Atto di Stato. Palestina-Israele, 1967-2007 – Storia fotografica dell’occupazione. Un libro di Ariella Azoulay

ariella_azoulay-atto_di_statoFotografie e guerra. Fotografia e sofferenza umana. Fotografia e documentazione storica. Si tratta di tre temi ancora del tutto aperti e mai realmente affrontati dalla critica fotografica in maniera sufficientemente approfondita. Tali questioni, oltretutto, rappresentano altrettanti problemi centrali soprattutto nell’era della comunicazione mediatica e visuale.

C’è la reale possibilità di considerare un’immagine il documento autentico di un accadimento? Esiste un tipo di fotografia che raffigura oggettivamente un evento? Può uno scatto fotografico essere la prova di qualcosa? Gli interrogativi che potremmo porci sono innumerevoli; l’unica certezza che abbiamo è che la fotografia è stata certamente usata nel corso della storia recente umana come strumento di propaganda politica e militare e come mezzo di disinformazione (anche attraverso macroscopiche manipolazioni).
Ebbene, lo studioso che intende affrontare a livello saggistico un argomento legato alle problematiche sopra esposte come deve comportarsi?

Uno spunto di riflessione ce lo fornisce il libro appena pubblicato da Bruno Mondadori, intitolato: Atto di Stato. Autrice del libro è Ariella Azoulay, importante studiosa israeliana delle arti visive che attualmente dirige la Camera Obscura School of Art di Tel Aviv e insegna Cultura visiva e Filosofia Contemporanea presso la Bar Ilan University, sempre in Israele.


Ariella Azoulay è teorica e critica di assoluta serietà e di grande preparazione. Siamo dunque certi che anch’essa si sia posta le domande che sono prima emerse. Il suo è stato un tentativo molto complesso, e supportato da anni di studi, di realizzare una sorta di indagine storicistica che però inevitabilmente sfora nel saggio sull’uso della fotografia nella ricerca storica. Il “nucleo narrativo” del libro è ben delineato nel sottotitolo: “Palestina-Israele, 1967-2007 – Storia di un’occupazione”. Ariella Azoulay, dunque, ha tentato di rielaborare visivamente una delle questioni centrali nella vita politica e sociale israeliana, ovvero la presenza militare del suo paese nei territori occupati a partire dalla Guerra dei Sei Giorni, avvenuta proprio nel 1967.

Ne è uscito fuori un volume monumentale e fondamentale, composto da centinaia di immagini scattate da oltre settanta fotografi, quasi tutti di nazionalità israeliana.


L’intento della direttrice di Camera Obscura è evidente: quello di affrontare in chiave totalmente autocritica la tragedia di un’occupazione che, da qualunque parte si stia a livello geopolitico, rappresenta un atroce dramma per le popolazioni civili palestinesi e uno stress inaudito per quelle israeliane, sottoposte per anni a gravi minacce terroristiche.

La posizione della Azoulay è precisa e viene fuori anche dalla scelta delle fotografie utilizzate; ed è una posizione fortemente contraria all’occupazione della Cisgiordania. Non sta a noi giudicare questo convincimento, mentre ci appare doveroso riflettere su come l’autrice abbia affrontato la spinosa pratica della “documentazione storico-fotografica”. Ebbene, Ariella Azoulay non si è limitata a usufruire di immagini di reportage e fotogiornalismo, che in ogni caso rappresentano gran parte del materiale iconografico pubblicato. Ha puntato la sua attenzione anche verso quei fotografi che hanno raffigurato il conflitto israelo-palestinese anche dal punto di vista umano, prendendo in considerazione la sofferenza interiore e un’analisi estranea alla mera cronaca delle violenze. Così, attraverso le opere di autori come Mika Kirshner, Simcha Shirman, Miki Kratsman e Roy Kuper è riuscita a dare al suo libro uno spessore concettuale, espressivo e umano che un testo di pura documentazione storica non sarebbe riuscito a fornire.

Altro pregio del libro è il numero elevatissimo di immagini proposte che permette al fruitore di costruire un proprio percorso analitico e che determina un quadro storico ben più complesso rispetto a una documentazione affidata a poche effettistiche e spettacolari immagini (come spesso avviene).

Atto di Stato dunque non dà risposte precise alle questioni poste all’inizio di questo articolo ma testimonia superbamente l’opera di una studiosa rigorosa e colta che, pur avendo un punto di vista con molte certezze, non ha evitato di porre attraverso alcune significative immagini l’accento sulla condizione creativa di fotografi israeliani che invece di documentare narcisisticamente dei fatti di violenza hanno riflettuto profondamente e con reale partecipazione emotiva sui fatti stessi.

 

©CultFrame 10/2008

 

 

CREDITI

Atto di Stato. Palestina-Israele, 1967-2007 – Storia fotografica dell’occupazione

Autore: Ariella Azoulay / Cura: Maria Nadotti

Bruno Mondadori Editore, 2008 / 325 pagine / 55,00 euro

ISBN: 9-788861-591547

 

 

INDICE

 

Introduzione / Storia fotografia dell’occupazione


L’occupazione invisibile / Campo visivo e fuori campo / I non-cittadini dei Territori occupati: scene di vita quotidiana / Lo spazio civile della fotografia / Asse sintomatico e linee tematiche / Sulla didascalia / In nome della sicurezza / Una nuova veduta / L’habitus fotografico dell’occupante / Questione di sguardi: il sublime, l’umano, lo strumentale / Diritto all’immagine, diritti sulle immagini / Lacune con vista / Assumersi la responsabilità


Atto di Stato / Crediti fotografici / Ringraziamenti

 

 

LINK

CULTFRAME. L’Angelo della Storia. Video di Ariella Azoulay

Bruno Mondadori Editore