Fabric of Identity. Mostra di Sidibé, Ojeikere, Fani-Kayode, Ndiritu, Veleko

ojeikere-untitled1Ornamento come traccia visibile di appartenenza, affermazione d’identità. Nel continente africano, dove la cultura millenaria è affidata alla trasmissione orale, i codici identificativi sono strettamente legati alla componente visiva. Le acconciature, i pattern dei tessuti, le pitture murali delle abitazioni di paglia e pisé, i tatuaggi e le scarificazioni… Senza rinunciare alla loro natura decorativa, questi elementi instaurano un profondo dialogo semantico con il luogo, la gente, la tradizione.

Interessante piattaforma d’osservazione, la collettiva “Fabric of Identity” è l’incontro di alcuni artisti africani che raccontano le possibili variazioni sul tema.

Negli ambienti della galleria Brancolini Grimaldi, valida promotrice dell’arte contemporanea africana, è chiara la distinzione tra le diverse generazioni. Differenze che si rispecchiano nella tecnica, nel linguaggio artistico, ma soprattutto nel contenuto dei lavori.

 

Il bianco e nero delle stampe ai sali d’argento appartiene alla cifra di J.D.’Okhai Ojeikere e Malick Sidibé. Il primo nigeriano, il secondo maliano, sono nati in villaggi rurali (rispettivamente nel 1930 e 1935/1936), iniziando a lavorare come fotografi già alla metà degli anni ’50. Pionieri della fotografia africana, ma sulla scena internazionale da anni – Ojeikere e Sidibé – hanno vissuto, nel 1960, il passaggio dalla colonizzazione (inglese l’uno e francese l’altro) all’indipendenza. Sulla riappropriazione della propria identità culturale, insiste il fotografo nigeriano con migliaia di immagini etnografiche e antropologiche. E’ degli anni Settanta, in particolare, la ricerca intorno al tema delle acconciature femminili. Il fotografo si sofferma sulle complesse architetture di capelli (veri e finti), che le donne di ogni parte del continente africano fanno costruire da abili e creativi parrucchieri. Acconciature che sembrano sculture, ma hanno in sé una natura effimera resa immortale dallo scatto.


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Malick Sidibé firma una serie di fotografie (datate 1999), in cui si concentra sulla bellezza femminile. In “Vue de Dos”, le donne sono ritratte di spalle, quasi sempre in studio (il mitico Studio Malick di Bamako) – tranne l’immagine muliebre tra le mura domestiche (in un angolo si vedono le pentole di alluminio) – con i corpi assecondati dalle geometrie dei motivi dei tessuti tradizionali “kente”, o dei più commerciali cotoni “wax printed”.

Il passaggio al colore – negli ambienti della galleria – segna l’introduzione di un nuovo punto di vista nella rappresentazione, che spesso si manifesta in termini di autorappresentazione. Lo è per il nigeriano Rotimi Fani-Kayode (Lagos 1955 – Londra 1989) – l’intero nome è Oluwarotimi (Rotimi) Adebiyi Wahab Fani-Kayode – fondatore a Londra di “Autograph”, associazione dei fotografi di colore. Attingendo al patrimonio iconografico-rituale della propria tradizione Fani-Kayode, che proviene da un’importante famiglia di etnia Yoruba, ha affrontato temi legati all’omosessualità, associando la propria nudità ad oggetti che diventano simbolici (maschere, coltelli, frutta…). Per lui il concetto di identità abbraccia tre aspetti inscindibili: culturale, sessuale, razziale.


lolo_veleko-hioni1Anche Grace Ndiritu (Birmingham 1976, vive a Londra) entra nell’opera in veste di artista-performer. In “Still-Life 2005-2007” sono presentati quattro video in loop di 5 minuti ciascuno, in cui la telecamera inquadra il corpo femminile avvolto nei coloratissimi cotoni africani (facilmente acquistabili anche nel multietnico mercato londinese di Bristol). Il tessuto, in realtà, cela il corpo dell’artista, ma allo stesso momento lascia che sia delineato e plasmato dall’immaginazione. Un gioco psicologico attivato dalla lentezza dei movimenti e dalla vivacità dei colori.
Alla stessa generazione di Ndiritu appartiene la sudafricana Nontsikelelo ‘Lolo’ Veleko (Capetown 1977, vive a Johannesburg). Alcune delle sue fotografie che ritraggono modelli “per caso” – giovani incontrati per le strade di Johannesburg – erano state già presentate in questa stessa sede in occasione della collettiva “Personae & Scenarios” (2006). Hioni, Thulani, Thato, Moeketsi… ragazzi che diventano icone di una moda sempre più universale.

 

©CultFrame 04/2009

 

IMMAGINI

1 Ojeikere. Untitled, 1975. Gelatin silver print. 50 x 60 cm. Courtesy Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea

2 Malick Sidibé, Vues de Dos, 1999. Gelatin silver print. 50 x 60 cm. Courtesy Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea

3 Lolo Veleko, Hioni, 2004. Pigment print on cotton paper. Ed. 10. 20 x 30 cm. Courtesy Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea

 


INFORMAZIONI

Dal 3 aprile al 3 maggio 2009

Brancolini Grimaldi Arte Contempornaea / Via dei Tre Orologi 6A, Roma / Telefono 0680693100

Martedì – sabato 15.00 – 19.00 o su appuntamento / chiuso domenica e lunedì / Ingresso libero

 


LINK

CULTFRAME. I ka nyì tan, mostra di Seydou Keïta e Malick Sidibé, fotografi a Bamako

CULTFRAME. Un fotografo a Bamako. Intervista a Malick Sidibé

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Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea, Roma