Dipinti, sculture e lavori su carta. Mostra di Cy Twombly

cy_twombly1E’ quasi giocoso quel Turkish Delight che evoca l’esperienza sensoriale dei lokrum. Una scultura di legno, gesso e pittura industriale che appartiene ad una fase piuttosto recente (è del 2000) del lavoro di Cy Twombly. La presenza dell’elemento distraente del colore è decisamente una rarità nelle sculture dell’artista americano (è nato nel 1928 a Lexington, Virginia; vive in Italia dal 1957), rigorose nel loro tessuto monocromo e prevalentemente bianco.

L’ordine cronologico è invertito, nell’ottimizzazione del progetto scientifico della mostra che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma dedica a Twombly, mezzo secolo dopo la prima personale europea, presentata da Palma Bucarelli alla galleria La Tartaruga.

La retrospettiva, prima di giungere a Roma, è stata alla Tate Modern di Londra e al Guggenheim di Bilbao come illustra – in occasione dell’inaugurazione – il curatore Nicholas Serota, direttore delle Tate Galleries.


Nella prima sala – quindi – incipit del percorso, sono concentrati i lavori più recenti, incluse tre sculture del 2009 che evocano la sacralità silenziosa dei monoliti preistorici. C’è anche una delle grandi tele del ciclo Bacchus (2005), fermento di emozioni veloci impastate al colore e alle reminiscenze calligrafiche.
“L’esperienza fisica dell’arte di Twombly è un elemento importante per comprenderne gradualmente la traiettoria.” – scrive Serota – “La mano dell’artista è sempre presente. Bisogna poter sentire, attraverso il senso del tatto e persino dell’udito, la differenza tra il graffio di una punta dura e la carezza di un pastello morbido sulla superficie della carta. Bisogna vedere con i propri occhi il colore esplodere e soffondersi quando il pennello tocca la tela o la viscosa materia pittorica viene manipolata e applicata direttamente con le dita.”.

cy_twombly2Eppure Twombly, più che essere interessato all’aspetto intuitivo – emozionale – del colore, ne insegue da sempre la forma, che è quella che determina l’opera. Pittura, o scultura che sia, si tratta sempre e comunque di oggetti plastici.

Quanto alla presenza della scrittura, leggibile o più aggrovigliata – nella lunga chiacchierata tra artista e curatore, pubblicata in catalogo – è esplicita una certa allergia dell’autore nel sentire la parola “graffiti” associata alle proprie opere. Spesso egli introduce citazioni poetiche e letterarie, dagli haiku giapponesi alle poesie di Catullo, passando per uno dei suoi autori preferiti: Rainer Maria Rilke.
“Mi piace che qualcosa mi dia una scintilla – di solito un luogo o una citazione letteraria o un evento che è accaduto, per darmi il via. Per darmi una certa chiarezza o energia.”.

Tra le “scintille” c’è certamente il paesaggio italiano – non solo nelle variazioni sul tema della natura, ma anche nel respiro monumentale dell’antico – per nutrire il suo spirito creativo.


Straordinariamente poetica la declinazioni di Quattro Stagioni (A Painting in Four Parts), nelle tonalità del magenta, verde acido, giallo, viola… dipinte, tra il ‘93 e il ’95, ad acrilico, olio, pastello e grafite. A precederle un dipinto come Empire of Flora (1961).

Tornando indietro nel tempo – e procedendo nel percorso espositivo – si sfiorano gli anni della formazione al Black Mountain College: tappa significativa, la scurissima opera Min OE (1951), in cui l’artista utilizza il bitume. In quest’opera trapelano, oltre all’influsso dei grandi contemporanei americani (da Gorky a Franz Kline), una certa curiosità per l’arte primitiva e arcaica. Certamente un souvenir de voyage: tra il 1952 il 1953 Twombly, insieme a Robert Rauschenberg, era stato in Marocco (dove avevano conosciuto e frequentato Paul Bowles), Spagna e Italia.

Ancora due opere fondamentali, che si guardano tra loro: Treatise on the veil (1968) e Treatise and the veil. Second version (1970). Versioni criptico-minimaliste di elucubrazioni intorno al tema del velo.

 Sembra che ad ispirare l’autore sia stata la fotografia di una sposa in movimento, scattata da Eadweard Muybridge.

©CultFrame 03/2009

 

 

IMMAGINI

1 Cy Twombly. Untitled. Bolsena, 1969. Pittura industriale a olio, grafite, pastello a cera su tela. Collezione privata, Zurigo. Courtesy Gagosian Gallery. ©Cy Twombly
2 Cy Twombly. Mars and the Artist, 1975. Olio, pastello a cera, grafite e collage su carta. Collezione privata. ©Cy Twombly

 

INFORMAZIONI

Cy Twombly

Dal 5 marzo al 24 maggio 2009

GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna / Via delle Belle Arti 131, Roma / Telefono: 0632298221

Orario: martedì – domenica 8.30 – 19.30 (chiuso lunedì)

Ingresso: biglietto intero 10,00 euro / ridotto 8,00 euro

Cura: Nicholas Serota / Catalogo: Electa / Prezzo: 45,00 euro

 

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Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma