American pictures 1970-1975. Mostra di Jacob Holdt. Savignano Immagini Festival

jacob_holdt1C’è chi ha l’hobby dell’autostop. Per Jacob Holdt (è nato a Copenaghen nel 1947, dove vive quando non è in giro per il mondo) è qualcosa di più. Una filosofia di vita prima di tutto, ma anche un’occasione per raccontare quello che vede.

Durante oltre quarant’anni – il primo viaggio in autostop, attraverso la Danimarca, avveniva nel 1967 – ha percorso oltre 206 mila chilometri, ovvero cinque giri intorno al globo terrestre. Era il 1970 quando mise piede per la prima volta sul suolo americano, inizialmente per lavorare in una fattoria vicino Toronto. Lì conobbe un rifugiato politico argentino e insieme decisero di raggiungere il Cile per partecipare alla rivoluzione democratica di Allende. Seguirono cinque anni di attraversamenti on the road del continente americano.
I genitori – il padre era pastore della chiesa protestante – gli spedirono una piccola macchina fotografica perché inviasse loro le immagini dei luoghi dove si trovava. Un modo per tenersi in contatto, per condividere momenti.


jacob_holdt2Così ha inizio l’avventura fotografica di Holdt, che prima di allora non aveva mai scattato neanche una fotografia. Migliaia le immagini di American Pictures 1970-1975 – per l’esattezza circa 15 mila – selezionate e presentate per la prima volta in Italia in occasione del Si Fest 2008. Immagini che inquadrano un paese minato dalle contraddizioni. In piena era nixoniana – ma anche negli anni successivi dell’ascesa politica di Reagan – il razzismo è la prima realtà che l’autore ha modo di osservare da vicino durante i suoi vagabondaggi. L’appartenenza al movimento pacifista, d’altronde, si respira nei suoi scatti, come pure il suo attivismo politico che lo avvicinò alle Black Panthers. Altro grande contrasto il dislivello tra classi sociali, tanto più evidente per chi come lui veniva da un paese democratico come la Danimarca.
La fotografia è – quindi – per Jacob Holdt memoria e, allo stesso tempo, strumento di denuncia. L’autore usa la fotografia a colori per non lasciare margine alla sublimazione poetica. La realtà è oggettiva. Il sangue è rosso e si propaga dal cadavere dell’uomo assassinato, come il bianco delle vesti incappucciate dei membri del Ku Klux Klan. Altra visione surreale quella della vecchietta bon ton, impeccabile nel suo vestito azzurro, che tiene in mano il fucile sulla soglia di casa. Un uomo afroamericano manifesta con un cartello in mano: “My son was killed in Vietnam.” – si legge – “What for?”.


La vita e la morte, la passione, la fame, il dolore, la rabbia, l’odio. La pellicola a colori interpreta i sentimenti senza inficiarne l’intensità.

Molte fotografie sono state scattate all’interno dell’intimità domestica. Il quotidiano di gente comune. Una mamma che allatta il suo bambino con la tv accesa. Un frigorifero aperto. Una ragazza nella vasca da bagno. C’è anche chi fa l’amore. Non c’è voyeurismo, ma un vissuto condiviso. Holdt, infatti, viaggiava in autostop senza soldi e veniva ospitato da gente conosciuta via via sul suo percorso. Le persone che ha ritratto. Per pagarsi i rullini, lo sviluppo e la stampa delle sue foto vendeva il proprio sangue.

Questa esperienza di tanto tempo fa è per lui, ancora oggi, fonte di riflessione. Un impegno a portare avanti, ovunque nel mondo, la lotta contro le ingiustizie.


©CultFrame 09/2008

 

IMMAGINI

Jacob Holdt. Courtesy SI FEST – Savignano Immagini Festival 2008

INFORMAZIONI

Jacob Holdt – American pictures 1970-1975

Dal 12 settembre al 5 ottobre 2008

Ex Plaestra Champions / via Castelvecchio 45, Savignano sul Rubicone (Forlì-Cesena) / Telefono: 0541941895

Orario: sabato e domenica 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00

Ingresso libero

Cura: Paul Cottin e Jérôme Sother / Catalogo: SI FEST – Savignano Immagini Festival 2008

 

LINK

Jacob Holdt – American Pictures

Il sito di Savignano Immagini

Il sito SI FEST