Video Exchange. Rassegna di videoarte slovacca

illona_nemethVideo Exchange scandaglia la scena attuale della videoarte slovacca, con una riflessione critica sui suoi inizi e sul suo passato prossimo. Sono presentate le opere chiave, nel media del video, degli artisti più significativi, accomunate dall’insistenza sui temi più ricorrenti con i quali gli artisti slovacchi si sono più spesso confrontati, e che sono stati dominanti in determinati periodi. La mostra è articolata in due sezioni, la prima delle quali analizza gli inizi dell’utilizzo del nuovo mezzo espressivo della videoarte in Slovacchia; la seconda parte focalizza l’attualità della videoarte slovacca. L’origine della videoarte (o arte dei nuovi media) in Slovacchia si può datare agli inizi degli anni Sessanta, La videoarte slovacca di questo periodo aveva un precedente nei film e nelle installazioni con l’utilizzo delle diapositive. L’evoluzione di questo nuovo linguaggio è stata bruscamente interrotta e ostacolata dalla censura e dalla repressione portate nella ex Cecoslovacchia dal Patto di Varsavia nel 1968. Durante la dittatura comunista la sperimentazione del nuovo linguaggio figurativo si è limitata ad episodi occasionali e non sistematici, casuali e soprattutto esterni alla scena artistica ufficiale. Appartengono a questo periodo i cortometraggi di Vladimír Havrilla e Ľubomír Ďurček, che riprendono microstorie sottili e poetiche. L’impressione di rallentamento nell’evoluzione della videoarte in Slovacchia, che ha avuto un impulso decisivo solo dopo la rivoluzione del 1989, trova le sue cause probabilmente nelle difficoltà soprattutto economiche e di accessibilità ai mezzi necessari alla realizzazione della tecnica.


Negli anni Novanta nella videoarte slovacca, così come negli altri settori dell’arte visuale, ha prevalso la tematica della fisicità, del corpo, della sua percezione fisica, ma anche della ricerca di identità sessuale nel senso di identificazione del gender. Appartiene a questa fase l’opera di Anna Daučíková, artista tra i più rappresentativi della qeer art slovacca, ma anche l’ambiguità e ambivalenza del video di Jana Želibská, con un accento omoerotico. Peter Rónai realizza nello stesso periodo la ricerca della sua propria (o meglio delle sue varie) identità, con uno sguardo critico e sarcastico.


Solo alla fine del XX secolo si sono imposte all’attenzione degli artisti slovacchi tematiche sociali e politiche, quali i meccanismi di potere delle istituzioni e dei mass media, la loro influenza e azione manipolatrice sulle masse. Gli artisti hanno colto e reagito alla contraddittorietà tra fenomeno pubblico e privato. In quest’ultimo gruppo di artisti si annoverano Ilona Ne’meth, la coppia Anetta Mona Chisa & Lucia Tkáčová e Milan Tittel.


Una posizione di rilievo nell’attuale panorama della videoarte slovacca è rivestita da Pavlína Fichta Čierna, che lavora con gruppi di persone emarginate, realizzando studi-ritratti come documentari psicologici. Mira Gáberová e Patrik Kovačovský si concentrano piuttosto sulle vicende della storia individuale, con una evidente componente visuale estetica. Nelle creazioni degli artisti più giovani, tra loro Andrea Chreňová, Monika Kováčová e Matúš Lányi, dominano invece i temi della vita quotidiana trattati con superiorità e ironia.

Video Exchange è legato a REC MODE, prima edizione della rassegna video delle Accademie di Belle Arti d’Europa che si è svolta in galleria nel giugno 2008, e che è stata presentata anche a Praga e a Bratislava.


CultFrame 09/2008

 

IMMAGINE

©Ilona Ne’meth. Morning, 4’05”, 2003

INFORMAZIONI

Video Exchange. Rassegna di videoarte slovacca
dal 10 al 26 settembre 2008

Valentina Moncada / Via Margutta 54, Roma

Lunedì – venerdì 12.00 – 18.00

Ingresso libero

Cura: Lydia Pribisova

 

LINK

Valentina Moncada, Roma