Torino Film Festival. Chiusura della 26a edizione

jean_pierre_melville-le_doulosSi è conclusa la 26ma edizione del Torino Film Festival senza grosse sorprese ma con una manciata di film molto belli che, speriamo, prima o poi qualche distributore acquisti per la diffusione nelle sale. Il grande merito dei curatori del Festival di Torino è stato quello di aver fatto delle scelte interessanti ma anche necessarie per una kermesse che ha deciso, a contrario di altri eventil italiani, di contare sull’assoluta qualità delle pellicole e ma anche sulla curiosità che possono provocare, questi film senza divi, in un pubblico non interessato esclusivamente alla settima arte.

Già la pellicola trionfatrice del festival l’elegante Tony Manero del cileno Pablo Larrain, storia di un piccolo delinquente ossessionato dal mito di John Travolta nel Cile di Pinochet, è la conferma della vitalità di una manifestazione che è iniziato con la denominazione Festival del Cinema Giovane, ha poi avuto la sua maturazione negli anni di Barbera, D’Agnolo Vallan e Turrigliato e adesso con il Nanni nazionale approda ad una stagione di soli applausi.


Per quel che riguarda il resto della programmazione citiamo in ordine sparso il morboso ed ambiguo Quemar la naves del messicano Francisco Franco, il duro Die Welle del tedesco Dennis Gansel, il politico Entre Os Dedos dei portoghesi Tiago Guedes e Frederico Serra e infine il grottesco Momma’s Man dell’americano Azazel Jacobs.

Abbiamo visto ed apprezzato fuori concorso The escapist di Rupert Wyatt, emozionate film di genere irlandese su una grande fuga e anche il film cult Let the right man in dello svedese Tomas Alfredson, tratto da un successo letterario europeo che mescola abilmente romanzo di formazione e il mito del vampiro. Se poi aggiungiamo la ricchissima programmazione di documentari con punte di diamante come il film di Daniele Gaglianone, un straordinario documentario di ben 170 minuti dedicato alla guerra in Bosnia, dal titolo Rata Nece Biti e il competente Il grande progetto dell’esperto Vincenzo Marra e infine i capolavori Le Doulos, nella retrospettiva su Jean Pierre Melville e L’inquilino del terzo piano in quella dedicata a Roman Polanski non ci rimane che una cosa: affermare che la 26ma edizione del Torino Film Festival ha centrato il suo obiettivo. In altre parole: confermarsi l’unico vero festival cinematografico del nostro paese.

©CultFrame 12/2008

IMMAGINE

Jean-Pierre Melville. Le doulos (Lo spione)

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Il sito di Torino Film Festival

1 commenti

  1. Che asserzioni impegnative! Come farà ora Gianni Amelio, peraltro impegnato su tutti altri fronti, in primis il suo nuovo film?

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