.
L&#039;Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che la malattia più diffusa nel mondo per i prossimi 40 anni sarà: la depressione. Si parla di 171 mni di persone che ne soffrono e 950 mila morti dirette. Nella realtà dei numeri.
E noi continuiamo a mostrare che il mondo vive male quando non è vero. Hanno poco, questo si, ma sanno che amano la vita e amano viverla. 
E noi qui abbiamo solo soldi e paura?

http://www.intivate.com/zero/paura/primo.htm 

Che poi è confluito in questo: 

http://www.labo.it/02_01_09/suem_118.htm

E’ un tributo ai ragazzi che lavorano &quot;nell&#039;ombra&quot; (i soccorritori del 118) nel quale ho coinvolto quanti hanno lavorato con me fino ad oggi.  Gli sponsor hanno pagato l’allestimento della mostra, la pubblicazione del catalogo e basta. Non è stata una marchetta e non abbiamo lavorato nè per denaro nè per fama. E’ un ringraziamento per quello che fanno (facendo cronaca capisci molto).
Sono 17 anni che ho capito che non posso fare il fotografo di guerra, reagisco male alla violenza, e sono rimasto a fotografarla qui per un quotidiano di provincia. Ci sono soggetti, senza andare troppo lontani che possono essere espressi con il giusto rispetto (sbaglio o i Vigili del Fuoco hanno firmato il contratto nazionale dopo circa 23 mesi di trattative con un aumento medio di 45 euro?) e che probabilmente reggono i pilastri di qualsiasi dissertazione filosofica nella società contemporanea. Forse questa non è arte ma è fotografia civile, o quello che intendo io per fotogiornalismo. Se vuoi parlare di buzines fallo nel buzines ma quando fotografi persone non considerarle mai soggetti: sono persone. Grazie.

Buona serata.
f.

P.s. Essere semplici è la cosa più complessa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Fausto,<br />
io mi chiamerei Fabiano;) e se il messaggio era rivolto a me rispondo volentieri. Trovi comunque la spiegazione nel link alla conferenza sull&#8217;etica, se vuoi leggere.<br />
Non sono interpretabili oltre quanto è il dato indicale. Puoi solo pensare al valore ed al coraggio che hanno per reagire così a ciò che gli è capitato. Io mi sono fatto da parte per dare al soggetto solo la mia capacità tecnica di esprimerlo, senza interpretarlo (che è comunque una interpretazione). Sono semplici e dirette, per quanto io concordi con Paolo sull’uso delle parole a indirizzare la fotografia: il tandem fotografo + giornalista ha molta più profondità (sono due linguaggi diversi) di qualsiasi one-man&#8217;s-band il sistema economico ci voglia imporre.<br />
Il rispetto per il soggetto c&#8217;è perchè vedi il soggetto e non il fotografo, non sono immagini autoreferenziali dove uso il soggetto per esprimere la mia “arte” (e la mia aderenza a sensi di colpa da peccato originale).<br />
Se devo comunicare una notizia le emozioni devono venire dal soggetto, e non dall&#8217;enfasi che ci metto io per trasmetterlo. Sennò è il solito giornalismo emozionale (come certi titoli recenti dei giornali: &#8220;Influenza suina, psicosi in borsa&#8221;&#8230;o psicotici in borsa e nelle redazioni?:).<br />
Non ho detto loro che avrei fatto foto (sono visibile) etc. Io ho fatto le foto, poi se pago una modella qui non vedo perchè non posso pagare una ong che li aiuta li. Non vado a rubargli l&#8217;anima per venderla nelle redazioni, per comprarmi l&#8217;ultimo mac, per capirsi.<br />
Ma sai qual&#8217;è il vero soggetto di queste mie fotografie? La parte positiva della moneta.<br />
L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che la malattia più diffusa nel mondo per i prossimi 40 anni sarà: la depressione. Si parla di 171 mni di persone che ne soffrono e 950 mila morti dirette. Nella realtà dei numeri.<br />
E noi continuiamo a mostrare che il mondo vive male quando non è vero. Hanno poco, questo si, ma sanno che amano la vita e amano viverla.<br />
E noi qui abbiamo solo soldi e paura?</p>
<p><a href="http://www.intivate.com/zero/paura/primo.htm" rel="nofollow">http://www.intivate.com/zero/paura/primo.htm</a> </p>
<p>Che poi è confluito in questo: </p>
<p><a href="http://www.labo.it/02_01_09/suem_118.htm" rel="nofollow">http://www.labo.it/02_01_09/suem_118.htm</a></p>
<p>E’ un tributo ai ragazzi che lavorano &#8220;nell&#8217;ombra&#8221; (i soccorritori del 118) nel quale ho coinvolto quanti hanno lavorato con me fino ad oggi.  Gli sponsor hanno pagato l’allestimento della mostra, la pubblicazione del catalogo e basta. Non è stata una marchetta e non abbiamo lavorato nè per denaro nè per fama. E’ un ringraziamento per quello che fanno (facendo cronaca capisci molto).<br />
Sono 17 anni che ho capito che non posso fare il fotografo di guerra, reagisco male alla violenza, e sono rimasto a fotografarla qui per un quotidiano di provincia. Ci sono soggetti, senza andare troppo lontani che possono essere espressi con il giusto rispetto (sbaglio o i Vigili del Fuoco hanno firmato il contratto nazionale dopo circa 23 mesi di trattative con un aumento medio di 45 euro?) e che probabilmente reggono i pilastri di qualsiasi dissertazione filosofica nella società contemporanea. Forse questa non è arte ma è fotografia civile, o quello che intendo io per fotogiornalismo. Se vuoi parlare di buzines fallo nel buzines ma quando fotografi persone non considerarle mai soggetti: sono persone. Grazie.</p>
<p>Buona serata.<br />
f.</p>
<p>P.s. Essere semplici è la cosa più complessa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: fausto</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-132</link>
		<dc:creator>fausto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 13:04:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=3366#comment-132</guid>
		<description>Per Paolo.

