Gran Torino. Un film di Clint Eastwood

clint_eastwood-gran_torino“Dirty Harry” Callaghan siede sotto il portico, beve l’ennesima birra, accende un’altra cicca e osserva. E quello che vede non gli piace. Non gli piacciono i “musi gialli” che hanno invaso il suo quartiere, facendo di lui l’ultimo vacillante baluardo di un patriottismo ormai privo di orgoglio, bandiera solitaria che sventola sui sobborghi di Detroit devastati dalla crisi economica. Non gli piacciono neppure “i negri”, né i messicani, ma soprattutto non gli piacciono i suoi figli e ciò che rappresentano, un mondo che non riconosce più, in cui i ragazzi vanno ai funerali esibendo il piercing e la Ford rischia di chiudere perché i nuovi borghesi piccoli piccoli preferiscono grossi suv giapponesi. Walt Kowalski, protagonista assoluto dell’ultimo, straordinario film di Eastwood, è un vecchio razzista astioso, ma è anche, appunto, Harry Callaghan, Gunny e, come il Frankie Dunn di Million Dollar Baby, anche in Gran Torino ripudia i propri figli per trasformarsi in padre putativo e mentore di un outsider: là una ragazzetta secca fissata con la boxe, qua un adolescente di etnìa Hmong, timido ed introverso.


Eastwood dice cose semplici in modo semplice e realizza un capolavoro di stile classico ed asciutto, con una sensibilità ed un rigore ormai preziosi, concludendo (?) un discorso cominciato con Gli Spietati: il crepuscolo degli eroi, l’ingiustizia del tempo e di tempi che consumano uomini e valori, ideologie ed idealismi, in nome di progresso e modernità che si sono rivelati un doloroso bluff. Eastwood dice che il razzismo è figlio dell’ignoranza e lo fa con sobrietà e spirito, allettando il vecchio Kowalski con una birra, trascinandolo a casa del “nemico” e finendo per offrirgli una nuova, insperata ragione di vita e di morte. Reazionario illuminato, Eastwood dimostra una volta di più la propria maestria nel montaggio delle sequenze, troncate sempre una frazione di secondo prima della commozione, del facile effetto: il suo è un cinema sempre più netto, secco e nitido, spettacolare (rivedere Clint scendere i gradini di casa imbracciando un fucile fa venire la pelle d’oca) ed insieme di grande impegno civile. Ed il suo alter ego, Kowalski, come lui è un reduce, da una guerra sbagliata ed una vita ingrata, confuso ed immusonito, ma, sotto l’adorabile scorza politicamente scorrettissima, generoso e profondamente democratico, perfetta metafora dell’America attuale, disorientata ed impaurita, cui Eastwood indica i valori fondanti di giustizia, tolleranza e solidarietà come unici mezzi per ritrovare il senso di una nazione profondamente mutata. Avercene di reazionari così.

©  CultFrame 03/2009


TRAMA

Walt Kowalski è un veterano della guerra di Corea con un carattere ruvido che gli fa preferire una vita solitaria con un solo grande amore, quello per la sua auto, una Gran Torino del 1972. Dovrà affrontare i suoi pregiudizi razziali e ritrovare la sua vena migliore quando Thao e Sung, fratello e sorella di origine asiatica e suoi vicini di casa, si metteranno nei guai con una street gang.

CREDITI

Gran Torino / Regia: Clint Eastwood / Sceneggiatura: Nick Schenk / Fotografia: Tom Stern / Montaggio: Joel Cox, Gary Roach / Scnografia: James J. Murakami / Musica: Kyle Eastwood, Michael Stevens / Interpresti: Clint Eastwood, Christopher Carley, Bee Vang, Ahney Her, Brian Haley, Geraldine Hughes, Dreama Walker / Paese: USA, 2008 / Durata: 116 minuti


SUL WEB

Sito ufficiale di Gran Torino

Sito italiano di Gran Torino

Filmografia di Clint Eastwood

Warner Bros.