Bottom Up. Spot Liu Jo diretto da Tony Kaye


E’ sempre imbarazzante quando uno spot è incentrato sulla rappresentazione di una parte anatomica di alcune super top model che ancheggiano ammiccanti. Il rischio è quello di cadere nella semplice esaltazione di un dettaglio fisico e nello stereotipo della raffigurazione di un ideale femminile elaborato a uso e consumo della psicologia maschile.

Per nostra fortuna, il nuovo spot Liu jo, che a un’analisi superficiale sembra impostato proprio su questo luogo comune, ha alla base un’idea precisa che pone il livello comunicativo di questo commercial in una dimensione decisamente altra.

Una bellissima ragazza afroamericana, stretta in jeans molto attillati cammina per i viali di Los Angeles. Il suo viso è incorniciato da una stravagante parrucca riccia e bianca che le (re)inquadra in modo molto estetico i suoi grandi occhi neri. Al suo passaggio, caratterizzato da un’andatura morbida e sinuosa, ne succedono di tutti i colori. Improvvisamente, mentre la fanciulla è per la strada incrocia un’altra ragazza abbigliata esattamente allo stesso modo, e con la medesima parrucca. La differenza è che quest’ultima è bianca. Nonostante ciò, la seconda ragazza possiede una camminata di rara eleganza e sensualità, come la prima.

Come già detto, se ci si ferma al primo strato di interpretazione, questo spot potrebbe sembrare di una banalità sconvolgente. È l’idea registica che sta alla base di questa operazione comunicativa a salvare tutto e dare quel tocco di raffinatezza necessario per non scadere nell’ovvio.

L’impianto visuale è infatti basato sul principio del raccordo di direzione degli sguardi. Il racconto procede fluido e credibile proprio perché portato avanti dall’intensità degli sguardi non solo delle due modelle protagoniste, ma anche di quelli degli altri personaggi che nel corso della loro giornata si trovano a interagire, solo per un attimo, con tali bellezze.

 

La regia, affidata a Tony Kaye, salva questo spot il cui messaggio di fondo è fin troppo scontato. Ogni inquadratura ha, infatti, un suo valore autonomo e il montaggio, praticamente perfetto, contribuisce (insieme alla fotografia in bianco e nero) a far dirigere l’attenzione dello spettatore sul linguaggio e non sui soggetti ripresi.

Ottima operazione espressivo/linguistica legata a un contenuto prevedibile. Niente male, come meccanismo pubblicitario.


©CultFrame 03/2009

 


CREDITI

Spot: Liu Jo / Claim: Bottom Up / Regia: Tony Kaye / Direttore creativo: Fabrizio Russo / Casa di produzione: The Family / Produttore: Lorenzo Cefis / Interpreti: Oluchi Onweagba, Polina Kuklina

 

LINK

Il sito dell’Agenzia Klein Russo

Il sito di The Family

1 commenti

  1. L’ennesima pubblicità che suggerisce alle donne che devono comportarsi come prostitute per colpire l’attenzione! Suggerisco la visione de Il corpo delle Donne di Lorella Zanardo
    http://www.ilcorpodelledonne.net/
    ed una riflessione soprattutto femminile del perchè desideriamo quei jeans – le ragazze rappresentate sono prostitute straniere…le donne hanno ben altre capacità con o senza quei jeans sono lavoratrici, pensatrici, mamme, mogli,…..

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