Ho visto il tuo reportage in Angola, mi è piaciuto nella sua semplicità di taglio e inquadratura. Con il termine semplicità non voglio assolutamente dire che sia stato &quot;semplice&quot; scattare questo tipo di foto e quindi dire sostanzialmente che tutti potrebbero farle. Ti faccio i complimenti per l&#039;approccio alla notizia, se così vogliamo chiamarla, o al tuo progetto personale (scusa, non so cose effettivamente sia). Volevo chiederti se è possibile sapere una cosa: tu affermi che non possono essere considerate &quot;polisemiche&quot;, ovvero si possono tradurre in parola ma non interpretare. Mi puoi spiegare il perchè? è una questione di tecnica? ovvero il fatto, per esempio, che non hai utilizzato il bn, un contrasto eccessivo o un grandangolo a farti sostenere queste cose? Perchè è presente il rispetto per il soggetto? Forse perchè hai chiesto al soggetto stesso di essere fotografato e poi gli ha spiegato che il tuo lavoro sarebbe diventata una mostra e i ricavati sarebbero confluiti nelle casse di una ong?
La mia è semplice curiosità di un &quot;collega&quot;, non voglio ne attaccarti ne giudicarti per carità. Vorrei solo capire.
Grazie.

Fausto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per Paolo.</p>
<p>Ho visto il tuo reportage in Angola, mi è piaciuto nella sua semplicità di taglio e inquadratura. Con il termine semplicità non voglio assolutamente dire che sia stato &#8220;semplice&#8221; scattare questo tipo di foto e quindi dire sostanzialmente che tutti potrebbero farle. Ti faccio i complimenti per l&#8217;approccio alla notizia, se così vogliamo chiamarla, o al tuo progetto personale (scusa, non so cose effettivamente sia). Volevo chiederti se è possibile sapere una cosa: tu affermi che non possono essere considerate &#8220;polisemiche&#8221;, ovvero si possono tradurre in parola ma non interpretare. Mi puoi spiegare il perchè? è una questione di tecnica? ovvero il fatto, per esempio, che non hai utilizzato il bn, un contrasto eccessivo o un grandangolo a farti sostenere queste cose? Perchè è presente il rispetto per il soggetto? Forse perchè hai chiesto al soggetto stesso di essere fotografato e poi gli ha spiegato che il tuo lavoro sarebbe diventata una mostra e i ricavati sarebbero confluiti nelle casse di una ong?<br />
La mia è semplice curiosità di un &#8220;collega&#8221;, non voglio ne attaccarti ne giudicarti per carità. Vorrei solo capire.<br />
Grazie.</p>
<p>Fausto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-66</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 21:52:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=3366#comment-66</guid>
		<description>Forse Paolo voleva dire un altra cosa con il riferimento a Peirce, ma rimane il fatto che il filosofo é da prendere con cautela nell&#039;usarlo a proposito della fotografa benchè, da tempo, in molti ci provino.
grazie
marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse Paolo voleva dire un altra cosa con il riferimento a Peirce, ma rimane il fatto che il filosofo é da prendere con cautela nell&#8217;usarlo a proposito della fotografa benchè, da tempo, in molti ci provino.<br />
grazie<br />
marco</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabiano Avancini</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/informazione-fotogiornalismo-e-separazione-di-classe/comment-page-1/#comment-65</link>
		<dc:creator>Fabiano Avancini</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 16:17:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=3366#comment-65</guid>
		<description>Grazie Orith. 
Tendenzialmente aborro gli estetismi anestetizzanti (il sovraccarico di violenza che subiamo dal sistema mediatico, codificato secondo immagini spesso ormai retoriche, rende la percezione dell&#039;informazione sempre più esile) e personalmente ho cercato di allontanarmene.

http://www.intivate.com/mine/angola/index.htm 

In pratica: ho fotografato questi ragazzi come atleti, e non come &quot;neri&quot; in bianco e nero che lottano per emanciparsi (verso cosa?). Queste fotografie semplici tecnicamente non credo possano essere considerate &quot;polisemiche&quot;. In queste immagini c&#039;è rispetto per il soggetto e si possono tradurre in parola, ma non interpretare. Sono state in gallerie e a concorsi, metà dei soldi guadagnati sono andati in beneficienza a ong (e questo è sovversivo, oggi). 
 
La galleria d&#039;arte può essere un buon strumento per dare un tempo diverso alle immagini, ai fruitori e al soggetto. Un periodo di riflessione migliore, e forse più efficace per dialogare su alcuni temi sociali. Ma se fuori dalla galleria si parla più del fotografo che del soggetto: il reportage è autoreferenziale, l&#039;uno ha usato l&#039;altro. A meno che concettualmente non abbia fatto qualcosa di innovativo.

Buona serata.
f.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Orith.<br />
Tendenzialmente aborro gli estetismi anestetizzanti (il sovraccarico di violenza che subiamo dal sistema mediatico, codificato secondo immagini spesso ormai retoriche, rende la percezione dell&#8217;informazione sempre più esile) e personalmente ho cercato di allontanarmene.</p>
<p><a href="http://www.intivate.com/mine/angola/index.htm" rel="nofollow">http://www.intivate.com/mine/angola/index.htm</a> </p>
<p>In pratica: ho fotografato questi ragazzi come atleti, e non come &#8220;neri&#8221; in bianco e nero che lottano per emanciparsi (verso cosa?). Queste fotografie semplici tecnicamente non credo possano essere considerate &#8220;polisemiche&#8221;. In queste immagini c&#8217;è rispetto per il soggetto e si possono tradurre in parola, ma non interpretare. Sono state in gallerie e a concorsi, metà dei soldi guadagnati sono andati in beneficienza a ong (e questo è sovversivo, oggi). </p>
<p>La galleria d&#8217;arte può essere un buon strumento per dare un tempo diverso alle immagini, ai fruitori e al soggetto. Un periodo di riflessione migliore, e forse più efficace per dialogare su alcuni temi sociali. Ma se fuori dalla galleria si parla più del fotografo che del soggetto: il reportage è autoreferenziale, l&#8217;uno ha usato l&#8217;altro. A meno che concettualmente non abbia fatto qualcosa di innovativo.</p>
<p>Buona serata.<br />
f.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
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